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In memoria di Bettino Craxi (di Domenico Caruso)

 

 

E’ doveroso commemorare la figura di Bettino Craxi a venti anni dalla scomparsa per comprendere con animo vergin di servo encomio e di codardo oltraggio la complessità dell’uomo politico e per riconoscere la qualità che più di ogni altra gli appartiene: quella di Statista dotato di concretezza, lungimiranza, visione storica per nulla offuscata, anzi esaltata, dalla damnatio memoriae generata dal manicheismo giustizialista di Mani Pulite tipico di un periodo della nostra storia recente nel quale gli schiamazzi della folla hanno messo a tacere la voce della coscienza.

I finanziamenti ai partiti, considerati illeciti nell’ambito dei reati di pura creazione legislativa ai quali ben avrebbe potuto essere applicato il Decreto Conso, interessavano tutti i partiti dell’arco costituzionale, Partito Comunista compreso come Craxi ebbe modo di affermare nel virile discorso alla Camera dell’aprile 1993 nel quale dichiarò senza ipocrisia che nessun responsabile di partito poteva alzarsi per pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermato poichè i fatti lo avrebbero qualificato come spergiuro.

Nessuno osò fiatare per pavida ammissione di correità che consentì all’autorità giudiziaria di portare a compimento una inchiesta nella quale non furono pochi i principi di diritto ad essere disattesi così come avvenuto nel processo Eni –Sai (unica sentenza definitiva di condanna per corruzione) nel quale la responsabilità penale di Craxi fu fondata esclusivamente sulle dichiarazioni rese prima del giudizio dai coimputati che si erano astenuti dal deporre e che la difesa non aveva potuto esaminare in nessuna fase del procedimento così come affermato dalla pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 5 dicembre 2002.

Occorre interrogarsi su come mai solo nei confronti di Craxi la magistratura fu magistratura

così inflessibile nell’esercitare l’azione penale, spietata quando fu richiesta una perizia medica supplementare per consentire il rientro in Italia per le cure mediche, cinica quando Francesco Saverio Borrelli affermò che la morte è un “risvolto” negativo delle inchieste giudiziarie.

La risposta è data dal ruolo politico netto, definito, incisivo esercitato da Craxi.

E’ risaputo che, negli avversari politici, la cattiveria può trasformarsi in crudeltà quando si nutrono complessi di inadeguatezza e di inferiorità.

Craxi è stato un leader capace di superare l’approccio marxista-leninista fondato sulla lotta di classe a cui era ancorato il Partito Comunista per approdare ad un socialismo liberale e riformista.

Da Presidente del Consiglio ha dato stabilità al Governo, ha domato l’inflazione con il taglio dei punti della scala mobile vincendo il successivo referendum proposto dal PCI, ha ancorato fermamente l’Italia nell’ambito dell’Alleanza Atlantica pur giocando un autonomo ruolo di rilievo in politica estera operando per la stabilità dell’area mediterranea e la difesa della sovranità nazionale come nel caso di Sigonella. Da uomo dotato di una lucida visione del futuro ha ipotizzato una svolta modernizzatrice con la riforma delle istituzioni in una epoca in cui i comunisti discutevano di argomenti vacui come l’eurocomunismo e ha intuito i guasti dell’Unione Europea.

Una visione così lucida ha impedito l’egemonia a sinistra e l’ascesa al Governo degli eredi del Partito Comunista ai quali non rimaneva altro che riproporre l’ipocrita questione morale utilizzata in chiave giustizialista per massacrare gli avversari, scardinare i partiti con il culto della magistratura e delle manette senza l’elaborazione di una originale proposta politica vista la profonda crisi politico-culturale della sinistra.

Ancora oggi paghiamo le conseguenze di quel periodo infausto: accettando supinamente l’abolizione dell’autorizzazione a procedere con la revisione costituzionale del 1993 e puntando l’indice contro Craxi per cercare vanamente di difendere sé stessa, la politica ha decretato la propria subalternità alla magistratura creando un grave vulnus al principio della separazione dei poteri del tutto evidente nel momento in cui la discrezionalità delle scelte, insita nell’investitura popolare e tipica della democrazia rappresentativa, è sistematicamente rimessa al giudizio insindacabile di un ordine non collegato all’esercizio della sovranità popolare, non responsabile nei confronti di nessuno e che dovrebbe essere soggetto soltanto alle leggi create dalla politica.

Craxi non ha bisogno di riabilitazioni poiché l’incedere del tempo porterà alla corretta valutazione storica di un uomo di Stato del suo rango.

La storia non è mai giustiziera ma sempre giustificatrice diceva Benedetto Croce e sarà così anche con Craxi che riposa in terra straniera.

E’ giunta l’ora che le sue spoglie ritornino in Italia con tutti gli onori dovuti ad un grande italiano!


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