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La Corte di Giustizia Europea conferma che la Vestager aveva torto con Tercas. Chi ripaghera ora i danni?

 

 

La Corte di Giustizia europea ha seccamente respinto il ricorso da parte della Commissione sul caso Tercas. Ricordiamo che cosa era successo: Tercas, piccola banca del Molise, si trovava in difficoltà e doveva essere salvata in congiunzione fra Banco Popolare di Bari e il Fondo Italiano di Tutela di Depositi (FITD). Il FITD era  un fondo finanziato su base volontaria da parte delle banche per intervenire direttamente nei salvataggi bancari come, appunto, il caso Tercas.

La soluzione però venne bloccata dalla Commissione Europea, nello specifico dal Commissario alla Concorrenza dell’epoca, la signora Vestager, perchè l’intervento del FITD venne giudicato come un fondo pubblico, ed il suo intervento come un aiuto di stato,  in quanto il presidente era nominato dalla banca d’Italia, pur essendo l’iscrizione volontaria e non obbligatoria. Il governo dell’epoca, il governo Renzi, invece che andare avanti comunque con il piano di salvataggio, bloccò tutto, fece intervenire solo Popolare di Bari, mandandola in crisi, fra l’altro. Il fondo fu praticamente messo in liquidazione, con tanto di dimissioni del presidente, il Professor Paolo Savona, mentre il governo varava la legislazione approssimativa e devastante del Bail Out.

Sulla base di questa legislazione quindi vennero risolte, senza nessun intervento dell’ora vietato FIDT, Banca Etruria, Carife, Carichieti e Bancamarche. Quindi il fatto che nessuno sarebbe mai più intervenuto a evitare le crisi nel sistema creditizio amplificò la crisi già presente in Veneto banca e Banca Popolare di Vicenza.

La decisione della commissione fu sottoposta ad un ricorso presso la Corte di Giustizia Europea da parte di Banca Popolare di Bari, e questo primo ricorso vide soccombente la commissione nel 2019. La Commissione fece ricorso, ed ora abbiamo la sentenza definitiva: la Commissione, e nello specifico la commissaria Vestager, hanno perso. Il FIDT era un fondo privato, il suo intervento non configurava assolutamente un aiuto di stato, la Commissione aveva completamente torto.

Ed ora, chi pagherà i danni? Non parliamo di quelli diretti legati a Tercas – B Pop di bari, ma di quelli portati a tutto il sistema bancario italiano e alla fiducia dei risparmiatori. Chi pagherà la vita dei suicidi sia per Banca Etruria, sia per le Banche Venete? Si dovrebbe pretendere, a questo  punto, che la Commissione ripagasse completamente questi danni, che, ad occhio, corrispondono a una decina di miliardi almeno. Si potrebbe poi aggiungere che, come minimo, si potrebbe chiedere le dimissioni di chi ha preso una scelta così devastante e di tutti i dirigenti che l’hanno consigliata. Però a Bruxelles non si dimette mai nessuno, neppure di fronte agli errori più madornali.

Ora qualcuno dovrà pagare, almeno si spera. Come si spera che siano chiamati in solido, a rispondere, tutti quanti hanno fatto parte dell catena decisionale, a seconda della porte che si è avuta nella questione. Nel primo governo Conte venne approvata una mozione nella quale si chiedeva al governo di perseguire le responsabilità di chiunque avesse preso questa decisione al fine di ottenere il pieno rimborso dei danni. Forse è tempo di veder approvata una nuova mozione simile, per rafforzare la volontà del Governo, che deve essere ferrea su questa materia.

 

 

 

 

 

 


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