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Intervento in Libia? Forse non conviene. La “politica” verso l’Islam va capovolta

 

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Si parla di “intervento militare” in Libia, visto che la situazione sta degenerando continuamente dopo la caduta di Gheddafi. Il paese a sud dell’Italia e’ nel completo caos, al pari di tanti altri (Iraq, Siria, Afganistan) dove l’occidente e’ intervenuto militarmente per rimuovere “regimi”, certamente imperfetti, ma che garantivano situazioni piu’ stabili, e la cui caduta ha lasciato tali paesi nel caos piu’ totale, in guerre tribali e di fazioni, dove la lama dell’estremismo islamista affonda e trova terreno fertile.

 

La realta’ e’ che negli ultimi due secoli, l’occidente ha fatto una sequenza di errori a dir poco madornale.

In principio ha “colonizzato” questi paesi islamici, approfittando del disfacimento di grandi imperi (in primis di quello ottomano) e fissando “confini” ai propri domini, che permangono anche oggi, spesso e volentieri senza un senso logico.

Dopo la seconda Guerra mondiale, sempre l’occidente che partori’ il nazismo, che a sua volta partori’ lo stermino ebraico, diede il via libera alla nascita di Israele, fatto consequenziale a tali eccidi, creando le premesse per i tanti contrasti successivi.

 

Ritirati gli occidentali, una serie di nazioni nel mondo arabo sono nate, generalmente gestite da monarchie assolute o regimi dittatoriali laici. Con la scoperta del petrolio, l’occidente s’e’ sostanzialmente “alleato” con alcuni di questi paesi, in primis con l’Arabia Saudita, che si trasformo’ rapidamente da deserto sottosviluppato in una delle nazioni più ricche del mondo, ma con una struttura integralista delle sue istituzioni giuridiche e sociali, che ha indirizzato un ammontare gigantesco di risorse al finanziamento, nel mondo islamico, di moschee e certi culturali di orientamento fondamentalista e di partiti e movimenti politici che al Wahhabismo direttamente o indirettamente si richiamano.

 

Negli ultimi lustri, l’occidente e’ poi intervenuto militarmente (e non) in tantissime realta’ (Iraq, Afganistan, Yemen, Somalia, Mauritania, Siria, Libia), lasciando generalmente situazioni peggiori di quelle precedenti gli interventi stessi. L’Iraq di Saddam, la Siria di Assad e la Libia di Gheddafi sono certamente luoghi dove mediamente si viveva meglio, meno poveri ed instabili di oggi, dove il fondamentalismo non prosperava.

 

In sintesi, l’espansione esponenziale dell’islamismo piu’ estremo, e’ anche figlia di “scelte” dell’occidente compiute come detto sia nel periodo coloniale, che post bellico, nonche’ del proselitismo fondamentalista dell’alleato occidentale Saudita e della sequenza di interventi militari degli ultimi lustri. Il tutto in un contesto in pieno boom demografico e con diseguaglianze incredibili, con vaste sacche di poverta’ e malcontento.

 

Ma se stessimo sbagliando tutto?

 

L’attuale politica occidentale poggia su pilastri precisi, quali: l’intervento armato in paesi con regimi sgraditi (specialmente se ricchi di petrolio), l’alleanza con l’Arabia Saudita e le monarchie assolute del Golfo, la mancanza di determinazione nell’imporre ad Israele una soluzione alla questione palestinese, e per concludere una politica decisamente non ostile all’immigrazione islamica.

 Questa Politica e’ stata un totale fallimento.

 

Perche’ non capovolgere la nostra politica verso i paesi Islamici: basta interventismo militare, determinazione a trovare una soluzione per la Palestina, stop ad alleanze con paesi che fanno proselitismo fondamentalista e maggior tolleranza per regimi, anche militari, laici; ed infine riduzione ai minimi termini dell’immigrazione massiva da questi paesi paesi.

Che non sia questa la soluzione, o perlomeno una politica che puo’ ridurre in prospettiva il fenomeno estremista?

 

Tornando alla Libia: ma siamo proprio sicuri di voler intervenire?

Certamente, come successo in passato (vedi Iraq e Libia), un intervento militare occidentale potrebbe inizialmente avere successo, eliminando il problema ISIS nell’immediato.

Ma di fatto, abbiamo visto che tali interventi nel lungo periodo immancabilmente lasciano situazioni che degenerano nuovamente in scontri tra fazioni e tribu’, che fomentano ulteriormente il fenomeno, ed incitano le enormi masse di giovani arabi, ad abbracciare l’Islam piu’ radicale.

Ultimo dettaglio: date uno sguardo alla Mappa della Libia e scoprirete che la presenza dell’ISIS non e’ particolarmente significativa. Il paese e’ diviso in tribu’, ed e’ in uno stato di caos, col territorio in mano essenzialmente ai governativi di Tobruk ed all’alleanza che ad esso si oppone. Le aree occupate da ISIS e da fondamentalisti sono decisamente limitate. Ovviamente il caos e’ notevole, e gruppi di “teste calde” possono agire qua e la’. Detto questo, non si comprende come possa avere un senso un’azione militare d’aria e di terra che coinvolgerebbe decine di migliaia di uomini in un contesto del genere.

Inoltre, qualsiasi azione, e’ priva di senso, se non si ha ben chiaro il “dopo”, vale a dire l’assetto che si vuol dare alla Libia, una volta ritirate le truppe d’intervento, e questo errore s’e’ gia’ fatto troppe volte in passato.

 

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GPG

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