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Isteria numero uno

C’è qualcosa di peggio di avere una classe politica ladra, corrotta e disonesta come quella che – dicono – ha rovinato la prima repubblica? Forse sì. Forse è peggio avere una classe politica emotiva, umorale e isterica come quella attuale. Parliamo di una dimensione inesplorata nei vizi e difetti dei nostri governanti. Ai quali si addebita quasi sempre, come colpa principale, se non esclusiva, quella di essere incapaci e incompetenti. In realtà, se ci pensiamo bene, la loro tara più grande – e senza voler togliere nulla alla “grandiosità” di quelle appena enunciate – è un’altra.

Per capirla, basta por mente ad alcune delle decisioni e reazioni “politiche” messe in fila dall’inizio della crisi pandemica ad oggi. Agli esordi – quando sarebbe stato indice di logico, prudente e lungimirante “buongoverno” chiudere se non tutto, almeno abbastanza – lorsignori hanno spalancato le porte; e invitato a banchettare con i potenziali infetti d’oltrefrontiera. Perché? Perché di cuore, di pancia, d’istinto fare altrimenti avrebbe significato alimentare il razzismo.

Quando poi l’emergenza è passata – e l’esperienza fatta, le conoscenze accumulate, le evidenze scientifiche suggerivano di allentare la pressione –  i nostri prodi hanno spinto sull’acceleratore del panico: perimetrazioni sociali da gulag, proposte di trattamenti sanitari obbligatori, feticismo della mascherina. Perché? Perché di cuore, di pancia, d’istinto, essi hanno “sentito” che era giusto sacrificare qualsiasi diritto costituzionale sull’altare di un nuovo totem: “LASALUTE”; dopo che, per inciso, la sanità  pubblica l’avevano rottamata nel ventennio precedente.

Infine, ora che gli sbarchi di migranti economici (anche) infetti sono ricominciati – e quindi coerenza, prudenza e buon senso imporrebbero un giro di vite sugli approdi – i nostri fenomeni spalancano i confini agli stranieri malati (e li sparpagliano poi per la penisola). Tra l’altro, dopo aver sequestrato in casa per tre mesi gli italiani sani. Perché? Perché di  cuore, di pancia, d’istinto ai nostri progressisti da talent show  gli è ripartito un altro embolo: “LACCOGLIENZA”. Che, nella loro primitiva gerarchia di pesudo-valori, supera persino “LASALUTE”.

Facciamo una sintesi adesso. Come potremmo definire, nel complesso, questi atteggiamenti? C’è una sola parola adeguata: “isteria”; intesa, dizionario alla mano, come insieme di “reazioni esagerate e paradossali agli stimoli emotivi”. E c’è un motivo ben preciso se siamo arrivati a questo punto. Da decenni, il nostro sistema mediatico, soprattutto televisivo, promuove un modello “educativo” in cui la fanno da padrone proprio il cuore, le emozioni, i sentimenti. Che grondano, letteralmente, da ogni format tv, in un’orgia di zucchero filato dove il primo e unico comandamento è “non reprimere le emozioni” ed “esprimere i sentimenti”.

A ruota, e per tragica conseguenza, la somma virtù della tradizione occidentale (e cioè la troppo classica “ragione”) finisce sistematicamente nel cestino delle “buone cose di pessimo gusto” su cui poetava il Gozzano. Questo processo è stato colpevolmente assecondato dai partiti tradizionali attraverso la rinuncia alle famose “scuole” politiche. Dalle quali, magari, uscivano (pure) certi politici lazzaroni, ma anche dei veri e propri giganti, sotto il profilo culturale e intellettuale, rispetto agli gnomi attuali. Gnomi programmaticamente “disabilitati” a un uso abituale e proficuo del più prezioso degli organi: la testa. E sempre più portati a decidere, istericamente,  in base a stereotipi emotivi o a luoghi comuni “correttissimi”. Insomma, costoro vanno sempre dove li porta il cuore. Mai dove noi vorremmo che andassero.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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