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India: venti di crisi

 

L’India del primo ministro Modi è in grosse difficoltà che potrebbero essere moltiplicate da una crisi del mercato creditizio in futuro. Questo risulta da un report della Banca Mondiale, che ha drasticamente ridotto le sue prospettive per la terza economia dell’Asia. Lo scorso aprile ci si attendeva un tasso di crescita del 7,5 percento per l’India in questo anno fiscale scadente il 31 marzo, ma dopo sei mesi le prospettive si so o abbassate a solo il 6 percento. In un sondaggio della Banca mondiale, mentre gli economisti indiani hanno addirittura abbassato le prospettive al 5,7%.

Il primo ministro Narendra Modi aveva fatto grandi promesse prima delle elezioni, ma pare che queste andranno amaramente tradite. Il rallentamento è dovuto soprattutto ad un calo nei consumi interni per motivazioni cicliche e strutturali. Questa contrazione è stata particolarmente forte nel settore auto, con un calo delle vendite del 30% nella prima metà dell’anno, ma rischia di essere accentuata da una crisi creditizia.

Negli ultimi quattro anni le banche hanno raddoppiato i loro prestiti al settore immobiliare indiano sino a giungere a $ 438 miliardi. Questo ha generato il classico effetto bolla che ora si sta trasformando nel più classico dei burst, degli sgonfiamenti, con un’esplosione delle sofferenze e dei progetti abbandonati in corso d’opera. Si parla di una situazione con oltre 150 miliardi di dollari in crediti inesigibiki e di dubbia esigibikita, con diversi istituti molto vicini al punto di rottura finanziaria. In questa situazione da un lato la RBI, la banca centrale, deve vigilare con attenzione, ma le banche non si trovano nella condizione di espandere il credito al consumo. Quindi lo stimolo non può che essere fiscale diretto o monetario dalla banca centrale. Inoltre aspettiamoci che Modi cerchi di distrarre l’attenzione sulla politica estera.

 


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