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La crisi in Medio Oriente infiamma il greggio: in Cina è corsa al pieno di carburante
Le tensioni in Medio Oriente fanno schizzare il prezzo del greggio: in Cina scatta il panico con code chilometriche ai distributori per l’aumento dei prezzi di benzina e diesel.

Le crescenti tensioni in Medio Oriente iniziano a presentare il conto alla pompa, e la Cina è tra le prime a registrarne gli effetti. Il 9 marzo le stazioni di servizio di tutto il Paese sono state prese d’assalto dagli automobilisti cinesi, in preda al panico per l’imminente e drastico aumento dei prezzi del carburante.
L’adeguamento tariffario è stato innescato dalla volatilità dei mercati energetici globali, fortemente scossi dalle recenti operazioni in Iran e dalla più ampia crisi mediorientale.
La National Development and Reform Commission (NDRC) cinese ha applicato il nuovo meccanismo di determinazione dei prezzi, annunciando rincari significativi che si sono tradotti nella quinta revisione al rialzo dall’inizio dell’anno. Un aumento che rappresenta il balzo più marcato dal marzo del 2022.
Per comprendere l’entità del rincaro, la NDRC ha fissato un aumento di 695 yuan per tonnellata per la benzina e di 670 yuan per tonnellata per il diesel. Convertiti al dettaglio, i rincari si presentano così:
| Tipo di Carburante | Aumento (Yuan/litro) |
| Benzina a 92 ottani | +0,55 ¥ |
| Benzina a 95 ottani | +0,58 ¥ |
| Diesel | +0,57 ¥ |
Con questi nuovi parametri, in molte regioni la benzina a 92 ottani ha superato la soglia dei 7,5 yuan al litro, mentre quella a 95 ottani è ufficialmente entrata nell'”era degli 8 yuan”. Per un’utilitaria media con un serbatoio da 50 litri, il pieno costa ora circa 27,5 yuan in più rispetto a 24 ore fa.
#Chinese included, #Asians rushing to petrol station as #oil prices surge amid #IranWar, #Hormuz stalled#IranIsraelWar #IranUSWar #MiddleEast #MiddleEastWar #Trump #Iran #Israel https://t.co/bfkftIwVqj pic.twitter.com/bNxByC1u72
— ShanghaiEye🚀official (@ShanghaiEye) March 10, 2026
L’impatto macroeconomico e la sicurezza energetica
La Cina importa oltre il 70% del proprio fabbisogno petrolifero. È evidente come una dipendenza di questa portata trasformi qualsiasi instabilità in Medio Oriente in una tassa occulta, ma immediata, sui consumi interni.
Secondo il professor Xie Tian dell’Università della Carolina del Sud, questa fiammata dei prezzi dell’energia rischia di tradursi rapidamente in una più ampia pressione inflazionistica. L’approccio tipico di Pechino è quello di trasferire i maggiori costi energetici direttamente sui consumatori finali. In un’ottica macroeconomica, questo drenaggio di liquidità andrà a colpire la propensione al consumo delle fasce di reddito più basse – agricoltori, fattorini e lavoratori della gig-economy – riducendone il salario reale e deprimendo la domanda aggregata interna.
⛽🇨🇳Fuel prices jump in #China +695 yuan/ton gasoline, +670 yuan/ton diesel.
Despite massive strategic reserves and offshore #oil stockpiles built before the war,drivers rushed to gas stations -long queues forming before the hike kicked in. Markets fear what’s coming next. pic.twitter.com/z3zt3VrgwP— Global Pulse (@movielover93582) March 11, 2026
L’ironia amara dei social network
Come spesso accade, i social media (in particolare Douyin, il TikTok cinese) sono diventati la valvola di sfogo per la frustrazione dei cittadini. Tra video di code chilometriche che hanno trasformato le strade in enormi parcheggi, non è mancata la tipica e amara ironia degli utenti.
C’è chi promette di tornare alla bicicletta e chi fa notare le asimmetrie temporali dei rincari: “Il petrolio della zona di crisi non è ancora stato spedito, le raffinerie non lo hanno ancora lavorato, ma i portafogli degli automobilisti sono già vuoti”. Altri utenti puntano il dito contro il sistema di prezzi stesso, suggerendo che la crisi geopolitica sia servita su un piatto d’argento: “Finalmente hanno trovato un motivo per alzare i prezzi”.
La crisi in Medio Oriente brucia, ma per il momento, le fiamme sembrano aver raggiunto soprattutto i serbatoi del Dragone.







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