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Il motivo per cui i votanti leghisti apprezzano il loro senatore Iwobo dipende dalle idee espresse e non dal colore della sua pelle

Una lezione per i veri razzisti italiani, ossia per i partiti di sinistra che hanno permesso l’invasione dell’Italia da parte dei migranti, invasione solo per fini politici ovvero per farli poi votare sinistra, senza pensare al futuro dei disperati in arrivo. Anche se ciò comporta e comportava rischiare – come poi è successo – la morte di migliaia di migranti in mare. Io preferisco chiamarlo schiavismo del III. millennio.
In fondo non c’è da stupirsi, era lo stesso piano che Obama ha cercato di implementare anche in USA; ci andò di mezzo pure lo stimato giudice Antonin Scalia, la cui morte sembra ogni giorno di più essere stata asservita al piano obamiano di concedere il voto ai figli dei migranti per il tramite di un voto cruciale alla Corte Suprema diventato da confermare grazie ai ranghi ridotti post mortem di Scalia (che invece era contrario), successivamente alla prevista elezione di Hillary Clinton ossia con una successiva maggioranza Dem alla Corte (…).

Non bisogna stupirsi dell’associazione tra schiavismo e partito democratico USA, anzi. La storia e la radice del partito Dem USA ci spiegano che furono proprio i democratici i difensori più strenui dello schiavismo americano. Addirittura fino a Roosevelt il partito Dem USA era più a destra dei repubblicani. Quello che dovrebbe far riflettere e che le grandi famiglie democratiche che ancora oggi governano gli indirizzi strategici sono le stesse che ai tempi difendevano il segregazionismo dei neri. La parole di Lyndon Johnson sono sintomatiche di un razzismo brutale da parte di un presidente Dem certamente iconico:

“… Lyndon Johnson ha detto molte volte la parola “negro”. Nei guardaroba del Senato e nelle riunioni del personale, Johnson era praticamente un intenditore della parola. Secondo il biografo di Johnson Robert Caro, Johnson avrebbe calibrato le sue pronunce per regione, usando “nigra” con alcuni legislatori del sud e “negra” con altri. Discutendo della legislazione sui diritti civili con uomini come il democratico del Mississippi James Eastland, che ha dedicato la maggior parte della sua vita a difendere la supremazia bianca, l’avrebbe chiamata semplicemente “il conto dei negri”. …”
Fonte: http://www.msnbc.com/msnbc/lyndon-johnson-civil-rights-racism

Ma in pillole, quali sono le idee sull’immigrazione, espresse con parole semplici, del senatore Iwobo, nigeriano, nero e leghista? Sono parole di buonsenso, voler aiutare i migranti senza trasformarli in schiavi, all’occorrenza aiutandoli a casa loro se farli venire in Italia significa usarli come merce:

«Ci sono due tipi di immigrazione: quella regolare, che ben venga, e quella clandestina che è reato ovunque tranne che in Italia. Perché importare nuovi poveri senza poter garantire loro un futuro?».

O ancora, sulla necessità non di bloccare l’immigrazione ma di controllarla, idem evitare la concessione della cittadinanza come fosse un regalo (non lo è e non lo deve essere):

«Mi sono fatto da solo, col sudore della fronte. L’integrazione è fatta di doveri, non solo di diritti. Il ministro Kyenge parla di ius soli? Una follia. Intanto un bambino italiano con due genitori stranieri sarebbe già un problema secondo me. Ma soprattutto ci sarebbe l’invasione di immigrate che verrebbero a partorire qui, solo per avere la cittadinanza automatica. Sarebbe un caos incontrollabile. E poi chi pagherebbe i servizi sociali per tutti questi nuovi concittadini, visto che non ci sono più soldi neppure per le famiglie italiane? Chi li manterrebbe, chi garantirebbe un futuro qui a tutti questi nuovi italiani? Qualcuno se l’è chiesto?».

Il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini (D) con Toni Iwobi, capo dipartimento immigrazione della Lega, nella sede del partito in via Bellerio a Milano – Milano, 1 ottobre 2014. ANSA/BAZZI

Vedete, forse non ci rendiamo conto che l’Italia NON deve fare l’errore della Francia la quale, dedita a praticare il più subdolo schiavismo in Africa, da sempre importa giovani africani senza aver nulla da fargli fare (una contropartita se non uno strumento per poter depredare le ricchezze dei paesi colonizzati evitando le reazioni dei giovani locali).
Risultato: la creazione in Francia delle banlieu, zone abitate solo da africani, dove la criminalità è altissima, l’occupazione bassa ossia città dormitorio dove vivono gli immigrati utili ad essere trattati come subumani, da schiavizzare per far loro fare lavori umili che i francesi bianchi non vogliono. Oggi nemmeno la polizia entra in tali zone, con enormi problemi di ordine pubblico.
Dunque il PD, le cui gerarchie hanno ereditato le spoglie del vecchio PCI, è sempre stato contiguo ai governi francesi, memento la strenua difesa dei brigatisti rossi da parte di Mitterand e soci con salvacondotti concessi in Italia ed all’estero, Cesare Battisti ad esempio. Andando a scavare si scopre che anche la centrale organizzativa che fece rapire Aldo Moro era basata proprio a Parigi, la famosa scuola Hyperion, o che molte delle destabilizzazioni a danno dell’Italia hanno coinvolto i servizi segreti francesi (Caso Ippolito, Ustica, Montedison/Gardini, golpe del 2011, assassinio di Gheddafi, …). La fuga non solo in avanti di Enrico Letta, che abbandonò nottetempo la sua creatura politica trentina, la Fondazione VeDrò – da chi finanziata è tutto un programma -, per andare a lavorare per l’Università dei servizi segreti francesi a Parigi, ne è solo una tragica e lineare conseguenza.

Sull’immigrazione il senatore Iwobo esprime da nigeriano e da leghista concetti che molti dei suoi connazionali pensano: non ci sono solo diritti ma anche doveri, da entrambe le parti. E far invadere l’Italia da migranti senza arte né parte non è nell’interesse di nessuno, tantomeno dei migranti. Per questo i leghisti lo stimano e lo apprezzano per le sue idee, non per il colore della sua pelle. E gli vogliono bene, è uno di loro.
Questo dimostra plasticamente non che i leghisti non sono razzisti, pleonastico, ma che il razzismo – che è avulso dalle idee e dai concetti espressi, basandosi solo sul colore della pelle e sulla diversità – sta precisamente all’opposto politico, ossia nelle sinistre, che hanno enfatizzato l’esistenza supposta di un problema tra bianchi e neri tra i loro avversari politici, solo per cercare di approfittarsi del voto dei migranti. Non è poi un caso che le cooperative rosse abbiano tratto enormi profitti dal business dell’accoglienza, tutto torna.

Il caso dello stimato senatore Iwobo dimostra che per le sinistre champagne – ossia che lavorano per le elites storiche – nero e razzismo sono sinonimo di interessi politici ed economici delle proprie gerarchie di partito, un semplice metodo di arricchimento di casta.
Auguriamo dunque al senatore Iwobo buon lavoro, sperando che non venga discriminato dalle sinistre perché da nero interpreta il problema dell’immigrazione in modo non conforme ai dettagli ideologi dei partiti eredi del partito comunista, PD e LeU su tutti.

Mitt Dolcino


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