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Indovinate chi è contrario al ritiro dall’Afghanistan?

 

 

Si avvicina la data finale di ritiro teorico dall’Afghanistan e naturalmente la fazione pro bellica della Camera dei rappresentanti USA chiama i rinforzi, sotto forma di audizioni. Chi si può chiamare per chiedere la permanenza permanente di truppe USA all’estero?

Hillary Clinton e Condoleezza Rice hanno detto ai membri della commissione per gli affari esteri della Camera di essere preoccupate per il piano del presidente Biden di ritirare tutte le truppe statunitensi dall’Afghanistan, con la Rice che suggerisce che gli Stati Uniti potrebbero dover tornare indietro“, riferisce Axios.

 

La testimonianza della coppia è stata fornita tramite Zoom e sembra che sia stata mantenuta relativamente riservata, dato che si trattava di una chiamata solo dei membri a “porta chiusa”, fino a quando Axios non ne ha diffuso notizia.

Condoleezza Rice, ovviamente, ha servito notoriamente come consigliere per la sicurezza nazionale di George Bush durante le prime invasioni sia dell’Afghanistan che dell’Iraq, e ha contribuito in modo cruciale a sostenere la causa della guerra al pubblico americano, servendo in seguito come Segretario di Stato di Bush per tutto il 2009.

Avendo contribuito a far scoppiare due guerre fallite, entrambe rimaste a lungo profondamente impopolari tra il pubblico americano, naturalmente Condi Rice come voce preminente dei neocon sarebbe stato consultato come punto di vista del “mantenere la rotta”. Da notare anche l’assoluta continuità fra la politica estera della Rice e quella della Clinton, come sottolineano i successivi impegni in Libia ed contro Assad.

“Condi Rice è come, ‘Sappiatelo, probabilmente dovremo tornare indietro'”, in mezzo a una potenziale ondata di terrorismo, “, secondo quanto riportato da un membro parlamentare presenta, che ha proseguito riportando i pericoli dell’istallarsi di una repubblica islamica nell’Asia Centrale.

Un altro membro del comitato ha confermato che sia la Clinton che la Rice hanno espresso preoccupazione per le potenziali ricadute derivanti da una rapida rimozione di tutte le truppe statunitensi.

Entrambi hanno anche espresso preoccupazione per la protezione dei diplomatici statunitensi sul campo dopo il ritiro e cosa significherà la mossa per la guerra globale al terrorismo. Entrambi hanno sottolineato la necessità di proseguire con le operazioni antiterrorismo all’estero.

Alla dine, quando si tratta di guerra, c’è poca differenza fra una fetta dei repubblicani e la sua equivalente dei democratici. Tutti vogliono proseguire guerre non popolari e che non possono avere una fine in tempi normali, ma che alimentano una enorme spesa bellica all’estero. Uno stillicidio di violenze e di denaro senza fine.

 


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