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Il rimbalzo della produzione? Di breve durata. Il FT non è ottimista, del resto un sistema malato non può che NON riprendersi

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Se il giulivo ministro Gualtieri vede ormai una ripresa rapidissima della crescita nel 2021 e si imbeve di un “Roseo ottimismo”, qualcuno è assai meno ottimista e, magari , di economia se ne intende un po’ più del musicista governativo. Il Financial Times pubblica un articolo in cui si mette in evidenza come il rimbalzo nel sentimento, nelle rilevazioni ad alata frequenza, relativo alla produzione nell’area euro, ha mostrato un indebolimento sensibile dopo il forte rimbalzo di Giugno.

Mentre l’attività manifatturiera tedesca ha continuato ad aumentare, indice che almeno in Germania c’è una certa fiducia, in Francia c’è stata una contrazione a sorpresa una contrazione dell’indice a Luglio e alcuni economisti si aspettano un rallentamento in Italia e Spagna quando i loro dati sul sentiment saranno pubblicati la prossima settimana.

Quindi possiamo pensare che che, sebbene i dati sulla produzione industriale, sugli ordini e sulle esportazioni della zona euro siano tutti rimbalzati con vigore a giugno, è probabile che abbiano perso un po ‘di slancio nel corso dell’estate. I dati dei transiti dei prodotti sulle strade tedesche sono tornati al livello pre-Covid, ma questo riguarda solo la Germania e gli stessi industriali d’oltralpe notano che, pur essendo buoni gli ordini attuali, non ci sono clienti che stiano ricostruendo le scorte. Del resto il PMI dell’area euro è chiaro

“Gains Plateau” significa che la sua crescita si è azzerata e quindi si prepara una successiva caduta, come del resto era in quasi tutto il 2019. Del resto la stessa banca centrale tedesca ha dichiarato la scorsa settimana che, nonostante il recente rimbalzo, i produttori della zona euro operavano solo al 72% della loro capacità totale a luglio, ben al di sotto della loro media a lungo termine superiore all’80%. quindi anche la Germania non è al massimo. Il Financiat Times nota, giustamente, che la mancata crescita è legata all’incertezza, con moltissimi lavoratori, non solo in Germania, ma anche in Italia e Francia, non sanno se avranno i contratti a termine confermati nei prossimi mesi, a fronte di un’economia che balbetta con il “Tango del Covid”. Chiaramente questa importante fetta di consumatori non fa acquisti durevoli, anzi risparmia il più possibile, per far fronte alle incertezze del futuro, e quindi la ripartenza industriale non può che essere incerta. Inoltre quello che fino a pochi mesi fa era visto come la grande locomotiva del futuro, i servizi, hanno subito un potente rallentamento:

Fino al Covid-19 i servizi erano in crescita, con PMI superiore sempre a 50, ma dopo il covid-19, nonostante il rimbalzo, stiamo tornando in negativo.

Il problema è che proprio la struttura dei vari aiuti, o meglio NON aiuti, studiati a livello europeo, sono tali da alimentare l’incertezza. quando non si permette l’utilizzo di strumenti di carattere monetario, si costruiscono fondi (SURE, MES, Recovery fund) che già ora si sa si convertiranno in maggiori tasse per la loro restituzione, potete capire che non si può creare una certezza nella crescita, ma sono un’incertezza sull’occupazione.

Se il disegno di base di un sistema economico è fallace finchè saremo nella normalità andrà avanti per inerzia, comunque facilitando una parte a scapito di un’altra, ma alla prima crisi avremo che le differenze già presenti si intensificheranno ulteriormente. Quindi proprio l’euro, o meglio le regole che condizionano, saranno la causa della durezza della recessione. Bisognerebbe non sospenderle, ma annullarle e sostituirle con una guida legata alla disoccupazione intesa in modo più rigido rispetto all’attuale, altrimenti avremo una depressione prolungata. Mi dispiace per i musicisti fiduciosi, ma soprattutto per gli italiani.


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