Economia
La BCE si prepara a una disastrosa guerra commerciale sui prezzi tra Cina ed Europa. I tassi scenderanno?
Le minacce economiche, dalla concorrenza cinese alla guerra dei dazi, spingono la Banca Centrale Europea a considerare un taglio dei tassi di interesse. Ecco perché.

I recenti verbali della Banca Centrale Europea (BCE) del 24 luglio gettano luce su una situazione economica complessa e potenzialmente rischiosa per l’Europa. Il dibattito interno della BCE rivela una profonda preoccupazione per l’impatto delle tensioni commerciali globali, in particolare la guerra dei dazi innescata dagli Stati Uniti. I banchieri centrali europei temono una vera e propria guerra dei prezzi all’interno dell’eurozona, con protagonisti le aziende europee e quelle cinesi.
La Cina si sposta verso l’Europa e la competizione si accende
La spiegazione di questo scenario è logica. La guerra commerciale ha spinto la Cina a rivedere le sue strategie e a cercare un mercato alternativo a quello americano. L’eurozona rappresenta la destinazione più interessante per le esportazioni cinesi. Allo stesso tempo, anche le imprese europee, colpite dalle barriere commerciali statunitensi, si stanno concentrando maggiormente sul mercato interno. Questa convergenza sta creando un aumento esponenziale della concorrenza, che potrebbe costringere le aziende europee ad abbassare i prezzi per restare competitive.
I verbali della BCE confermano questo timore: “L’aumento del volume delle esportazioni cinesi verso l’eurozona e il calo dei prezzi medi” sono già visibili. Questa dinamica renderà la vita difficile ai produttori europei, che si troveranno a fronteggiare una concorrenza più agguerrita proprio nel momento in cui cercano di compensare le vendite perse negli Stati Uniti. La BCE riconosce che questi “effetti a cascata” del conflitto commerciale globale potrebbero paralizzare la crescita economica in diverse regioni, inclusa l’Europa.
La mossa della BCE: un taglio dei tassi per l’economia, ma con incognite
Nonostante la presidente Christine Lagarde avesse dichiarato a luglio il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione del 2%, i verbali mostrano che il dibattito interno non è affatto concluso. L’istituto di Francoforte ritiene che la crescita economica rallenterà nei prossimi mesi, in parte a causa della “corsa agli acquisti” anticipata di imprese e consumatori in previsione dei dazi.
Questo scenario apre la porta a una possibile nuova riduzione dei tassi di interesse. Sebbene il taglio non sia stato attuato a luglio per attendere ulteriori dati, il documento indica che la BCE è “più vicina ad abbassare i tassi che ad alzarli”. Un ulteriore taglio sarebbe visto come una mossa per sostenere la crescita in rallentamento e per scongiurare il rischio che l’inflazione scenda al di sotto dell’obiettivo del 2%.
Secondo Carsten Brzeski, capo economista di ING, un taglio dei tassi a settembre non è da escludere. “I politici europei sono sempre più consapevoli che l’accordo con gli Stati Uniti è tutt’altro che definitivo,” ha affermato Brzeski, sottolineando come le continue incertezze possano giustificare una mossa precauzionale da parte della BCE.
Tassi più bassi, consumi più alti: il paradosso dei dazi
La riduzione dei tassi di interesse, tuttavia, rischia di creare un paradosso. Se da un lato l’intento è stimolare l’economia europea, dall’altro potrebbe rilanciare i consumi di beni, compresi quelli cinesi, alimentando la stessa concorrenza che la BCE teme. In pratica, una politica monetaria più accomodante potrebbe non risolvere il problema strutturale della competizione sui prezzi, ma finirebbe per incentivare la domanda di prodotti d’importazione a basso costo.
Un altro aspetto cruciale è la valutazione dell’euro. Teoricamente, un taglio dei tassi dovrebbe indebolire la moneta unica, rendendo le esportazioni europee più competitive. Tuttavia, come Brzeski e altri esperti sottolineano, l’euro ha già guadagnato circa il 2% da giugno, e l’esito di un’eventuale svalutazione non è certo. Del resto negli ultimi mesi si è asstito ad una svalutazione dello Yuan rispetto all’Euro, e questo crea un problema non secondario: praticamente la Cina fa un dumping valutario dei propri prodotti, e questo danneggia le aziende europee.
Il mercato degli swap, intanto, sconta già un taglio di 25 punti base, ma non prima del marzo 2026, segno che la banca centrale non agirà con fretta. La BCE si muove con cautela in un contesto globale in continua evoluzione, cercando di bilanciare le necessità interne con le dinamiche internazionali.

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