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Il robot NON veste Prada (di Ennio Caruccio)

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Dalla crautocrazia alla terra degli involtini primavera, la parola d’ordine nel prossimo futuro, sarà  robotizzare.

Molte aziende hanno già annunciato nel prossimo decennio drastiche riduzioni del personale,per avviare l’installazione di catene di montaggio automatizzate, usando robot.

La Siemens ad esempio, le ha già messe a budget, dichiarando apertamente che NON rimpiazzerà il personale fuoriuscito.

Un’ora di lavoro nell’industria metalmeccanica tedesca dicono costa in media 35 euro, mentre nell’Europa dell’est 7 (in aumento),in Cina 10(in aumento), un robot invece solamente 5 € (in diminuzione) senza ferie, permessi, malattia e pause.

La ormai cronica miopia di questi super manager, li porta a ragionare economicamente solo in MICRO (a breve/medio termine), trovando nei robot l’unica soluzione futura per entrare in competizione con i paesi dell’est senza dover necessariamente delocalizzare la propria produzione.

In quest’ottica infatti, con un’industria metalmeccanica robotizzata, la delocalizzazione avrà molto meno senso.

Guardandola dal punto di vista del mercato del lavoro, delocalizzare o robotizzare, per noi non è che cambi poi molto.

Alla loro coscienza di classe (svenduta già da tempo al mercato del pesce neoliberista) manca la sana e previdente visione MACRO (a lungo termine).

Inghiottiti dalla globalizzazione e per stare dietro alla concorrenza che altrimenti li spazzerebbe via, sono quindi costretti alla crescita di fatturato ed utile, ricercando solo razionalizzazione ed ottimizzazione produttiva.

E qui arriviamo alla mia prima considerazione…

Questi diavoli di robot… non vestono Prada!

Non comprano le macchine che costruiscono, non hanno bisogno ne di scarpe ne di vestiti e tanto meno di un conto in banca.

Non fumano non vanno al cinema e nemmeno al ristorante insomma, avendo bisogno solamente di una presa di corrente, andranno solo a diminuire la domanda di beni e servizi.

Le deleterie conseguenze quindi, le avremo proprio per questa mancata visione macroeconomica a lungo termine, visto che invece questi top-manager dovrebbero fare esattamente il contrario di quello che stanno pianificando.

Avendo un po di lungimiranza keynesiana, dovrebbero cioè ridurre al minimo l’automazione, salvaguardando i posti di lavoro proprio di quegli operai che allora sì acquisterebbero le macchine da loro prodotte, aumentando la domanda, che ha fronte di una controllata offerta, farebbe risalire una salutare inflazione.

A questo punto mi sorge però un dubbio: non è che a questi signori come consumatori non serviamo più?

Ricordo che siamo passati da un naturale sistema che produceva per soddisfare i nostri bisogni, ad un LORO sistema che ha dovuto crearci nuovi bisogni per riuscire a vendere tutto ciò che LORO producevano.

Questi signori ci hanno obbligati con astute e subliminali campagne pubblicitarie, iniziate negli anni 60, a fare DEBITO per riuscire a soddisfare questi nuovi bisogni, facendoceli percepire addirittura come primari (le sigarette ad esempio).

Oggi molto più probabilmente questi “miop-manager” stanno eseguendo solo gli ordini di quel 1%   https://scenarieconomici.it/quelli-del-99-di-ennio-caruccio/ che ha trovato nella iperfinanza creativa un nuovo giocattolino con altre funzioni più sfiziose comode e notevolmente più profittevoli.

Sembra infatti che siamo diventati per loro economicamente poco interessanti, scoccianti, addirittura quasi ingombranti.

Ora a questi servono schiavi non consumatori.

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