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Il Sol Levante inciampa sul Nucleare: dati sismici falsati per una centrale nucleare mettono a rischio la credibilità

Giappone, scandalo nucleare: dati sui terremoti falsificati per riaprire la centrale di Hamaoka. Stop immediato.

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C’è qualcosa di profondamente inquietante quando il mito dell’efficienza e dell’onestà nipponica si scontra con la dura realtà dei bilanci aziendali e della necessità energetica. Il Giappone, nazione che abbiamo imparato ad ammirare per la sua precisione quasi maniacale, ci offre oggi uno spettacolo che avremmo pensato più consono a certe gestioni aziendali occidentali poco trasparenti.

L’autorità di regolamentazione nucleare giapponese (NRA) ha bloccato lo screening di sicurezza per due reattori della centrale di Hamaoka. Il motivo? Dati falsificati sui rischi sismici.

Siamo di fronte a una manipolazione deliberata, un tentativo di “abbellire” la realtà geologica per accelerare il riavvio di impianti vitali per i conti della Chubu Electric Power Co., ma potenzialmente letali per la popolazione se gestiti con leggerezza.

Il fatto: quando la fretta diventa nemica della sicurezza

La Nuclear Regulation Authority (NRA) ha annunciato mercoledì lo stop immediato ai controlli di sicurezza per i reattori numero 3 e 4 della centrale di Hamaoka, situata nel Giappone centrale. La decisione, drastica e senza precedenti per gravità in questa fase, arriva dopo che l’operatore dell’impianto ha ammesso di aver fabbricato dati relativi ai rischi di terremoto.

Dove si trova la centrale di Hamaoka

La cronologia degli eventi è degna di un thriller finanziario:

  • Febbraio scorso: Un informatore (whistleblower), probabilmente stanco di portare il peso di segreti inconfessabili, invia una soffiata all’autorità di controllo.
  • L’accusa: La Chubu Electric ha fornito per anni dati manipolati che sottostimavano i rischi sismici potenziali dell’area.
  • Dicembre: Messa alle strette, l’azienda riconosce la fabbricazione dei dati.
  • Lunedì scorso: Lo scandalo esplode pubblicamente quando il presidente della Chubu Electric, Kingo Hayashi, ammette l’uso di dati “inappropriati” con l’intento di minimizzare i rischi.

Shinsuke Yamanaka, presidente dell’organo di vigilanza, non ha usato mezzi termini, definendo l’accaduto “oltraggioso” e una “seria sfida alla regolamentazione della sicurezza”. E ha ragione. Perché se salta il rapporto di fiducia tra controllore e controllato, in un settore delicato come quello nucleare, salta tutto.

Hamaoka: una centrale nel mirino del “Nankai Trough”

Per capire la gravità della situazione, bisogna guardare la mappa. La centrale di Hamaoka non si trova in un luogo qualsiasi. È posizionata a circa 200 chilometri a ovest di Tokyo, su una costa nota per essere vulnerabile ai cosiddetti mega-terremoti del Nankai Trough (la fossa di Nankai).

Questa zona è considerata dai sismologi come una delle più pericolose al mondo. Costruire lì una centrale nucleare è già una sfida ingegneristica immensa; tentare di riavviarla falsificando i dati sulla resistenza sismica o sulla potenziale violenza delle scosse non è solo criminale, è suicida.

Ecco lo stato attuale dei reattori di Hamaoka:

ReattoreStato AttualeNote
Reattore 1In smantellamentoChiuso permanentemente
Reattore 2In smantellamentoChiuso permanentemente
Reattore 3BloccatoRichiesta riavvio nel 2015, ora sospesa per frode
Reattore 4BloccatoRichiesta riavvio nel 2014, ora sospesa per frode
Reattore 5InattivoFermo, in attesa di decisioni future

I reattori 4-5-6 sono reattori i dsign americano, collaudati con rappreddamento ad acqua non pressurizzata della potenzia variabile fra 1 e 1,2 GW.

Come si presenta la centrale nucleare di Hamaoka

La pressione economica: il vero motore della frode?

Qui entriamo nello scenario economico vero e proprio. Perché un gigante come la Chubu Electric dovrebbe rischiare la propria reputazione e l’esistenza stessa falsificando dei dati? La risposta, come spesso accade, risiede nei costi.

Dopo il disastro di Fukushima del 2011, il Giappone ha spento quasi tutti i suoi reattori. Da allora, il Paese ha dovuto importare enormi quantità di Gas Naturale Liquefatto (GNL), carbone e petrolio per mantenere accese le luci e far girare le fabbriche. Questo ha comportato:

  1. Un deficit commerciale strutturale dovuto all’importazione di energia.
  2. Costi dell’elettricità alle stelle per famiglie e imprese.
  3. Pressione politica per ridurre le emissioni di carbonio, difficilmente abbattibili tornando ai combustibili fossili.

In questo contesto, il governo giapponese ha spinto per il riavvio del nucleare. Le aziende elettriche, dal canto loro, hanno asset da miliardi di dollari che arrugginiscono fermi, mentre continuano a sostenere costi enormi di manutenzione e sicurezza. Riaccendere i reattori 3 e 4 di Hamaoka significherebbe tornare a stampare denaro, riducendo i costi di generazione.

La pressione pubblica è andata però nella direzione sbagliata: invece di incentivare l’efficienza, la concentrazione sui costi ha incentivato la truffa. È la classica miopia manageriale che sacrifica la sicurezza a lungo termine per il risultato trimestrale.

Il problema sistemico: l’entusiasmo che accieca

Arriviamo al nocciolo della questione, che non riguarda solo il Giappone, ma interroga chiunque guardi al nucleare come alla panacea. Il problema non è la tecnologia in sé. I reattori moderni sono gioielli di ingegneria. Il problema è il fattore umano e aziendale.

L’entusiasmo per il “Rinascimento Nucleare”, necessario per l’indipendenza energetica e per la decarbonizzazione, rischia di creare un ambiente tossico in cui l’obiettivo (riaprire) giustifica i mezzi (falsificare i dati).

Se l’ente regolatore non avesse avuto la soffiata del whistleblower, quei reattori sarebbero stati riavviati su basi sismiche errate? La risposta fa venire i brividi.

L’incidente di Hamaoka ci insegna tre cose fondamentali:

  • La tecnologia è neutra, la gestione no: Possiamo avere i reattori più sicuri del mondo sulla carta, ma se i dati di input (come il rischio sismico) sono truccati, il risultato è un disastro annunciato.
  • L’importanza del controllo pubblico: Senza un’autorità di vigilanza forte, indipendente e capace di indagare (come ha fatto la NRA), il profitto privato tenderebbe naturalmente a erodere i margini di sicurezza.
  • Il costo della fiducia: Ora la Chubu Electric dovrà ripartire da zero. I controlli precedenti sono carta straccia. Anni di lavoro buttati, costi che lievitano e una fiducia pubblica, già fragile dopo Fukushima, che si sgretola ulteriormente.

Un monito per il futuro

La decisione della NRA di considerare un’ispezione diretta al quartier generale dell’azienda è un segnale fortissimo. Significa che non si fidano più di nulla di ciò che proviene dagli uffici della Chubu.

L’approccio keynesiano ci insegna che lo Stato deve intervenire quando il mercato fallisce. Qui il mercato ha fallito nel garantire la sicurezza pubblica, anteponendo il risparmio economico alla verità scientifica.

Il Giappone si trova ora a un bivio. Deve accelerare sul nucleare per salvare la sua economia dai costi energetici insostenibili, ma non può permettersi scorciatoie. Un altro incidente nucleare non sarebbe solo la fine dell’industria energetica giapponese, ma un colpo mortale per l’economia nazionale.

In conclusione, questa vicenda è una doccia fredda per chi pensava che il ritorno al nucleare fosse una semplice questione amministrativa. È una questione di cultura della sicurezza. E finché ci saranno manager disposti a mentire sui terremoti pur di far quadrare i conti, il percorso sarà, è il caso di dirlo, estremamente accidentato.

Domande e risposte

Qual è l’impatto economico immediato di questo scandalo per il Giappone?

L’impatto è duplice. Per la Chubu Electric, significa costi enormi, ritardi di anni e perdita di valore azionario. A livello macroeconomico nazionale, questo rallenta il piano del governo di ridurre la dipendenza dalle costose importazioni di combustibili fossili. Ogni reattore fermo costringe il Giappone a comprare più gas e carbone sui mercati internazionali, mantenendo alti i prezzi dell’energia per le industrie e peggiorando la bilancia commerciale, già sotto pressione per la debolezza dello Yen.

Perché i dati sismici sono così critici proprio per la centrale di Hamaoka?

La centrale di Hamaoka siede, letteralmente, su una polveriera geologica.4 Si trova lungo la costa sopra la fossa di Nankai, un’area dove la placca tettonica delle Filippine scivola sotto quella euroasiatica. Gli esperti prevedono con alta probabilità un “mega-terremoto” in questa zona nei prossimi decenni. Falsificare i dati qui non è come farlo in una zona sismicamente stabile: significa ignorare la minaccia di uno tsunami o di scosse violentissime che potrebbero superare le specifiche di progettazione dell’impianto, replicando lo scenario di Fukushima.

Questo evento fermerà il riavvio del nucleare in Giappone?

Non lo fermerà completamente, perché il Giappone non ha reali alternative energetiche a breve termine per garantire la sua sicurezza nazionale e gli obiettivi climatici. Tuttavia, rallenterà drasticamente il processo. L’autorità di regolamentazione (NRA) sarà costretta a diventare ancora più rigida e sospettosa verso tutti gli operatori, non solo la Chubu Electric. I controlli diventeranno più lunghi e costosi, e l’opinione pubblica, che era faticosamente tornata a tollerare il nucleare, potrebbe nuovamente opporsi con forza, creando un ostacolo politico non indifferente.

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