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La crisi energetica cinese azzera la crescita nel terzo trimestre. Disastro annunciato

La crisi energetica che sta colpendo duramente il sistema industriale di ben nove province cinesi sta portando a un forte rallentamento economico, al punto che, secondo gli analisti di Goldman Sachs, avremo una crescita annullata nel terzo trimestre con conseguenze a medio termine e uno shock che colpirà anche il resto del mondo.

Sulla base del numero di province  e della quota di attività industriale colpita (Goldman stima il 44%), nonché d’ipotesi informate sull’entità dei tagli produttivi, la banca d’affari è riuscita a fare una stima dei danni alla produzione industriale e attività economica complessiva per il resto dell’anno. La stima iniziale della banca è di circa 1 punto percentuale annualizzato sulla crescita del PIL del terzo trimestre e il doppio di questo impatto sulla crescita del quarto trimestre. La banca ha poi anche aggiustato le sue stime sul disavanzo fiscale per riflettere la sua riduzione per il 2021 (11,0%, rispetto all’11,6% precedente), a causa di un deficit inferiore nella seconda metà dell’anno: “Questo riduce la nostra ipotesi di crescita di circa 25 pb nel terzo trimestre e di 50 punti base nel quarto trimestre, dato un moltiplicatore relativamente basso e ritardi tipici .”

Mettendo tutto insieme, le nuove previsioni di crescita di Goldman per il terzo trimestre si riducono allo 0% t/t (4,8% a/a), per il 4° trimestre al 6% t/t ann (3,2% a/a) e per il 2021 nel suo complesso al 7,8% (in calo da 5,1%, 4,1% e 8,2% su base annua in precedenza.) Qui, Goldman avverte che permane una “notevole incertezza” rispetto al quarto trimestre, con rischi sia al rialzo che al ribasso relativi principalmente all’approccio del governo alla gestione degli stress di Evergrande, alla severità dell’applicazione degli obiettivi ambientali e del grado di allentamento delle politiche. In breve, il modo in cui Pechino risponderà a questa crisi  avrà un impatto sulle previsioni. Indipendentemente da tale risposta, tuttavia, Goldman riduce anche le sue previsioni di crescita del PIL per il 2022 al 5,5% su base annua, ben al di sotto della nuova linea rossa della Cina nell’intervallo del 6%. Ecco  una mappa che vi permette di cogliere gli aspetti più importanti della crisi energetica cinese.

Le conseguenze saranno pesantissime non solo sulla crescita cinese, ma su quella mondiale, paesi occidentali inclusi:

  • saltano nuovamente le catene logistiche mondiali, a questo punto senza una chiarezza del momento in cui potranno essere ricostruite e ricostituite;
  • una spinta inflazionistica d’importazione per la scarsità di una serie di prodotti industriali che, in questo momento, sono praticamente monopolio produttivo cinese, grazie alle politiche industriali cieche occidentali;
  • una maggiore competizione sui mercati energetici mondiali, su tutti i prodotti, da gas naturale, al petrolio, al carbone.

Naturalmente i paesi europei non stanno facendo nulla, anzi Bruxelles, con le demenziali politiche “Green”, continua a mettere i bastoni fra le ruote. Auguriamoci un inverno caldo e ventoso, oppure sarà un disastro. Segnatevelo, poi cercatene i responsabili.

 


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