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GUERRA IN LIBIA E CAMBIO DI PARADIGMI ECONOMICI IN EUROPA E DINTORNI (di Nino Galloni)

 

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Fu un errore colossale tradire e abbandonare Gheddafi.

Questi dittatori, a volte piuttosto fondamentalisti (Khomeini, lo stesso Gheddafi) a volte molto laici come Saddam Hussein,  garantivano equilibri non corrispondenti al nostro sentire di occidentali demkcratici, ma certamente meglio di una guerra continua con prospettive deliranti.

I Francesi, allora, si buttarono nell’avventura perché cercavano contratti in idrocarburi essendo molto scoperti nella transizione al post-nucleare.

L’Italia subì soprattutto per la ricattabilita’ di Berlusconi,  ma il risultato è la guerra civile e la crescita dell’Isis; e veniamo al problema: per storia e cultura noi siamo per la trattativa e la diplomazia,  ma la prospettiva dell’Isis è diversa.

Per risolvere l’equivoco occorre rispondere alla domanda: esiste e cosa significa “Islam moderato” (quello con cui si dovrebbe trattare senza dubbi)?

 

In teoria non esiste Islam moderato perché l’interpretazione stretta del Corano è quella che è: ma, in pratica, la separazione tra religione e Stato (con cui gli Islamici conquisterebbero un terreno nuovo) è possibile.  

Come riconosciamo,  allora, oggi gli Islamici moderati? Ascoltando qualche predica in cui si sostiene che il terrorismo è il male? O, invece, vedendo chi combatte il terrorismo? Ecco, quindi, l’Egitto che fa la cosa giusta, candidandosi ad un ruolo serio nell’area.

Per riparare l’errore precedente e considerando cos’è il Califfato, non resta che un intervento in appoggio dell’Egitto e a fianco dei Francesi, comunque contro i Fratelli Musulmani che governano l’ovest della Libia.

Ci esporremo a ritorsioni, ma i tempi del patto di non belligeranza di morotea memoria sono lontani; e, a Moro, sembra più vicino il quasi interventista Gentiloni (che aveva anche detto la cosa giusta contro il ricatto di Obama prima del vertice di Minsk) che non il premier Renzi.

 

Comunque, Libia, Ucraina e Grecia hanno due cose in comune: un errore evidente in origine e le conseguenze di una scelta di paradigma da cui la civiltà cerca di liberarsi, ma non sarà facile: della Libia abbiamo accennato; dell’Ucraina va ripetuto che l’appoggio alle velleità filo Nato e antirusse è stato veramente devastante; della Grecia va ricordata l’irresponsabile scelta dell’euro destinato a travolgere i pur pochi elementi di forza dell’economia greca.

Anche il paradigma restrittivo che, da oltre trent’anni, impedisce sviluppo, indebolisce la democrazia, favorisce le emigrazioni fuori controllo va sostituito con qualcosa che consenta la regolazione in senso espansivo dell’economia privata e pubblica ed un diverso percorso per l’Europa che non può prescindere da Africa del nord, medioriente e Russia.

 

Nino Galloni

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