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La Danimarca blinda i rapporti con gli USA: in arrivo 100 missili Hellfire (mentre si discute di Groenlandia)

Copenaghen investe 45 milioni in armamenti americani. Mentre l’Europa parla di autonomia, la difesa danese si affida alla Lockheed Martin, tra interoperabilità NATO e paradossi geopolitici.

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La “Fortezza Europa” può attendere, o quantomeno può aspettare che si siano conclusi gli acquisti oltreoceano. Mentre a Bruxelles si discute animatamente di autonomia strategica e difesa comune, le singole cancellerie continuano a guardare a Washington per le necessità impellenti. L’ultimo caso in ordine di tempo riguarda la Danimarca, che ha appena ricevuto il via libera dal Dipartimento di Stato USA per una nuova, sostanziosa commessa militare.

Secondo quanto riportato dalla Defense Security Cooperation Agency (DSCA), l’agenzia del Pentagono che gestisce le vendite militari all’estero, è stata approvata la vendita al governo di Copenaghen di un pacchetto di armamenti del valore stimato di 45 milioni di dollari. Al centro della commessa ci sono i collaudati missili AGM-114R Hellfire.

Il pacchetto nel dettaglio

La richiesta danese non si limita ai soli vettori, ma comprende un pacchetto logistico completo per garantire l’operatività immediata e l’integrazione con i sistemi già in uso, come gli elicotteri MH-60R Seahawk. Ecco cosa finirà negli arsenali danesi:

  • 100 Missili AGM-114R Hellfire;
  • 3 Missili per test aerei vincolati (CATM);
  • 6 Lanciatori M299 Hellfire (Longbow);

Lanciatore M299

  • Componentistica accessoria (rimorchi MHU-191/M, unità BRU-14).

A tutto ciò si aggiunge il classico corredo di supporto che accompagna le vendite FMS (Foreign Military Sales): contenitori, software per gli armamenti, addestramento del personale, parti di ricambio e supporto tecnico-ingegneristico fornito direttamente dal governo USA e dai contractor.

Il contraente principale sarà, come da tradizione per questo tipo di sistemi, la Lockheed Martin Missile and Defense, con sede a Ocala, in Florida. Non sono previsti accordi di offset (compensazioni industriali) noti al momento, il che significa che si tratta di un acquisto diretto “chiavi in mano”.

Interoperabilità NATO e realismo politico

La nota ufficiale del Dipartimento di Stato utilizza il linguaggio diplomatico standard, sottolineando che la vendita “supporterà la politica estera e gli obiettivi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti migliorando la sicurezza di un alleato NATO”. Si ribadisce inoltre che tale trasferimento non altererà l’equilibrio militare di base nella regione e che la Danimarca non avrà alcuna difficoltà ad assorbire questi nuovi equipaggiamenti nelle proprie forze armate.

Tecnicamente, l’AGM-114R è un missile versatile, capace di colpire target multipli ed è essenziale per le moderne dottrine di guerra asimmetrica e convenzionale. Tuttavia, c’è una lettura politica che va oltre la scheda tecnica.

Il paradosso della Groenlandia

C’è una sottile ironia in questa transazione. La Danimarca continua a rafforzare il proprio legame con l’industria bellica americana – ricordiamo che Copenaghen è anche un operatore del caccia F-35 – proprio in un momento storico in cui il tema della Groenlandia torna ciclicamente alla ribalta.

Con l’amministrazione Trump (passata e futura), l’interesse americano per l’isola artica, strategicamente vitale, si è fatto palese, talvolta con toni da acquisizione immobiliare che hanno irritato l’orgoglio europeo. Eppure, la risposta danese sembra essere quella del massimo pragmatismo: si difende la sovranità territoriale a parole, ma si comprano gli strumenti per difenderla proprio da chi, ipoteticamente, potrebbe avere mire egemoniche sull’area.

Finirà che queste armi saranno utilizzate contro gli USA? Ovviamente no, la probabilità è zero. Resta però il fatto che, mentre l’Europa cerca una sua identità difensiva per proteggersi anche dalle imprevedibilità di Washington, i bonifici continuano a partire in direzione della Florida. Un approccio molto keynesiano alla spesa pubblica, se vogliamo: investire per la sicurezza crea indotto, anche se in questo caso il moltiplicatore economico agisce prevalentemente oltre l’Atlantico.


Domande e risposte

Perché la Danimarca ha scelto proprio i missili Hellfire? Il missile AGM-114 Hellfire è uno standard de facto all’interno della NATO. È un sistema d’arma collaudato, estremamente affidabile e versatile, utilizzabile contro carri armati, strutture e bersagli navali leggeri. Per un paese come la Danimarca, che deve garantire la sorveglianza di aree vaste e complesse, inclusi i teatri marittimi artici, l’Hellfire offre un rapporto costo-efficacia ottimale e garantisce la totale interoperabilità con le forze americane e britanniche in caso di operazioni congiunte.

Questa vendita influisce sui rapporti tra USA e Unione Europea? Non direttamente, ma conferma una tendenza. Mentre l’UE spinge per il fondo europeo per la difesa e per l’acquisto di armamenti prodotti nel vecchio continente per favorire l’autonomia strategica, i singoli stati membri continuano a preferire soluzioni “off-the-shelf” (pronte all’uso) americane. Questo dimostra che, quando si tratta di sicurezza immediata, la fiducia nella tecnologia USA supera le ambizioni politiche di Bruxelles, mantenendo l’Europa in una posizione di dipendenza tecnologica da Washington.

Cosa c’entra la Groenlandia con questa fornitura? La Groenlandia è un territorio danese di enorme importanza strategica per il controllo dell’Artico e del Nord Atlantico. Gli USA vedono l’isola come un baluardo per la propria sicurezza nazionale (lì ha sede la base di Thule). Armare la Danimarca con tecnologia americana significa per Washington assicurarsi che il “custode” della Groenlandia sia ben equipaggiato e integrato nel sistema di difesa a stelle e strisce, riducendo i rischi di ingerenze da parte di altre potenze come la Russia o la Cina.

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