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La Cina straccia i limiti della fisica: Fusione Nucleare verso l’ignizione 

Raggiunto il “regime a densità libera”: potenza moltiplicata e stabilità record. Ecco perché Pechino sta vincendo la guerra dell’energia.

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A Hefei, in Cina, si sta scrivendo il futuro dell’energia. E non è retorica: il reattore sperimentale EAST (Experimental Advanced Superconducting Tokamak) ha appena infranto una barriera fisica che si riteneva quasi invalicabile, avvicinando il sogno della fusione nucleare commerciale a una realtà concreta.

La notizia, pubblicata il 1° Gennaio 2026 su Science Advances, segna un punto di non ritorno. Gli scienziati cinesi hanno raggiunto il cosiddetto “regime a densità libera” (density-free regime), dimostrando che è possibile mantenere stabile il plasma a densità molto superiori ai limiti empirici tradizionali. Perché è importante? Perché in economia come in fisica, la potenza è nulla senza controllo, ma la densità è ciò che fa la differenza tra un esperimento costoso e una centrale elettrica funzionante.

Il Muro della Densità: Un problema storico

Per capire la portata di questo evento, dobbiamo fare un passo indietro nella fisica dei tokamak, le “ciambelle” magnetiche che dovrebbero regalarci l’energia delle stelle.

La fusione nucleare (in particolare quella deuterio-trizio) richiede tre ingredienti fondamentali:

  1. Temperatura: Circa 150 milioni di gradi Kelvin ($13 \text{ keV}$).

  2. Tempo di confinamento: Quanto a lungo riusciamo a tenere insieme il “brodo” di particelle.

  3. Densità del plasma: Quante particelle riusciamo a stipare in un metro cubo.

Qui sorge il problema economico e fisico. La potenza di fusione generata (P_{fus}) scala con il quadrato della densità (n):

Questo significa che se raddoppiamo la densità, quadruplichiamo l’energia prodotta. SarebbRaggiunto il “regime a densità libera”: potenza moltiplicata e stabilità record. Ecco perché Pechino sta vincendo la guerra dell’energia.e la soluzione perfetta per abbattere i costi dell’elettricità e rilanciare la domanda aggregata globale con energia a basso costo. Ma c’è un “ma”. Per decenni, i fisici si sono scontrati con il Limite di Greenwald, un confine empirico oltre il quale il plasma diventa instabile, si verificano disruzioni violente e il reattore si spegne (o si danneggia). È come cercare di gonfiare un palloncino oltre la sua capacità elastica: a un certo punto esplode danneggiando il Tokamak. O almeno, così credevamo.

La soluzione cinese: organizzazione, non forza

Il team guidato dal Prof. Ping Zhu della Huazhong University of Science and Technology e dal Prof. Ning Yan dell’Accademia Cinese delle Scienze ha applicato un approccio che potremmo definire “olistico”. Invece di combattere il plasma con forza bruta magnetica, hanno sfruttato la teoria della “Auto-organizzazione Plasma-Parete” (PWSO – Plasma-Wall Self-Organization).

Questa teoria, proposta inizialmente da ricercatori francesi (ironia della sorte: la teoria è europea, l’applicazione vincente è cinese), suggerisce che esiste un equilibrio delicato tra il plasma e le pareti metalliche del reattore.

Cosa hanno fatto su EAST?

  • Hanno controllato minuziosamente la pressione del gas combustibile iniziale.

  • Hanno applicato un riscaldamento a risonanza ciclotronica elettronica (ECRH) durante la fase di avvio.

Il risultato? Hanno ridotto l’accumulo di impurità e le perdite di energia fin dai primi millisecondi. Questo ha permesso al plasma di entrare in uno stato di grazia, il “regime a densità libera”, dove la densità può salire ben oltre i limiti convenzionali senza innescare le temute instabilità. In pratica, hanno trovato il modo di gonfiare il palloncino all’infinito senza farlo scoppiare.

Esperimento del Tokamak East

Le implicazioni economiche e geopolitiche

Perché questo dovrebbe interessare chi segue l’economia e non solo la fisica? Perché l’energia è il sottostante di ogni valuta e di ogni sistema industriale.

Mentre l’Occidente, e l’Europa in particolare, si è persa in una transizione energetica spesso ideologica, fatta di sussidi a pioggia e tecnologie intermittenti che destabilizzano la rete, la Cina ha perseguito con pragmatico cinismo l’obiettivo dell’indipendenza energetica totale.

L’approccio cinese è chiaro: dominare la filiera del fotovoltaico e delle batterie (fatto), e ora puntare al Santo Graal della fusione per il baseload futuro.

Se EAST conferma che la densità può essere aumentata senza rischi, significa che i futuri reattori potranno essere:

  1. Più piccoli: A parità di potenza, servono macchine meno enormi.

  2. Più economici: Minori costi di capitale (CAPEX) significano un LCOE (Levelized Cost of Energy) più basso.

  3. Più vicini all’ignizione: L’obiettivo in cui l’energia prodotta supera quella immessa ($Q > 1$) diventa improvvisamente più accessibile.

Il confronto impietoso con l’Occidente

Non possiamo non notare il contrasto. Il progetto ITER (il gigantesco reattore internazionale in costruzione in Francia) è un miracolo di cooperazione diplomatica, ma un disastro di tempistiche e costi, impantanato nella burocrazia. La Cina, con EAST (e il futuro CFETR), si muove con la velocità di chi vuole risultati, non conferenze stampa.

Il Prof. Zhu ha dichiarato: “I risultati suggeriscono un percorso pratico e scalabile per estendere i limiti di densità nei tokamak e nei dispositivi di fusione di prossima generazione”.

Tradotto dal linguaggio accademico: abbiamo la mappa per costruire centrali che funzionano, mentre gli altri stanno ancora discutendo sul colore delle pareti.

L’Europa ha fornito la teoria (PWSO), ma la Cina ha fornito l’hardware e la volontà politica per realizzarla. È l’ennesima riprova che nel XXI secolo la ricchezza delle nazioni non si misurerà in riserve auree, ma in capacità tecnologica e indipendenza energetica. E al momento, l’ago della bilancia pende pericolosamente verso Pechino.

L’inflazione da costi energetici che ha martoriato le nostre PMI negli ultimi anni potrebbe diventare un ricordo solo se sapremo recuperare questo gap tecnologico. Ma ha davvero senso economico sperare che l’UE, con le sue attuali rigidità di bilancio e visione miope, possa competere in questa gara?

La risposta la sta dando il reattore EAST: silenzioso, stabile e, soprattutto, denso di energia.


DOMANDE E RISPOSTE

Cosa cambia concretamente per la produzione di energia elettrica?

La scoperta permette di superare il limite che vincolava la potenza dei reattori. Poiché la potenza generata cresce col quadrato della densità, poter operare a densità più elevate senza rischi di spegnimento significa reattori molto più efficienti. In prospettiva, questo si traduce in centrali a fusione più compatte, meno costose da costruire e capaci di fornire elettricità a prezzi competitivi rispetto alle fonti fossili, garantendo un’offerta energetica illimitata e pulita.

Siamo vicini ad avere l’energia da fusione nelle nostre case?

Non domani mattina, ma la tempistica si accorcia. Fino a ieri, il problema dell’instabilità ad alta densità era un muro invalicabile che spingeva le previsioni al 2050 o oltre. Aver dimostrato sperimentalmente il “regime a densità libera” rimuove uno dei più grandi ostacoli fisici. Se la Cina mantiene questo ritmo di sviluppo e applica la tecnica al prossimo reattore (CFETR), potremmo vedere prototipi commerciali funzionanti già nel decennio 2030-2040.

L’Europa è tagliata fuori da questa corsa?

Non del tutto, ma rischia grosso. La teoria alla base di questo successo (PWSO) è di origine franco-europea, dimostrando che abbiamo ancora eccellenze intellettuali. Tuttavia, l’Europa soffre di lentezza attuativa e burocrazia (vedi i ritardi del progetto ITER). La Cina ha la capacità di prendere una teoria e trasformarla rapidamente in ingegneria applicata. Senza un cambio di passo negli investimenti e nella snellezza decisionale, l’UE rischia di diventare cliente della tecnologia cinese

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