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Israele manda le navi da guerra a proteggere le navi di trivellazione nelle aree contese

 

Il gas naturale è oggetto di conflitto non solo fra Europa e Russia, ma anche in medio oriente.. Da quando è stato scoperto il gas, Israele e il Libano sono in conflitto sul loro confine marittimo, anche perché un giacimento di gas sarebbe un toccasana per le devastate finanze libanesi.

Il cuore del conflitto è un giacimento offshore chiamato Karish. Secondo Israele, Karish si trova nelle sue acque territoriali. Secondo il Libano, invece, rientra in un triangolo di acque contese perché le due parti non riescono a mettersi d’accordo su dove passi esattamente il confine. Come riporta la Reuters, “Israele sostiene che il confine corre più a nord di quanto il Libano accetti, mentre il Libano sostiene che corre più a sud di quanto Israele accetti, lasciando un triangolo di acque contese”.

Questo fine settimana, la britannica Energean, che si è aggiudicata il diritto di trivellare a Karish, è arrivata sul posto con un impianto di perforazione, suscitando l’immediata reazione di Beirut. Il presidente libanese e il primo ministro ad interim del Paese hanno accusato Israele di aver violato la sovranità del Libano.

Secondo la parte libanese, inoltre, le forze armate israeliane hanno inviato navi da guerra sul campo nei pressi del punto di perforazione,  anche se l’impianto di trivellaggio non è ancora stato collegato al giacimento, come ha riferito questa settimana il quotidiano israeliano Haaretz.

Le due parti contestano la corretta posizione del giacimento rispetto ai confini marittimi. “I tentativi del nemico israeliano di creare una nuova crisi, invadendo le ricchezze marittime del Libano e imponendo il fatto compiuto in un’area contesa in cui il Libano si attiene ai propri diritti, sono estremamente pericolosi”, ha dichiarato il capo del governo provvisorio libanese, Najib Mikati.

Israele ha avvertito fin da subito che qualsiasi danno all’impianto di trivellazione di Karish, così come gli attacchi a qualsiasi impianto di trivellazione di gas nelle sue acque, sarà interpretato come un attacco allo Stato, il che implica una reazione immediata.

Amos Hochstein, inviato speciale del Dipartimento di Stato americano e coordinatore per gli affari energetici internazionali, sembra essere stato invitato da Beirut a risolvere, in modo mediato, la questione. Il Libano non ha una forza navale tale da costituire una minaccia per Israele, ma movimenti terroristici potrebbero attaccare le istallazioni, e comunque c’è sempre il pericolo di un attacco missilistico.

Mentre il Libano non ha ancora trovato gas a livello commerciale nelle sue acque, Israele sta già producendo da un paio di giacimenti giganti e ha grandi progetti di sviluppo energetico. Il Paese ha recentemente avviato colloqui con l’Unione Europea per iniziare a esportare il gas  dopo averlo liquefatto in Egitto. Il ministro dell’Energia Karine Elharrar ha dichiarato che ciò darà il via a una serie di nuove gare d’appalto per la trivellazione, che si svolgeranno nel terzo trimestre dell’anno.

Nei prossimi anni, Israele intende raddoppiare la propria produzione di gas naturale, portandola a 40 miliardi di metri cubi, sia attraverso l’espansione di progetti già esistenti, come il giacimento Leviathan, sia attraverso la messa in funzione di nuovi progetti, come quello di Karish. L’Europa è un ovvio mercato di destinazione per tutto questo gas.

“Israele deve agire il più rapidamente possibile, poiché la finestra per firmare contratti e diventare un importante fornitore di gas all’Europa sarà aperta solo per un periodo di tempo limitato”, ha dichiarato recentemente Gina Cohen, consulente per il gas, in una relazione per il Ministero degli Esteri israeliano e il Parlamento europeo.

Per concretizzare i suoi piani, Israele dovrà mettere in sicurezza i suoi giacimenti di gas, il che rende la risoluzione della controversia vantaggiosa per tutti, anche per Israele. La sicurezza è necessaria per sfruttare le risorse naturali.


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