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La fiducia, il concetto economico più manipolato che ci sia

di Davide Gionco

Certamente la fiducia è qualcosa di fondamentale nella nostra vita. Senza fiducia negli altri non potremmo camminare tranquillamente per strada (potrebbero investirci o spararci), non potremmo sederci a tavola per mangiare (potrebbero avvelenarci) e neppure usare lo smartphone per leggere questo articolo (potrebbe esplodere!).
Siamo esseri sociali e viviamo di relazioni umane in cui la fiducia è determinante per la nostra sopravvivenza. L’economia, anch’essa un fenomeno sociale, non fa eccezione in questo.

Quando leggiamo articoli che parlano di economia vengono spesso ripetute le frasi “migliora la fiducia”, “peggiora la fiducia”, “conquistare la fiducia” e così via.
Ma: fiducia in che cosa? Da parte di chi?
La fiducia è un sentimento di maggiore o minore ottimismo verso degli eventi futuri che ci riguardano e che tentiamo di prevedere sulla base delle informazioni che abbiamo. Entrano quindi in gioco le nostre personali aspettative, le nostre conoscenze, la nostra razionalità, ma anche la nostra psicologia ed il nostro subconscio.
Nell’economia esistono diverse categorie di soggetti, ciascuna con diverse aspettative, con diverse informazioni e un diverso grado di razionalità nei propri ragionamenti.
Di conseguenza il concetto di “fiducia economica” è qualche cosa di estremamente variabile da caso a caso in funzione di questi parametri.

Quando ci parlano di “fiducia dei mercati” i giornali intendono dire che i grandi investitori finanziari che operano sul mercato mondiale hanno delle ragionevoli aspettative di veder crescere i loro utili. I giornali ce lo presentano come un fatto positivo, ma chi sono “i mercati”? Sono società di investimento come Black Rock, Goldman Sachs, Deutsche Bank che vedranno ancora aumentare i loro utili. Non avendo quelle società in realtà prodotto nessun bene o servizio utile all’umanità, il loro arricchimento significherà l’impoverimento o l’indebitamento di qualcun altro. Quindi la fiducia dei mercati aumenta quando si realizzano delle condizioni per cui il famoso 1% dell’umanità ha ulteriormente aumentato la propria quota di potere. A spese nostre, naturalmente, ma questo i giornali non ce lo dicono ed ogni giorno ci ripetono che il governo deve operare per accrescere “la fiducia dei mercati”.

Quando parlano di “fiducia in una valuta” a cosa ci si riferisce esattamente? Fra le ragioni per l’ingresso nell’euro c’è stata, infatti, quella per cui la “liretta” non godeva della fiducia dei mercati, mentre l’euro “moneta forte” avrebbe goduto della fiducia dei mercati.
Ma fiducia da parte di chi? E per che cosa?

Se io sono una persona che vive del proprio lavoro e che percepisce uno stipendio in una qualsiasi valuta, la mia prima aspettativa è quella di poter convertire quel denaro, spendendolo, nei beni e servizi che mi servono per vivere. Non mi interessa sapere se quella moneta è più o meno forte sui mercati internazionali, non mi interessa se sia stata emessa dallo Stato o creata da una banca emettendo nuovo credito. Casomai mi interessa il tasso di inflazione, che fa perdere potere d’acquisto al mio stipendio. Ma se anche non avessi fiducia nel mantenimento di valore rispetto al paniere dei beni, non potrei rifiutare di accettare quello stipendio per “mancanza di fiducia”. Infatti quello stipendio mi serve per vivere e per pagare le tasse. Al limite potrei chiedere al mio datore di lavoro un aumento di stipendio per adeguarlo al tasso di inflazione, se ho abbastanza potere contrattuale per farlo.
Se sono un risparmiatore e tengo i soldi sotto il materasso, la perdita di fiducia causata da un’alta inflazione potrebbe spingermi ad investire altrove quel denaro. Potrei investirlo acquistando una casa, salvo poi scoprire dopo qualche anno che anche le case possono perdere di valore.

Se io sono un esportatore di merci, avrò fiducia nella valuta nazionale soprattutto se questa è una valuta debole, che si svaluta rispetto alle altre. Grazie alla svalutazione, infatti potrò aumentare le esportazioni, sapendo che poi gli utili li spenderò in Italia e non all’estero.
Se, invece, sono un importatore di merci, avrò fiducia nella valuta nazionale soprattutto se questa è una moneta forte, in quanto mi consentirà di importare le stesse merci ad un prezzo inferiore, per poi rivenderle allo stesso prezzo sul mercato nazionale, aumentando quindi i miei utili.

Se sono un investitore estero avrò fiducia nella valuta italiana se il suo tasso di cambio rispetto ad altre valute di riferimento è prevedibile, in modo da non causarmi delle perdite dagli investimenti.

Per quanto riguarda l’andamento dell’economia, i consumatori avranno più fiducia se c’è una tendenza stabile di rialzo dei salari e superiore all’aumento dei prezzi. Viceversa i produttori-venditori avranno più fiducia se potranno aumentare i prezzi di vendita senza aumentare i salari dei propri dipendenti.

E così via, potremmo fare decine di altri esempi.

In sostanza, come noto, l’economia è fatta di interessi contrapposti fra diverse categorie e di conseguenza ciascuna categoria avrà diverse aspettative e diversi criteri per avere fiducia sulle diverse situazioni.
Purtroppo sui mass media l’unica “fiducia” che conta è quella del famoso 1% più ricco della popolazione, quella dei “mercati internazionali”. E sulla base di “quella” fiducia vengono auspicate decisioni politiche, convincendo la gente della loro necessità “perché la fiducia è fondamentale”.
Con la stessa logica ci ripetono che l’Italia deve attuare le politiche di austerità, per meritarsi la fiducia dei mercati.
Mentre si dimenticano di dirci che il restante 99% della popolazione è sempre più sfiduciato, di fronte a posti di lavoro precari, a clienti che non pagano, alle tasse che aumentano, alle banche che non fanno credito…

La realtà è che il concetto di “fiducia” nell’economia è uno degli strumenti fondamentali della manipolazione dell’opinione pubblica, e certamente anche dei politici, per fare sì che risponda alle aspettative dell’1% più ricco e che si arricchirà ancora di più grazie alle decisioni sbagliate dei politici, con il sostegno dell’opinione pubblica, fatte per “aumentare la fiducia”.

La fiducia è quindi certamente un fattore importante nell’economia, ma molto più importante è che l’informazione ci aiuti tutti a comprendere quali sono gli interessi contrapposti in gioco, in modo che la classe politica sia in grado di decidere effettivamente negli interessi di tutti, riducendo le ingiustizie sociali e rimettendo l’economia reale, quella delle persone che vivono del proprio lavoro, al centro della politca.

 


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