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La Mente dietro il Braccio: Come Elbridge Colby sta disegnando la “Dottrina Trump” verso la Cina
Elbridge Colby svela la “Strategia del Diniego”: la dottrina Trump 2.0 per fermare la Cina. Non più poliziotto globale, ma una “Fortezza America” armata per la guerra economica e industriale. Ecco cosa cambia per gli alleati e perché l’Europa deve preoccuparsi.

L’audizione al Senato di Elbridge Colby, nominato Sottosegretario alla Difesa per la Politica, non è stata la solita passerella burocratica. Per chi sa leggere tra le righe, quelle ore di testimonianza hanno svelato l’architettura nervosa della presidenza Trump 2.0. Colby non è un semplice esecutore; è il “cervello” strategico del Pentagono, l’uomo che ha teorizzato la fine dell’onnipotenza americana per salvare il primato americano. Anche Andrew Koirybko ha scritto un’interessante analisi sul suo pensiero
Colby non è un parvenù della politica USA e nell’ala trumpiana. Ha già avuto un importante ruolo nella prima amministrazione del magante e già allepoca aveva guidato una svolta politica verso il contenimento cinese. Durante la presidenza Biden ha fondato la Marathon Initiative, un Think Tank che concentra la propria attenzione sugli affai orientali.
Se pensavate che la politica estera di Trump fosse solo istinto e tariffe, vi sbagliate. C’è una dottrina precisa, tecnica e spietata, che risponde al nome di “Strategia della negazione”. E le implicazioni per l’Europa, per il Pacifico e per l’economia globale sono sismiche.
Il “Realismo della negazione”: addio poliziotto globale
La visione di Colby, cristallizzata nel suo libro del 2021 The Strategy of Denial, La strategia della negazione, parte da un’ammissione che per i neocon di Washington è eresia: l’America non può più fare tutto.
Colby ha gettato nel cestino sia l’interventismo globale dell’era Bush, sia il ritirarsi nel guscio dei libertari più estremi. La sua terza via è l’impegno prioritario.
Il concetto chiave è brutale nella sua semplicità: la Cina è l’unica minaccia esistenziale per gli USA. Tutto il resto è rumore di fondo.
Durante l’audizione, Colby ha sottolineato come Pechino sia “il rivale più potente che abbiamo affrontato in 150 anni”. Non si tratta più di “gestire” l’ascesa della Cina, ma di negarle l’egemonia sull’Asia, da cui il “diniego”, la “negazione”.

Vista aerea della base navale USA di Guam (U.S. Navy Combat Camera photo by Mass Communication Specialist 1st Class Stacy D. Laseter)
Il Gap di Lippmann
Colby ha evocato più volte il “Gap di Lippmann“: la pericolosa disparità tra gli obiettivi strategici degli USA e i mezzi reali a disposizione per raggiungerli. L’America ha troppi impegni e poche risorse per perseguirli. La soluzione non è stampare più dollari, ma tagliare gli impegni secondari per concentrare tutto il fuoco sul Pacifico.
La Fortezza America e la Guerra delle Risorse
Qui l’analisi si sposta dal militare all’economico, il terreno preferito dalla nuova amministrazione. La “Dottrina Trump”, plasmata da Colby, non si limita a spostare navi nel Mar Cinese Meridionale. È una strategia olistica che vede nell’economia un’arma contundente.
Per sostenere un confronto con la Cina, gli USA devono prima blindare il proprio cortile di casa. L’approccio “Fortezza America” prevede un riasserto dominio sull’Emisfero Occidentale, perché questa diventi la riserva strategica per gli USA dal punto di vista delle risorse economiche, di mercato e per le materie prime.
Le recenti mosse (e le minacce) verso il Venezuela, così come le pressioni sulla Nigeria e le tensioni con l’Iran, non sono casuali. Questi tre stati hanno due cose in comune:
Sono nodi cruciali del mercato energetico globale.
Sono target fondamentali della Belt and Road Initiative cinese.
L’obiettivo americano è chiaro: ottenere un’influenza decisiva sulle esportazioni energetiche di questi paesi per poterle “armare” contro Pechino. Se la Cina ha bisogno di energia e mercati per mantenere la sua crescita (e la sua stabilità sociale), gli USA vogliono avere la mano sul rubinetto.
Non è solo protezionismo, nè desiderio di conquista; è un tentativo di costringere la Cina a un accordo commerciale sbilanciato che riduca la sua sovrapproduzione industriale e ribilanci l’economia verso i consumi interni, disinnescando la minaccia competitiva per l’Occidente. Si vuole, con le cattive, far capire a Pechino che deve privilegiare la crescita interna al diventare la fabbrica del mondo.
Il problema della Base Industriale (e il risveglio per gli Alleati)
Uno dei punti più interessanti, e tecnicamente validi, sollevati da Colby è il disastro industriale americano. Con un pragmatismo titpicamente americano, Colby ha sbattuto in faccia ai senatori un dato terrificante durante l’audiziuone:
La capacità cantieristica della Cina è 230 volte quella degli Stati Uniti.
Non si può vincere una guerra, o anche solo deterrenla, se il nemico vara navi come se fossero automobili e tu impieghi anni per riparare un sottomarino.
Da qui nasce la richiesta di un aumento del budget della difesa al 50% (da 1 a 1,5 trilioni di dollari), finanziato dai dazi e dalla supremazia energetica. Ma c’è un rovescio della medaglia per gli alleati, specialmente per quelli del Pacifico (Australia, Giappone) e, di riflesso, per l’Europa.
La fine del “Gratis”
Colby è stato chiarissimo: “Abbiamo un solo esercito per una sola guerra”.
Questo significa che gli alleati devono coprire i vuoti.
Australia e AUKUS: Nonostante l’Australia sia definita l’alleato più fedele, Colby ha espresso scetticismo su AUKUS. Perché? Perché vendere sottomarini Virginia-class all’Australia toglie scafi alla US Navy nel momento di massimo bisogno. È il trionfo dell’interesse nazionale sulla diplomazia ma il problema di base è che, comunque, la capacità di costruzione dei sottomarini classe Virginia è insufficiente per tenere il passo degli USA.
Niente NATO asiatica: Colby non vuole alleanze vaste e lente come la NATO nel Pacifico. Preferisce relazioni bilaterali snelle, dove gli USA supportano nodi critici, ma non si fanno carico della sicurezza di tutti. Questo potrebbe avvantaggiare certi paesi, ma sicuramente la NATO non è un esempio da seguire.
La Strategia in Sintesi: Tabella di Confronto
Per capire la portata del cambiamento, ecco come la visione di Colby differisce dal passato recente:
| Caratteristica | Strategia Precedente (Neocon/Liberal) | Strategia Trump-Colby (Diniego) |
| Obiettivo Primario | Primato Globale / Democrazia | Negare l’egemonia cinese in Asia |
| Approccio Militare | Presenza ovunque, COIN (antiterrorismo) | Overmatch convenzionale nel Pacifico |
| Economia | Libero mercato globale | Mercantilismo armato (Dazi + Energia) |
| Alleanze | Multilaterali, basate su valori | Transazionali, basate sulla capacità bellica |
| Russia | Nemico principale insieme alla Cina | Potenziale partner (se si stacca da Pechino) |
| Industria | Outsourcing tollerato | Rilocalizzazione forzata e massiccia |
Cosa significa per il futuro?
La conferma di Colby segnala che l’amministrazione Trump non sta bluffando. L’obiettivo è restaurare un’egemonia unipolare americana, ma partendo da basi materiali solide (energia, industria, difesa) piuttosto che da ideali astratti.
La Cina verrà messa sotto una pressione formidabile: militare nel Pacifico, economica attraverso i dazi, ed energetica attraverso il controllo dei fornitori del “Sud Globale”.
Per l’Europa, il messaggio è implicito, ma forte: siete soli. Se gli USA devono concentrare ogni risorsa per chiudere il “Gap di Lippmann” contro la Cina, le risorse per la sicurezza europea saranno vicine allo zero. Nello stesso tempo enfatizzare l’isolamento degli USA rispetto all’Europa rischia di accentuare ulteriormente l’inferiorità industriale degli USA; mentre un corretto rapporto di subfornitura-cooperazione sarebbe estremamente utile per accelerare e rendere industrialmente ed economicamente possibile lo svecchiamento della macchina tecnologica americana.
La “Strategia del Diniego” è un manuale di sopravvivenza per l’America imperiale. Resta da vedere se il resto del mondo accetterà di recitare la parte della comparsa o se il tentativo di coercizione accelererà proprio quel conflitto che Colby giura di voler prevenire.
Domande e risposte
Cosa si intende esattamente per “Strategia del Diniego”?
La Strategia del Diniego, teorizzata da Colby, non mira a conquistare territori o cambiare il regime in Cina, ma a impedirle di raggiungere i suoi obiettivi strategici. L’idea è costruire una difesa talmente solida nel Pacifico da convincere Pechino che un tentativo di invasione (ad esempio di Taiwan) fallirebbe sicuramente. È una forma di deterrenza attiva: rendere il costo dell’azione cinese inaccettabile, preservando lo status quo senza cercare necessariamente uno scontro totale, a patto che l’America mantenga la supremazia.
Qual è il ruolo dell’energia nella nuova dottrina Trump/Colby?
L’energia è usata come leva geopolitica primaria. Controllando o influenzando i principali produttori di petrolio e gas (USA, Venezuela, e potenzialmente Russia o paesi del Golfo), Washington vuole negare alla Cina la sicurezza energetica necessaria per la sua crescita. Se la Cina dipende dalle rotte marittime controllate dalla US Navy e da fornitori allineati agli USA, la sua economia diventa vulnerabile. Questo potere di coercizione serve a forzare accordi commerciali favorevoli agli Stati Uniti.
Perché Colby è scettico sull’accordo AUKUS con l’Australia?
Nonostante consideri l’Australia un alleato chiave, Colby teme che cedere sottomarini nucleari americani a Canberra riduca la capacità immediata della US Navy. Poiché la base industriale americana è in crisi e produce sottomarini troppo lentamente, ogni scafo venduto è uno scafo in meno per la flotta USA nel breve termine, proprio nella finestra temporale in cui il rischio di conflitto con la Cina è più alto. È il pragmatismo “America First” applicato alla difesa.








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