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LA FARSA DELLE ELEZIONI EUROPEE: IL PARLAMENTO EUROPEO E IL VOTO POPOLARE CON CUI E’ ELETTO NON CONTANO NULLA! (di Giuseppe PALMA)

L’intero apparato eurocratico (quindi le Istituzioni politiche dell’UE, la BCE e la moneta unica, i mercati dei capitali privati, le multinazionali etc…) è del tutto incompatibile con la democrazia costituzionale e i diritti fondamentali di cui alle Costituzioni degli Stati membri, ma non può abrogarli espressamente, per cui cerca di esautorarli, cioè di renderli inefficaci. Ed è già a buon punto, come ho più volte dimostrato.

Il tutto, però, è appositamente mascherato da falsi messaggi di pace, solidarietà, democrazia, onestà, diritti civili etc… Abiti sontuosi e profumati avvolgono lo sterco della sostanza, coprendone finanche il fetore!

 

Oggi vi parlerò di come le elezioni europee (quelle che si tengono ogni cinque anni per eleggere il Parlamento europeo) siano del tutto inutili, cioè non servano assolutamente a nulla qualunque sia l’esito.

Va anzitutto chiarito che, nell’esercizio della funzione legislativa (il potere di fare le leggi a livello comunitario), il Parlamento europeo è del tutto svuotato di quelle che sono le prerogative tipiche dei Parlamenti nazionali.

L’atto giuridico europeo, che nel caso del Regolamento è direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri e si pone su di un livello superiore rispetto alla legge ordinaria nella scala gerarchica delle fonti del diritto, è adottato congiuntamente da Parlamento e Consiglio dell’UE (quest’ultimo composto dai ministri di ciascuno Stato membro competenti per materia): il primo è eletto direttamente dai cittadini di ciascuno Stato membro, il secondo non è eletto da nessuno. Pertanto, già da questo punto di vista, gli atti giuridici dell’UE non sono il frutto esclusivo dell’esercizio della sovranità popolare. Ciò premesso, l’esercizio della funzione legislativa dell’UE non è esercitata esclusivamente dal Parlamento, bensì congiuntamente da questo e dal Consiglio dell’UE.

Ma v’è di più: la procedura legislativa ordinaria dell’UE (con la quale vengono adottati gli atti giuridici dell’Unione) è composta da quattro fasi, le quali sono state concepite – da Maastricht a Lisbona – per esautorare quasi del tutto il pieno esercizio della sovranità popolare da parte di un’Assemblea eletta dal popolo a suffragio universale e diretto.

 

Il Parlamento europeo, infatti, ha un potere emendativo (nella Ia fase) sulle proposte avanzate dalla Commissione europea (che esercita sia il potere esecutivo che quello dell’iniziativa legislativa) in merito all’atto giuridico da adottare, ovvero – in IIa fase – nei confronti della posizione espressa dal Consiglio dell’UE in prima lettura.

Senza addentrarmi nei tecnicismi e sacrificando l’approfondimento (non è questa la sede), il Parlamento europeo può fermare l’iter di approvazione di un atto giuridico (nello specifico può esprimere voto contrario alla posizione espressa dal Consiglio in prima lettura) solo se si esprime in tal senso – entro un termine ristretto di tre mesi – a maggioranza assoluta, cioè a maggioranza dei suoi componenti (IIa fase).

Se l’atto non è ancora stato adottato, le posizioni di Parlamento e Consiglio dell’UE (quelle espresse in seconda lettura) trovano foce in una IIIa fase dinanzi ad un Comitato di conciliazione (composto da membri o rappresentanti di Parlamento e Consiglio) che cerca di elaborare un “progetto comune” (o “testo di compromesso”). Se entro sei settimane il Comitato di conciliazione riesce ad adottare un “progetto comune”, Parlamento e Consiglio hanno ciascuno un ulteriore termine di sei settimane per adottare l’atto in questione sulla base del “progetto comune” (IVa fase). In caso contrario, l’atto non è adottato. Ma la fase di conciliazione (la IIIa) serve proprio a dirimere i contrasti e ad evitare sorprese o sussulti democratici da parte del Parlamento.

Coloro che volessero approfondire ed avere idonee argomentazioni in merito alle quattro fasi della procedura legislativa ordinaria dell’UE, potranno leggere il mio libro intitolato: “IL MALE ASSOLUTO. Dallo Stato di Diritto alla modernità Restauratrice. L’incompatibilità tra Costituzione e Trattati dell’UE. Aspetti di criticità dell’Euro”, (Editrice GDS, prima edizione ottobre 2014; seconda edizione febbraio 2015).

 

Tutto quanto sinora premesso dimostra come la Legge, intesa quale espressione della volontà generale scaturente dall’esercizio della funzione legislativa da parte di un’Assemblea eletta direttamente dal popolo, non è più quella nata con la Rivoluzione francese e maturata con le Costituzioni degli Stati membri. E tale aspetto si fa ancora più preoccupante vista la scala gerarchica nel sistema delle fonti del diritto, nella quale il Regolamento dell’UE (che è una vera e propria legge europea) è posto su di un livello superiore rispetto alla legge ordinaria approvata da ciascun Parlamento nazionale: nel caso in cui una legge ordinaria non fosse conforme ad un Regolamento dell’UE, il giudice nazionale deve disapplicare la legge ordinaria ed applicare il Regolamento. Ciò significa, ad esempio, che una legge adottata dal Parlamento italiano secondo l’iter costituzionale che risponde ad altissimi criteri democratici e di garanzia per le minoranze parlamentari, qualora in contrasto con un Regolamento dell’UE, va disapplicata a vantaggio di quest’ultimo, il quale – come si è visto – non solo non rispecchia la voce della sovranità popolare, ma è addirittura adottato attraverso una procedura meno democratica da quella prevista dalla nostra Costituzione! Ma v’è ancora di più: a livello europeo non esiste neppure un arbitro che, come nel caso della figura del Presidente della Repubblica nella Costituzione italiana, eserciti il potere di promulga dell’atto legislativo con eventuale facoltà di rinvio e richiesta di nuova deliberazione!

 

Ma la farsa non è ancora finita: abbiamo visto che il Parlamento europeo, la cui funzione naturale di esercitare la potestà legislativa è pesantemente menomata, può avere un certo peso quantomeno nella IIa fase della procedura legislativa ordinaria (quando può respingere la posizione del Consiglio espressa in prima lettura), ma deve necessariamente esprimersi a maggioranza assoluta, cioè non a maggioranza dei presenti ma dei suoi componenti. Questo rischio, rappresentato da un eventuale sussulto di indipendenza da parte del Parlamento, nella sostanza è irrealizzabile!

E adesso vi spiego il perché.

Si parta dal presupposto che la Commissione europea (esercitante sia il potere esecutivo che l’iniziativa legislativa) e il Consiglio dell’UE (esercitante la funzione legislativa congiuntamente al Parlamento), essendo entrambi composti da membri non eletti dai cittadini, sono totalmente immuni dagli eventuali “scossoni” scaturenti dai processi elettorali. Per quanto riguarda invece la posizione del Parlamento, la questione è molto più complessa: considerato che i due grandi partiti europei sono il PSE (Partito del Socialismo Europeo) e il PPE (Partito Popolare Europeo), in Parlamento v’è e vi sarà sempre la maggioranza assoluta per non bloccare le decisioni della premiata ditta Commissione – Consiglio! Ciò detto, se alle prossime elezioni europee le forze euro-scettiche o nazionaliste dovessero – in tutti gli Stati membri – ottenere la maggioranza relativa dei voti, la composizione parlamentare (frutto del meccanismo elettorale) garantirà ugualmente la maggioranza assoluta al PPE e al PSE, nonostante siano stati sconfitti (la somma dei voti di PPE e PSE sarà sempre superiore a quella dei voti espressi nei confronti delle forze euro-scettiche, pur ottenendo queste la maggioranza relativa dei consensi)! Capito l’inganno e il tradimento? Non è uno scherzo, la questione è proprio in questi termini! Il sistema elettorale per l’elezione del Parlamento europeo è stato concepito e realizzato proprio perché siano sempre il PSE e il PPE a farla da padrona, cioè i due partiti che continuano a chiederci più Europa e che difendono acriticamente l’Euro!

 

Questo articolo andrebbe letto insieme ad un altro mio articolo pubblicato qualche mese fa: https://scenarieconomici.it/come-i-trattati-dellue-tradito-superato-nostra-costituzione-gravi-aspetti-criticita-in-merito-allesercizio-funzione-legislativa-giuseppe-palma/

 

Quante persone sono morte, dalla Rivoluzione francese alla Seconda Guerra Mondiale, per donarci i principi dello Stato di Diritto e della Democrazia Costituzionale? Quante persone si sono fatte ammazzare perché la Legge fosse espressione esclusiva di un’Assemblea eletta direttamente dal popolo? Tutti principi che, con l’avvento dell’Unione Europea, sono stati vigliaccamente sacrificati sull’altare dei mercati e in nome di una pericolosa modernità Restauratrice!

 

Cara Unione Europea, altro non sei che una proiezione contemporanea di quello che fu l’Ancien Régime, il quale – nel suo sistema di potere verticale – aveva sicuramente alcuni aspetti positivi. Di te, invece, cara Europa, non salverei assolutamente nulla! Così come sei stata costruita, rappresenti il male assoluto!

 

Viva la nostra Costituzione! Viva la Democrazia Costituzionale!

 

Giuseppe PALMA

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