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Italia in guerra, notizie dal fronte: il battaglione assaltatatori di scaffali ha raso al suolo il reparto farine.

 

Smettiamola con il clichè sugli italiani pantofolai in tuta da ginnastica, chini sulla tastiera a decidere le sorti della guerra: “Mandiamo più armi all’Ucraina! Apriteci la no fly zone! Pieghiamo Putin con le sanzioni: il nostro prosecco veneto da oggi se lo scorda!  Spezziamo le reni alla Russia!”

Gli italiani quando c’è da sfoderare grinta e scatto felino non son secondi a nessuno.

E’ bastato che il ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli dicesse: “Non ci saranno problemi di approvvigionamento” che i prodi guerrieri italiani ha subito recepito il messaggio: “Ragazzi, è il segnale! ANDIAMO!”

Ed è così che dopo i primi intoppi, tipo piccole crisi cardiache al momento di pagare il pieno almezzo meccanico – anvedi, beve più de un tank – con la macchina da guerra perfettamente rifornita, si son diretti come un sol uomo, senza colpo ferire, presso il più vicino supermercato.

La fila non è stata un problema: avevano planimetrie aggiornate con segnalate le entrate, comprese quelle d’emergenza e i disegni tecnici dei condotti d’aerazione. Non sono riusciti a passare da quelli perchè ancora leggermente in sovrappeso dall’ultimo lockdown del 2020, quindi hanno optato per l’avvicinarsi all’entrata principale, urlando: “Attenzione attenzione, siamo tutti positivi al covid, nuova variante Omicron Ter!”, che la gente terrorizzata si è scansata e il battaglione assaltatori ha sfondato.

Appena entrati in quello che solo fino a pochi giorni fa era il tempio del consumismo alimentare, han subito capito che la situazione era grave. Qualche nemico era già passato prima di loro, probabilmente avvisato dall’intelligence del suo paese, e ha saputo in anticipo che la farina sarebbe stata destinata a scarseggiare. Fottuti russi. Ora dei cartelli intimidatori avvisavano senza possibilità di replica: “Pasta solo tre pacchi, farina due, olio di semi 3 litri max”. La guerra è guerra ragazzi: fottendosene dei cartelli minatori han comperato, nonostante fossero razionate, 40 confezioni di patè per gatti sterilizzati a 15 euro il blister. Ce ne erano ancora tantissimi: il nemico non li aveva individuati. Dopo aver raso al suolo tutti gli scaffali possibili, con 2 kg di farina, 4 buste di lievito, due pacchi di pasta, cibo per gatti e una scorta monumentale di profumatori per biancheria, il battaglione, cercando di non farsi notare strisciando pancia a terra, è uscito dalla zona di guerra.

“C’ho un amico che c’ha un rifugio antiatomico. Cioè, prima era una cantina, adesso è un rifugio. Portiamo lì il bottino di guerra!”  “Ho ancora 78 pacchi di farina del lockdown del 2020. C’hanno le farfalline dentro, ma sono ancora buoni: aò la guera è guera”. “Io c’ho 20 pacchi di penne lisce che a casa mia non le mangia nessuno”.

Un rapido briefing per organizzare il trasporto, ed ecco i nostri eroi, fieri e compatti marciare verso il bunker. Missione compiuta.

“Ragazzi, questa pizza non si lievita, fa troppo freddo in questo bunker…”
“Magari per stasera meglio tornare a casa che dite? Più che altro qui dentro non piglia internet: io devo scrivere su twitter che deve fare adesso Zelensky, altrimenti poraccio come fa? Lo ha detto chiaro e tondo che aspetta il nostro aiuto”.


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