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ILVA: GRAZIE AL GOVERNO E’ ANDATA. Pensiamo al dopo

 

 

Ilva, o almeno il capitolo legato alla storia di Arcelor Mittal, è finita. Non facciamoci illusioni, non crediamo allo parole vacue e vaghe del governo e dei suoi politicanti. “Ei fu”, possiamo dire tranquillamente. Il motivo è semplice: nessuno può obbligare Arcelor Mittal a gestire un’azienda che non vuole gestire, ma chiudere. Per farla finita Arcelor Mittal non deve fare molto, anzi deve fare pochissimo, letteralmente nulla. Basta non acquistare i minerali di ferro, carbone e gli altri componenti necessari per l’altoforno, e questo, non più alimentato, si spegne. Basta non pagare le aziende dell’indotto per farle fallire e creare un deserto attorno all’acciaieria.

Oltre una settimana fa abbiamo scritto che l’approccio leguleio di Conte era completamente sbagliato. Non c’è tempo per i giochini da studio di avvocato di provincia, per i ricorsi, neanche per gli articoli 700 cpc. Conte minaccia sanzioni miliardarie ben sapendo che queste, se vi saranno, saranno incassate fra minimo cinque anni, quando ormai ILVA attuale sarà solo un mucchio di ruggine. La tattica è stata sbagliata con Renzi, che dismise Bondi per cedere l’acciaieria ad un privato arraffone, è stata sbagliata dopo, da Calenda, è stata sbagliata da Di Maio, ed è sbagliata da Patuanelli. Minacciare Arcelor rende solo le cose più semplici, per lei.

Un governo serio ora discuterebbe cosa fare DOPO , dopo che parte , letteralmente , dal domani e va all’infinito .

I Punti essenziali solo:

I) CI VUOLE ILVA?

II) ALTOFORNI: TRANSIZIONE O MENO.

III) UN NUOVO IMPIANTO

IV) CHI GESTIRA’ LA FUTURA ILVA E SOTTO QUALE FORMA?

V) COME PAGARE IL TUTTO?

Diamo per scontato che la risposta al punto I)Ci sono stati diversi casi di altoforni spenti o  sia si, almeno per spirito di studio;

II). Un altoforno non è un’automobile, o un macchinario industriale. Non si accende e spegne così, dall’oggi al domani. Ammesso che venga “Spento” bene , la sua riaccensione è una cosa semplice e fattibile se avviene nell’arco di pochi giorni o di settimane, mentre è estremamente complessa ed improbabile se avviene dopo mesi o anni. Ci sono stati casi di spegnimenti improvvisi edi accensioni dopo pochi giorni, ad esempio durante gli scioperi degli anni ’80 nel Regno Unito. Quindi se si vuole guidare una transizione verso una futura acciaieria usando, per partire, le strutture esistenti non ci può essere una transizione lunga, e questo spiega anche la follia di una  via legale che può anche impiegare mesi. Nel frattempo l’impianto è da demolire.

III) Vogliamo tirare avanti con questo impianto o uno nuovo con tecnologie diverse. Ammesso, e non concesso che sia possibile salvare l’esistente, si vuole tiracchiare avanti con questo o realizzare un moderno impianto decarbonizzato? In questo caso il nuovo impianto dovrebbe essere costruito in prossimità e continuità del vecchio, che poi sarà demolito;

IV) C’è il coro di TUTTI contro il controllo dello stato. Nello stesso tempo chiamare una nuova multinazionale come Arcelor Mittal significa trovarsi esattamente al punto attuale fra 10 anni, anche con una partecipazione di minoranza dello Stato. Arcelor Mittal non è nè meglio nè peggio degli altri predoni di aziende nazionali passati e futuri, gente che viene, compra e chiude. Perchè non una struttura a Public Company con Golden Share (10 %) dello stato, share tecnica di partner commerciale industriale, 5%, e quindi una azionariato diffuso con un divieto per ogni altro socio al superamento di una quota, molto bassa, dell’azionariato (0,1%). In questo modo ci sarebbe la sicurezza della continuità aziendale nazionale, senza sorprese di espropriazione, una partnership commerciale, se necessaria, ed una governance basata su criteri di efficienza, ma sempre con un’ottica di sistema industriale nazionale.

V) Come pagare. Beh io alcune idee le avrei, anzi molte, si può perfino scegliere e senza problemi. Premesso che, nel lungo periodo, qualcosa proverrà da un’eventuale causa a Arcelor, ma non nell’immediato, e che la struttura futura a public company permetterebbe il recupero di risorse dal mercato, ci sono diverse possibilità:

  • ritiro dal MES e conversione dei fondi ottenuti un un fondo di partecipazioni per la reindustrializzazione dell’Italia. SI tratta di molti miliardi che non utilizziamo e che sono in un fondo dal quale ci vogliono cacciare;
  • dato che si parla di una “sensibilità ambientale” in tutta Europa, ma poi nessuno fa nulla, spingere per l’imposizione di dazi sugli acciai importati non da impianti decarbonizzati. Perchè è inutile costruire un altorforno che non utilizza carbone , e magari produce acciaio più costoso, e poi importare acciaio da carbone da Turchia, Cina ed India;
  • si potrebbero riprenderei “Titoli di stato di piccolo taglio al portatore” di cui si è risentito parlare in commissione bilancio e che sono stati elogiati dall’ABI. In questo caso potrebbero essere poi convertiti, su richiesta, nei titoli della futura ILVA Public Company;

Ci potrebbero essere altre vie, basta volerlo, e la UE non potrebbe opporsi se l’intervento pubblico fosse solo una fase temporanea. Se no si può sempre rinfacciare il caso tedesco della NORD LB, banca salvata da denari pubblici rifiutando offerte di privati.

 

 

 

 


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