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Il verde è solo una grande bolla speculativa: lo dice perfino Tronchetti Provera

 

Come si fa a dare un’informazione vera nascondendola e facendola passare in secondo piano? Seppellendola sotto un titolo falso. Il “Sole 24 ore” dedica un interessante articolo ad Ambienta l’ultima iniziativa finanziaria di Nino Tronchetti Provera, il fondo “Ambienta”.

Il problema è la differenza fra quello che dice il titolo e la realtà: il titolo esalta l’esplosione dei cosiddetti “Green Bond”, quelli dedicati alla transazione energetica. Leggiamolo: “I capitali internazionali virano sulla finanza verde» Gli asset gestiti dai fondi chiusi, dedicati alla green economy, raddoppieranno entro il 2025, superando i 9 mila miliardi di dollari“. Quindi, a leggere il titolo, ci sarebbe un enorme boom nella finanza verde, che, leggendo il titolo, sembra essere veramente il futuro della finanza.

Peccato che l’articolo poi dica quasi l’opposto, quando descrive l’attività del fondo “Ambienta”: “Ambienta ha costituito un fondo long-short che oggi supera i 600 milioni di dollari, anche per assumere posizioni brevi su asset che crediamo abbiano valutazioni non corrispondenti al sottostante. Il mercato, infatti, sta premiando società che si rendono appetibili attraverso un green-washing, ma noi, che abbiamo le competenze per valutarle, le vendiamo allo scoperto”. Quindi Nino Tronchetti Provera lo dice chiaramente: siamo in una vera bolla di finanzia verde in cui il rendimento dei titoli non rispetta la prospettiva reddituale dello stesso. Il buon speculatore sa valutare il vero valore dei titoli ed è pronto a venderli allo scoperto.

Si tratta di un’affermazione forte, anche perché Tronchetti Provera non ha problemi nel confrontare la situazione attuale con la bolla “dotcom” del 2000, quando qualsiasi cosa legata al web era in bolla, salvo poi implodere in pochi mesi. Reuters ricorda come vi sia stato un record di emissioni di titoli ESG, sociali e verdi, è stata pari a 777 miliardi di dollari da gennaio a settembre 2021, una marea di denaro raccolta spesso senza avere una prospettiva d’investimento seria, con ottime possibilità di essere utilizzate male e in progetti senza futuro. Un disastro per il risparmiatore, una manna per chi prende posizioni short, cioè vende allo scoperto.

Nel 2019 ci fu in Cina un piccolo shock sui green bond. Ora nel Regno Unito si teme che il titolo britannico “Verde” costi un extra 165 milioni di sterline al contribuente. Eppure i “Green bond”, emessi dalla Commissione e perfino dall’Italia, sembra una grande innovazione. Sicuramente un prodotto utile a chi shorta.


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