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La FED accellera il “Tapering”, ma gradirà il mercato?

Bene alla fine Jerome Powell ha fatto il suo annuncio:

  • Hanno deciso di  raddoppiare il ritmo di riduzione degli acquisti di asset riducendosi a 30 miliardi di dollari al mese (composto da 20 miliardi di dollari del Tesoro, 10 miliardi di dollari di MBS, mortgage backed securities, questo sarà raddoppiato di nuovo a gennaio, con riduzioni simili probabilmente appropriate ogni mese successivamente), che porterà a concludere l’acquisto di debito pubblico a marzo;
  • Le sue proiezioni aggiornate ora vedono tre aumenti dei tassi nel 2022, rivedendo la sua visione da un rialzo già previsto al FOMC di settembre (a settembre il Federal open market committee era essenzialmente diviso sulla potenziale necessità di un secondo aumento dei tassi nel 2022); a lungo termine, tuttavia, ha lasciato invariata la sua visione del tasso d’interesse finale;
  • Le previsioni di inflazione sono state riviste al 2,6%  per il PCE (Personal Consumption Price Index ) entro la fine del prossimo anno (precedentemente era al  2,2%), mentre la misura principale dell’inflazione (PCI) è prevista al 2,7% entro fine 2022 (prec. 2,3%). Insomma è prevista più inflazione.
  • Sul mercato del lavoro, la Fed vede il tasso di disoccupazione tornare al 3,5% il prossimo anno (la precedente previsione è stata del  3,8%), dove è probabile che rimanga oltre l’orizzonte di previsione.

Quindi, più o meno Jerome Powell ha detto quello che si aspettava il mercato. del resto con le previsioni d’inflazione che si alzano  e quelle della disoccupazione che calano deve fermare lo stimolo monetario. Però come reagirà il mercato a questa scelta?

Per ora non è andata particolarmente bene. Lo spread fra i titoli a 2 anni e a 30 è crollato.

L’inversione nei tassi è segno di una crisi imminente. In questo caso la crisi è segnalata fra 2022 e 2023. Magari però è solo un segnale temporaneo. Forse.


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