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Il procuratore capo di Roma pubblicamente affermò che le intercettazioni se non riescono ad incriminare troppo spesso servono anche solo per danneggiare: dunque, perchè non si vuole la riforma delle intercettazioni?

Giuseppe Pignatone, il procuratore capo di Roma a Dogliani l’anno scorso spiegò per filo e per segno, in deroga a qualsiasi regolamento ed anche contro il buon senso aggiungerei, come si usino le intercettazioni e la loro pubblicazione anche solo per danneggiare il soggetto indagato, ad esempio se tale insulso comportamento (il diffondere al pubblico le intercettazioni, ndr) possa non essere utile per provarne la colpevolezza. Pignatone si spinse oltre affermando – con biasimo – che se le prove non sono sufficienti basta pubblicare le intercettazioni per danneggiare l’indagato… mentre un giudice avrebbe l’obiettivo di provare la colpevolezza di un presunto colpevole e non danneggiarlo diffondendo le intercettazioni alla stampa.

Attenzione, chi afferma questo non è il signor nessuno ma un giudice stimato e capace che ha affrontato le inchieste più difficili e complesse della recente storia italiana, oggi a capo della procura probabilmente più importante d’Italia assieme a quella di Milano! Non ci credete? Ascoltate con le vostre orecchie cose ebbe da dire a Dogliani nel 2015*, partite dal minuto 22:42 (cliccate sull’immagine sotto).

FireShot Screen Capture #247 - 'Giuseppe Pignatone è il nuovo Procuratore Capo di Roma - YouTube' - www_youtube_com_watch_v=8TPgOs0yx

La pubblicazione delle intercettazioni – a maggior ragione se non inerenti a reati/reati contestati – rischia di rappresentare secondo lo scrivente un comportamento non accettabile e potenzialmente lesivo non solo della reputazione del soggetto danneggiato ma anche degli interessi dello Stato nel momento in cui un politico sia oggetto di tali “trattamenti” al limite del lecito, oltre ad una grave tara nella credibilità dei giudici e dello stesso significato ed utilità di essere magistrato in Italia: un magistrato deve far rispettare le leggi, indagare e condannare se il caso e non comminare pene (ad es. date dallo “sputtanamento” conseguente) anche prima della condanna. Si, perché anche diffondere registrazioni non inerenti alle indagini secondo lo scrivente dovrebbe diventare un reato. Come per altro succede negli altri paesi civili che prendiamo costantemente come riferimento etico…

Il problema infatti è duplice: da una parte è inaccettabile che vengano pubblicate le intercettazioni prima del dibattimento di primo grado (magari per orientare l’opinione pubblica?) in quanto questo potrebbe rappresentare una forma di pena preventiva nei confronti di un soggetto non condannato se esiste una sorta di “sputtanamento“. E, altro lato del problema, a maggior ragione se le intercettazioni non hanno nulla a che vedere con le indagini, magari pubblicizzando comportamenti personali non illegali ma che possono portare danno alla persona coinvolta.

Come non ricordare il caso della “culona inchiavabile” di berlusconiana memoria: quella intercettazione fece enormi danni al paese contribuendo a far salire al potere M. Monti, permettendo dunque l’austerità inutile ed anzi dannosa imposta dalla Germania all’Europa che ci ha affossati economicamente a danno dell’Italia! Ossia, un presunto danno al Paese.

Alla fine nessuno ha pagato per detta impropria pubblicazione. E dico questo ricordando che, base fonti di stampa, tale intercettazione sembra essere stato un falso! Dunque, se questo fosse vero (ossia, l’affaire della culona inchiavabile era un falso), perché nessuno è stato incriminato per aver inventato e pubblicato la registrazione? Ovvero, se le negazioni comparse sulla stampa fossero loro stesse un falso, ossia le intercettazioni effettivamente esistano, perché non è stato denunciato colui che ha detto pubblicamente che erano apocrife/inesistenti?

FireShot Screen Capture #246 - 'Merkel “culona”_ Un'intercettazione mai esistita_ “Il Fatto” la inventò - Secolo d'Italia' - www_secoloditalia_it_2015_03_merkel-culona-unintercettazione-mai-esistita-faDa qualsiasi parte la si guardi è uno scandalo ordito a danni dell’Italia e, a questo punto è praticamente certo, secondo un piano ben preciso (…).

Deve essere chiaro che le intercettazioni pubblicate ad arte rischiano di non fare gli interessi dell’Italia. Non stupirei di scoprire in futuro che tutto questo sia la conseguenza di un piano contro gli interessi nazionali e dei cittadini, che ne pagano le conseguenze in termini di tasse altissime, crescita asfittica e pensioni non sufficienti! Fa ridere che la casta che percepisce le pensioni maggiori sia proprio la magistratura**, magari non a caso… (questo per altro spiegherebbe la volontà di una certa magistratura di mantenere i propri privilegi di pensioni altissime pagate in euro…).

La verità che nessuno ha il coraggio di dire è che le intercettazioni pubblicate ad arte, anche e soprattutto quelle non inerenti alle indagini, alla fine sono utili per permettere ad una certa magistratura di fare IMPROPRIAMENTE politica anche sovvertendo i risultati delle elezioni (come vedete si stanno evitando generalizzazioni, i magistrati come Pignatone sono certamente da rispettare). Questo almeno è quanto ricaviamo dalla storia, a partire da Mani Pulite. Che poi ci possa essere un piano ordito dai poteri forti/dall’estero per tale fine mi sembra una logica conseguenza, nulla capita per caso (come si potrebbe desumere per le intercettazioni non casualmente pubblicate sulla stampa di M. Renzi con il generale della GdF Adinolfi o in quelle del ministro Guidi nello scandalo Total in Val d’Agri, ndr).

Le contromisure per correggere questa stortura giuridica che sta causando pericolosissima instabilità indotta al Paese (instabilità probabilmente voluta anche dall’estero) sono tanto semplici quanto lapalissiane: come capita nel mondo civile e soprattutto in quello anglosassone, la divulgazione delle intercettazioni va impedita prima del dibattimento di primo grado e comunque limitatamente a fatti inerenti ai reati contestati.

Le pene per chi divulga impropriamente tali informazioni dovrebbero essere esemplari, ad esempio includendo la perdita al diritto alla pensione per trattamenti superiori a 4000 euro mensili per i dipendenti dello Stato oltre – certamente – alla reclusione di almeno 5 anni.

Un sentito rinraziamento al giudice Pignatone per aver pubblicamente scoperchiato il vaso di Pandora.

Jetlag per Mitt Dolcino

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* http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/riascolta/2014-05-05/mix24/gSLAT2d3f

** https://scenarieconomici.it/la-classifica-monca-delle-pensoni-pagate-dallo-stato-pubblicata-dal-fatto-quotidiano-indovina-chi-manca/

“…Le pensioni più alte, secondo il rapporto, sono quelle [della magistratura con 124.137 euro estrapolati sulla base di 13 mensilità, seguite da quelle] dei notai, con 75.690 euro medi all’anno, seguiti dai giornalisti con 57.510 euro, [dal personale delle Università con 51.662 euro estrapolati sulla base di 13 mensilità,] dai dirigenti di azienda con 49.920 e dalpersonale di volo (prevalentemente Alitalia) con una media di 46.950 euro…”

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