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LA GENIALITA’ DI TRUMP: ABBASSARE LE TASSE di Francesca Romana Fantetti

Donald Trump, che è come dice un genio, ha abbassato le tasse negli Stati Uniti. Ed è esattamente quello che dobbiamo fare anche noi in Italia. Abbassare il livello della tassazione è uno dei tasselli che consentono di riordinare il nostro Paese. Con l’abbassamento delle tasse cioè, l’economia cresce.

Difatti a Wall street stanno ancora festeggiando grazie e per la riforma fiscale di Trump. La borsa americana sta volando, il suo indice è a quota venticinquemila, i tassi sono fermi, l’inflazione è inchiodata e l’occupazione è in aumento. Bisognerà che vada presto al nuovo governo dell’Italia qualcuno in grado di fare ciò che sta facendo Trump, pronto a dare corpo e vita alla nuova fase economica italiana. Il mercato finanziario più grande del mondo, il suo indice Dow Jones, il più rappresentativo del listino, ha battuto l’ennesimo record dimostrando per tabulas come l’America stia, come voleva e diceva Trump, “tornando grande”. In primo luogo, grazie al taglio delle tasse, approvato dal Congresso statunitense prima di Natale.

“Dow Jones arriverà a 30 mila punti e continueremo la grande diminuzione dei vincoli burocratici inutili” twitta Trump, dunque l’abbassamento delle tasse è il primo step di un percorso di riequilibrio e riorganizzazione, di rinascita del Paese. Da gennaio 2017, mese in cui Trump si è insediato alla Casa bianca, ad oggi, l’indice industriale, il più rappresentativo su piazza, è salito di cinquemila punti. Tale effervescenza è effetto anche della spinta lunga e costante data dalla Federal Reserve e dell’ulteriore salto tecnologico della Silicon Valley, con Apple in prima linea.

L’era Trump sta accelerando e tuttora implementando una tendenziale crescita che ha nella riforma fiscale il nuovo inizio trumpiano, ovvero con il taglio delle tasse da 1.500 miliardi di dollari in dieci anni e la riduzione dell’aliquota sui profitti delle imprese dal 35 al 21 per cento. L’occupazione negli Stati Uniti è in aumento. A dicembre 2017, nel settore privato, sono stati creati 250 mila posti di lavoro. Il programma di Trump è tanto semplice quanto chiaro, e geniale.

Prima si abbassano drasticamente le tasse, l’economia dà lavoro produttivo, al contempo si procede con gli investimenti pubblici a stimolo della crescita, la spesa pubblica si abbasserà. E veniamo ai nostri conti della serva ed alla politica economica da intraprendere a gran velocità qui da noi in Italia. Il debito pubblico italiano è attualmente di 2300 miliardi di euro, il 133 del pil – il disavanzo è di 40 miliardi, il 2,3 per cento del pil -. Per ridurre il debito pubblico, lo Stato deve spendere meno di quanto incassa. Se si parte da una situazione di disavanzo, lo Stato deve ridurre le spese, o aumentare le tasse.

Facciamo un esempio: se si ha un mutuo sulla casa, se si spende più di quanto si guadagna, si dovrà prendere a prestito la differenza ed il debito aumenterà, se invece si spende meno di quanto si guadagna, si può ripagare parte del mutuo e quest’ultimo diminuisce. Questo è lo scheletro di un ragionamento logico e razionale ma che non si adatta alla gestione di un Paese come il nostro. In genere ci si preoccupa del debito pubblico rispetto al pil. Per ridurre quindi il debito pubblico, si può fare aumentare il pil. In questo caso, anche se il debito pubblico aumenta, il rapporto di esso con il pil del Paese può scendere, se il pil aumenta percentualmente più del debito pubblico. Per il rapporto debito-pil conta molto la crescita che, se è bassa, necessita di un avanzo primario ancora più alto per ridurre il rapporto, o per evitare che aumenti. Questa è la situazione dell’Italia che ha un debito alto e una crescita bassa. Negli ultimi venti anni l’Italia ha avuto un avanzo primario medio del 3 per cento del pil, più che quintuplo di quello tedesco, eppure nello stesso periodo il rapporto debito pubblico/pil italiano è aumentato più di quello tedesco, cioè 16 punti percentuali contro 14. L’Italia aveva un debito iniziale più alto ed ha avuto una crescita più bassa. Il modo migliore per ridurre il rapporto debito pubblico/pil è di fare crescere il pil. Le politiche di bilancio espansive, cioè un aumento del disavanzo, fanno crescere il pil.

Noi in Italia dobbiamo fare come Trump, come ha già fatto Ronald Reagan e come anche Keynes sosteneva, ovvero che riducendo le tasse aumenta il pil – che è poi la curva di Laffer dal nome dell’ economista di Chicago che lo teorizzò. Serve in Italia dare all’Italia una scossa all’economia italiana attraverso una manovra di bilancio espansiva, tagliando drasticamente le tasse come ha fatto Trump. Ridurre le tasse fino a 80 miliardi di euro pari al 5 per cento del pil. Al contempo, subito dopo la decisione dell’abbattimento della tassazione, bisogna aumentare gli investimenti pubblici. Premere cioè sulle condizioni per l’aumento della crescita, facendo salire il pil. Trump sta riequilibrando e riordinando il suo Paese, è necessario avere un programma chiaro anche qui in Italia. Oggi come oggi, basta copiare i passaggi realizzati da Trump.


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