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La Cina supera gli Stati Uniti nella produzione di sottomarini nucleari: i nuovi dati dell’IISS

Un nuovo rapporto dell’IISS svela come i cantieri navali cinesi abbiano superato gli USA nella produzione di sottomarini nucleari tra il 2021 e il 2025. Ecco i numeri e le strategie per il controllo del Pacifico.

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Secondo un recente rapporto del think tank londinese International Institute of Strategic Studies (IISS), il ritmo di produzione cantieristica cinese ha ufficialmente sorpassato quello statunitense. Un dato che, pur dovendo scontare le differenze qualitative storiche tra i progetti occidentali e quelli del Dragone, lancia un segnale inequivocabile sugli equilibri industriali e militari nel Pacifico.

I numeri del sorpasso

I ricercatori dell’IISS, Henry Boyd e Tom Waldyn, scrivendo sul blog Military Balance, hanno evidenziato la portata di questo incremento nel periodo compreso tra il 2021 e il 2025. L’espansione della capacità industriale asiatica si traduce in numeri chiari, evidenziando una politica di investimenti statali imponenti nel settore cantieristico navale.

Di seguito il confronto sui vari effettuati nell’ultimo quinquennio:

NazioneSottomarini varati (2021-2025)Dislocamento stimato
Cina1079.000 tonnellate
Stati Uniti755.000 tonnellate

Gli USA stanno rapidamente perdendo la supremazia nella costruzione di sottomarini, almeno dal punto di vista del tonnellaggio complessivo.

L’espansione dei cantieri e le nuove classi

Questo incremento produttivo non nasce dal nulla, ma è il frutto diretto dei massicci investimenti infrastrutturali nel cantiere navale BSHIC (Bohai Shipbuilding Heavy Industry Co) a Huludao, avvenuti tra il 2019 e il 2022. L’azienda di Stato, responsabile per la flotta nucleare sottomarina cinese, ha raddoppiato i propri padiglioni manifatturieri.

Tra i risultati più rilevanti emersi dalle immagini satellitari e dalle analisi incrociate, spiccano:

  • Il consolidamento della triade nucleare: Si stima il varo del settimo e dell’ottavo sottomarino lanciamissili balistici (SSBN) Classe Jin (Type 094)) tra il 2024 e il 2025, per cui ora questi sottomarini sarebbero in allestimento e completamento:

    Classe Jin

L’evoluzione tattica: Sono stati varati circa nove sottomarini lanciamissili (SSGN) Type 093B (Shang III). Questa variante è dotata di un sistema di lancio verticale (VLS) progettato per armi antinave, come l’ipersonico

YJ-19

  • .La nuova generazione: Proprio in questo mese è stato lanciato un SSGN di una classe completamente nuova, presumibilmente designata come Type 09V. Si tratta di un modello completamente rinnovato rispetto alla classe III, con caratteristiche avanzate ancora da accertare completamente:

La strategia del Pacifico e il “mito” della rumorosità

A differenza della Marina degli Stati Uniti, storicamente proiettata verso missioni di attacco terrestre su scala globale, la dottrina navale cinese si concentra sull’interdizione e sul controllo marittimo nel Pacifico occidentale. L’armamento dei nuovi SSGN riflette esattamente questa necessità di prepararsi a un confronto navale simmetrico.

Rimane tuttavia un elemento critico per le operazioni subacquee cinesi: la silenziosità. I modelli Type 093 e 094 sono storicamente considerati più rumorosi rispetto alle controparti americane, motivo per cui operano prevalentemente nelle acque “protette” del Mar Cinese Meridionale.

Tuttavia, l’ottimismo occidentale al riguardo andrebbe pesato e valutato con attenzione. La sicurezza con cui si giudica la “rumorosità” dei sottomarini cinesi si basa, con una certa ironia, su un rapporto dell’Office of Naval Intelligence (ONI) statunitense risalente al 2009. Valutare l’avanguardia tecnologica militare cinese del 2026 basandosi su misurazioni acustiche di diciassette anni fa potrebbe rivelarsi un errore di calcolo piuttosto costoso.

Inoltre gli USA hanno un altro problema, non secondario: la capacità di costruzione dei propri cantieri navali per sottomarini è al amssimo, con anche impegni per soddisfare la domanda australiana legata all’AUKUS. Ovviamente Washington sta dando la priorità alle proprie costruzioni, ma tradire la fiducia e i soldi australiani potrebbe essere un pessimo segnale. La soluzione potrebbe provenire da una costruzione più modulare e dal convolgimento di più cantieri navali, ma, per ora, non si vedono passi in questa direzione.

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