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Il tramonto del New START: l’ombra di una nuova corsa agli armamenti nucleari
Addio al New START: scade oggi l’ultimo trattato nucleare tra USA e Russia. Cosa cambia per la sicurezza mondiale e il rischio di una nuova corsa agli armamenti atomici che coinvolge anche la Cina.

Si chiude oggi, 6 febbraio 2026, un’epoca che molti avevano sperato fosse definitiva: quella della limitazione concordata degli arsenali atomici tra le due superpotenze storiche. Con la scadenza del trattato New START (Strategic Arms Reduction Treaty), firmato a Praga nel 2010 da Obama e Medvedev, cade l’ultimo diaframma legale che impediva agli Stati Uniti e alla Russia di tornare a riempire i propri silos oltre i limiti stabiliti.
Per chi non mastica quotidianamente di geopolitica e testate MIRV, la questione potrebbe apparire come un tecnicismo burocratico tra diplomatici. In realtà, è il segnale di un cambio di paradigma: la transizione da un mondo basato sulla “stabilità strategica” a uno dominato dall’incertezza e dal riarmo tecnologico.
Cosa prevedeva il New START?
Il trattato non era un semplice “gentlemen’s agreement”, ma un sistema complesso di tetti numerici e verifiche incrociate. Ecco i cardini che da oggi non sono più vincolanti:
| Categoria | Limite New START |
| Testate nucleari strategiche schierate | 1.550 |
| Missili e bombardieri pesanti schierati | 700 |
| Lanciatori (silos, tubi, aerei) totali | 800 |
Oltre ai numeri, il trattato prevedeva ispezioni sul campo. Senza queste ultime, la fiducia reciproca viene sostituita dal dubbio, e il dubbio, in dottrina nucleare, porta quasi sempre a una conclusione: “Per sicurezza, meglio produrre di più”.
Le opzioni sul tavolo del Pentagono
La fine del trattato offre agli Stati Uniti una libertà d’azione che non avevano da decenni. Tuttavia, come spesso accade nelle dinamiche keynesiane applicate alla difesa, “libertà” fa rima con “investimenti massicci”. Il Pentagono potrebbe ora decidere di aumentare rapidamente la propria capacità offensiva agendo su tre asset principali:
- Il ritorno del “MIRVing” sui Minuteman III: Attualmente, i missili intercontinentali (ICBM) statunitensi portano una sola testata per rispettare i limiti. Ma sono nati per portarne tre, con un MIRV, una testata con veicoli di rientro multipli. Ri-equipaggiare i 400 Minuteman III aumenterebbe istantaneamente il numero di testate pronte al lancio.
- I bombardieri B-52: Decine di questi veterani dei cieli erano stati “denuclearizzati” (modificati per trasportare solo armi convenzionali) per rientrare nei conteggi. Ora la legge consente di ripristinare il loro software e hardware nucleare.
- Sottomarini classe Ohio: Ogni sottomarino ha quattro tubi di lancio sigillati. Riaprirli significherebbe aumentare la potenza di fuoco della componente più letale e silenziosa della triade.
L’incognita russa e l’ombra cinese
La Russia di Putin aveva già sospeso la partecipazione formale nel 2023, pur dichiarando di voler rispettare i limiti “volontariamente”. Ma le promesse non verificate valgono poco nelle sale del comando strategico (STRATCOM). Mosca dispone già di armi ipersoniche come l’Avangard, che i trattati faticavano a inquadrare, e sta testando sistemi esotici, inclusi ordigni spaziali e siluri nucleari.
Tuttavia, il vero “convitato di pietra” è Pechino. La Cina sta espandendo il proprio arsenale a una velocità senza precedenti. Le stime suggeriscono che passerà dalle attuali 600 testate a circa 1.500 entro il 2035. Gli Stati Uniti, con un pizzico di pragmatismo e molta preoccupazione, sostengono che qualsiasi nuovo trattato sia inutile se non include anche la Cina. Pechino, dal canto suo, risponde con una logica inappuntabile: “Perché dovremmo limitarci noi, che ne abbiamo poche, mentre voi ne avete migliaia?”.
Verso una nuova “Economia Militare”?
La scadenza del New START non è solo una crisi di sicurezza, ma anche una sfida economica. Modernizzare la triade nucleare e rispondere al riarmo altrui ha un costo che l’Ufficio del Bilancio del Congresso (CBO) stima in quasi 1.000 miliardi di dollari entro il 2034. A questo si aggiunge l’iniziativa Golden Dome per la difesa missilistica, un altro pozzo senza fondo da centinaia di miliardi. Consideriamo che il budget attuale vira verso un enorme 1500 miliardi, e abbiamo la dimensione dell’investimento
È ironico, e forse un po’ amaro, notare come la fine della diplomazia si traduca in un gigantesco stimolo per l’industria della difesa. Ma è uno stimolo che non costruisce infrastrutture civili, bensì strumenti di deterrenza che tutti sperano di non dover mai usare.
Il futuro: Moratoria o Anarchia?
Le indiscrezioni parlano di colloqui ad Abu Dhabi per una moratoria volontaria di sei mesi o un anno. Putin stesso ha suggerito di mantenere i “tetti” massimi per un periodo transitorio. Tuttavia, senza un trattato legalmente vincolante, siamo nel campo della buona volontà politica, merce rara nei tempi correnti.
Se non si troverà un accordo quadro che includa le nuove tecnologie (ipersonico, cyber, spazio) e i nuovi attori (Cina), la fine del New START passerà alla storia come il momento in cui l’umanità ha deciso di ricominciare a contare i propri missili invece di ridurli. Quali paesi possono veramente permettersi di andare avanti senza nessun limite?









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