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La “locomotiva” tedesca (sbugiardando le favolette di Mirabilandia) di Martin Rothweiler

 

Pubblichiamo con piacere un articolo di Martin Rothweiler, esponente di Alternative für Deutschland  AfD e candidato alle prossime elezioni tedesche.

La reazione di un bambino, che per molti anni aveva creduto alla favola di Babbo Natale, di solito è di piangere, di chiudere gli occhi e le orecchie oppure di gridare e incazzarsi di fronte a chi gli porta brutte notizie: cioè la notifica che il fatto non sussiste. Infatti è proprio questa la reazione dei teologi eurofanatici dei benpensanti della “socialdemocrazia” europea (debitamente tra virgolette), quando si tenta di riflettere sui disastrosi risultati macroeconomici nella zona Euro e della mitica “locomotiva” tedesca.

La cosiddetta “locomotiva tedesca” della favoletta merkeliana, nella vita reale è perifrasato meglio come un razzo del tipo Space Challenger anno 1986, e tra poco imploderà sopra le ceneri dei popoli europei e soprattutto sopra le ceneri del popolo greco, italiano e spagnolo. Ma cadrà pure sulle ceneri dei lavoratori tedeschi. Lavoratori e piccoli imprenditori traditi soprattutto dai “Piddini“ di doppia morale, prima in Germania, soprattutto dal 1999, e parallelamente anche in Italia. E’ molto difficile  contrastare le grandi illusioni e le false ideologie scalpite nei cervelli del collettivo del cosiddetto “Bildungsbürgertum”, quella generazione “accademizzata” che una volta era la speranza di sviluppo di una nazione.

Sembra che proprio questa generazione ormai si sia trasformata in una massa di consumatori universitari “bachelor-izzati” e uniformati, con poca capacità di riflessione critica e ancora con scarsa volontà di questionare la liturgia della santa messa della moneta unica e del canto persuasivo delle sirene che richiamano il “ci vuole più Europa”.

Le evidenze macroeconomiche sono difficili da ignorare, per chi le vuole vedere, com’è stato ampiamente analizzato e dimostrato sul blog di scenarieconomici.it dai vari autori straordinari. A questo know-how accumulato in realtà, c’è poco da aggiungere, è stato detto e scritto quasi tutto, forse non da tutti. Da Rinaldi, Bagnai, Savona, Barra Caracciolo, Donato e pochi altri in Italia, ho potuto imparare di più sulla politica economica europea che in 18 anni di scuola e università tedesca. Magari con la mia testimonianza e con qualche articolo di approfondimento posso evidenziare e complementare alcuni dettagli che si perdono nella valanga d’informazioni, ma di sicuro non mi sarà possibile di “smacchiare il gattopardo” tedesco con un solo articolo. Troppe bugie, eufemismi orwelliani e informazioni incomplete distribuite come fango nella macchina mediatica sono da sfatare.

Spesso mi dicono e soprattutto mia moglie molto patriottica, dice che come tedesco e come membro di un partito conservatore come AfD, dovrei difendere la reputazione della mia patria, parlare bene della Germania e della “mia” terra. Lo farò, senz’altro, ma magari su un blog turistico della foresta nera o su qualche giornale di automobili. Ma quando si parla di politica economica, la Germania non ha servito come buon esempio durante gli ultimi 15-20 anni, anzi. È diventato un esempio come non si dovrebbe condurre un paese, se (!?) si vuole vivere in pace, prosperità sostenibile e in rispetto reciproco dei popoli e delle varie parti sociali.

La mia grande paura è che l’Italia continui a inseguire un falso idolo economico-politico. Da un certo punto di vista, l’Italia mi appare come vittima del suo strano complesso d’inferiorità; catturato e perso dentro un narrativo europeo distorto, e adorando un falso profeta della competitività e prosperità, che in realtà sta condannando, sia il popolo italiano, sia quello tedesco all’austerità, alla depressione e alla morte economica sicura. Oltre naturalmente alla morte culturale.

Se state aspettando che la Germania cambi attitudine, vi assicuro che stiate “aspettando Godot”, cioè quello che nella famosa opera teatrale di Beckett non appare mai sulla scena. I tedeschi, le cose quando le iniziano, le portano a termine, nel bene o nel male, e di solito, alla domanda di “Wollt Ihr den totalen Kieg?” (volete la guerra totale?), gridano euforicamente di sì!

Oggi la retorica della guerra (economica) è stata sostituita con eufemismi e delle allegorie derivate dal mondo del calcio popolare e saggiamente adottate al linguaggio politicamente corretto dei radical chic, ma il fatalismo e la miopia politica in Germania sono rimasti invariati.

Sostengo una tesi, grazie alla quale la mia cara moglie mi ha attribuito ironicamente la definizione del “transessuale politico”®© (certo non un politico transessuale!), cioè di avere un cuore mezzo tedesco, mezzo italiano e la testa europea. Infatti sono assolutamente convinto che noi tedeschi abbiano urgentemente bisogno di una Italia sovrana, di italiani autodeterminati e che solo voi Italiani potreste dare una svegliata al popolo tedesco ipnotizzato per assicurare una convivenza pacifica dei veri amici di Europa (che sicuramente non sono quelli di Bruxelles.)

La cosa paradossale è che la Germania da anni accumula un surplus commerciale storico e proibitivo proprio grazie alla svalutazione dell’euro, includendo i paesi “deboli” nella camicia di forza della moneta unica. Vuol dire che la Germania è diventata “campione dell’export” (nel ´800 definito ancora mercantilista) grazie alla sua nuova “lira tedesca”, o chiamatelo “Marco Mediterraneo”, cioè alla stessa svalutazione che a voi non vi è più concessa.

Quando l’Italia svalutava, faceva schifo, dicono secondo il mainstream in Germania, e lo cantava pure il caro Celentano. Ma se la Germania adesso “svaluta” con la sua “lira tedesca”, invece è una cosa fica, dicono. “Mi dispiace ma io so’ io, e voi non siete un ca..o”, direbbe il marchese Grillo! E la Germania sembra di aver deciso che “gli piace vincere facile”: l’euro è il nostro “gratta e vinci a persona”.

L’altra parte paradossale di quest’opera buffa è che ve lo cantano proprio in faccia: cosi come ve l’aveva detto l’europarlamentare del partito dei verdi, Ska Keller, nella trasmissione di Ballarò del 06.05.2014 e l’ha verbalizzato ufficialmente nel 2012 il cosiddetto socialdemocratratico Martin Schulz: “Senza l’euro la Germania non dovrebbe temere la Cina, ma l’Italia”.

Ma tanto ve l’aveva detto chiaro e tondo anche il vostro martire Enrico Letta nel 1997: Dovete “morire per Maastricht!”. Mi dispiace, ma è un po’ come diceva mia nonna: “Chi non vuole ascoltare, deve sentire…”.

Sono tedesco, quinti potrei godermi il mio campionato dell’export, dicono. Ma come titolava Patricia Szarvas: “Ricca Germania – Poveri tedeschi”, purtroppo io sono tedesco e non sono “la Germania”. E poi sono un vero europeista e tifo con Bagnai: “Amo talmente l´euro che mi piacerebbe averne 17!“, ormai 19.

Negli articoli seguenti fornirò alcune riflessioni sui pregiudizi e le false illusioni sul mercato di lavoro in Germania, sui dati strutturali, la corruzione in Reggio Germanica, su Mafiacapitale (Berlino, mica Roma!), Euro, immigrazione e la dinamica della politica contemporanea in Germania. E visto che, come descrive Rinaldi in “Europa Kaputt”, “la gente dimostra sintomi del “sindrome di Stoccolma”, ci vorrà anche una piccola analisi socio-psicologica per capire quello che succede coi teutoni tedeschi ed i miei connazionali “drogati” dall’export.

Così magari, la prossima volta che i vostri Piddini di turno, oppure i due corrispondenti tedeschi a Roma vi raccontano delle favole di Mirabilandia, oppure se Marco Travaglio tifa un’altra volta euforicamente per la Merkel, avrete una testimonianza in più per contrastare gli illusionisti della psico-setta dell’euro.
Martin Rothweiler

A seguire:
La Locomotiva tedesca: Un treno ad alta velocità che ha dimenticato i suoi passeggeri pendolari.

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