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La commissione europea dice addio al Nutriscore..?

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Il tentativo di allargare a tutta l’Ue il Nutriscore, un sistema di etichettatura degli alimenti che usa i colori e le lettere in uso in Francia e altri Paesi europei, è fallito. Lo riporta un’inchiesta della cellula investigativa di Radio France, secondo la quale la Commissione Europea ha “rinunciato” ai suoi intenti, “sotto la pressione delle lobby dell’Italia”. Interrogati in merito oggi a Bruxelles durante il briefing, i portavoce dell’esecutivo Ue hanno evitato di rispondere, come accade sempre più spesso, alle ripetute domande dei cronisti sull’argomento, ammettendo tuttavia che resta “una sfida” raggiungere “soluzioni comuni” su una materia simile.

I portavoce non hanno mai smentito quanto riportato da Radio France, cosa che, in mancanza di indicazioni contrarie, suona come una conferma. “Rimaniamo impegnati a fornire ai consumatori informazioni trasparenti, in modo che possano fare le loro scelte al supermercato e altrove” in modo consapevole, ha detto la portavoce Anna Kaisa Itkonen.

Alla domanda se l’inchiesta di Radio France abbia riportato il vero o no, Itkonen ha ripetuto: “Quello che posso dire oggi su questo argomento è che abbiamo un impegno a fornire informazioni trasparenti ai nostri consumatori e continueremo questo lavoro, in collaborazione con i nostri Stati membri, per arrivare ad una soluzione che sia la migliore anzitutto per i consumatori”.

Si tratterebbe di una grande vittoria dell’Italia, che è sempre stato in prima linea, in particolare proprio il partito della premier e i suoi intrepidi rappresentanti al Parlamento europeo contro un sistema che secondo il governo danneggerebbe soprattutto i prodotti made in Italy.

Il sistema del Nutriscore,  meglio conosciuto come a semaforo, è composto da una classificazione a cinque lettere esposte sui prodotti alimentari – A, B, C, D, E – che hanno diverse colorazioni, a secondo del loro contenuto calorico e che  sono accusate di discriminare prodotti di qualità, distruggere tradizioni millenarie e danneggiare l’identità di un paese: l’Italia.  Solo per fare un esempio prodotti come il parmigiano reggiano o l’olio extravergine di oliva, sarebbero considerati piu nocivi alla salute delle patatine fritte o delle bevande gassate

 

La scintilla è scoccata nel maggio 2020, quando la Commissione europea ha presentato il progetto Farm to fork (dalla fattoria alla forchetta) per favorire un’alimentazione sana e rispettosa dell’ambiente, e promuovere un’etichettatura nutrizionale comune a tutti gli stati dell’Unione. Un obiettivo importante visto che, secondo uno studio pubblicato dall’istituto di statistica Eurostat, il 53% della popolazione europea è sovrappeso, il 22% soffre di obesità e le malattie croniche legate all’alimentazione sono in aumento in tutta Europa. La Commissione europea doveva presentare una proposta entro la fine del 2022, ma di fronte alle proteste di alcuni stati ha preferito aspettare uno studio sull’eventuale impatto della strategia prima di decidere.

Il nostro paese, come detto è sempre stato contrario alla decisione, che era appoggiata dalle grandi multinazionali del food francesi svizzere e tedesche, come Danone e Nestlè, si è battuto fin dall’inizio per impedire che questo sistema, utilizzato in Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda e Germania, potesse essere esteso a tutta la Ue. Ma per una volta tanto un governo italiano forse è riuscito a far valere il suo peso e a vincere una contesa in Europa. Parafrasando una celebre canzone di De Gregori, si potrebbe chiosare che è da questi piccoli particolari che si giudica un grande leader.

 


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