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Il problema è il mix tra MES e Patto di stabilità (di Becchi e Palma su Libero)

Articolo a firma di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 15 luglio 2020:

Il 17 e 18 luglio si terrà un Consiglio europeo straordinario, dall’esito molto incerto. Oggi le Camere, ai sensi dell’art. 5 della Legge 24 dicembre 2012 n. 234, voteranno l’indirizzo politico a cui il governo dovrà attenersi. L’oggetto della riunione dei capi di stato e di governo riguarda il Recovery Fund e il bilancio Ue, di cui hanno già discusso Merkel e Conte a Meseberg. Tanta “fuffa” per non affrontare il nodo reale: il Mes. Ed è questo che in fondo interessava a Conte: non affrontare in sede europea il problema del Mes onde evitare di dover votare oggi su questo nel parlamento italiano. Prima o poi però il nodo verrà al pettine.

Il nuovo Mes è “light”? Di Mes ne esiste uno soltanto. Si tratta di un trattato intergovernativo sottoscritto dal governo Monti nel febbraio 2012 e ratificato dal Parlamento italiano nel luglio di quello stesso anno. Cosa prevede? L’organismo internazionale istituito col trattato, presta il denaro agli Stati della zona-euro che ne fanno richiesta quando si trovano in difficoltà finanziaria. E lo fa in due modi: attingendo dai versamenti pro-quota di ciascuno Stato oppure collocando propri titoli sul mercato. La procedura è quella del prestito attraverso la sottoscrizione di un memorandum, cioè di un protocollo d’intesa che preveda la ristrutturazione del debito e le garanzie su tale impegno, in altre parole tagli alla spesa pubblica e pegno sugli asset pubblici, cioè sui gioielli di famiglia della nazione richiedente. Insomma, le condizionalità ci sono, eccome se ci sono. Una procedura del resto completamente in linea con il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che all’art. 136.3 (Tfue) parla esplicitamente di assistenza finanziaria soggetta “a rigorosa condizionalità”. Perché allora si dice che adesso esiste un Mes diverso, “senza condizionalità”, “light” appunto? La questione è complessa e merita di essere approfondita, al di là dei pregiudizi ideologici. Questo ci consentirà anche di avanzare due interrogativi. Uno di questi decisivo.

Primo. Ai primi di maggio l’Eurogruppo, una riunione tra i ministri delle finanze dell’eurozona (che è una istituzione per la verità neppure prevista dai trattati europei), ha raggiunto l’accordo su un documento che apre una linea di credito pari al 2% del Pil per ciascuno Stato che ne faccia richiesta (per noi circa 36 miliardi), limitata alle spese sanitarie dirette e indirette, priva delle condizionalità del Mes originario. Può un semplice documento dell’Eurogruppo, dal punto di vista giuridico, derogare ad un trattato? Evidentemente no, ma allora come hanno fatto a raggiungere quell’obiettivo? Il 15 maggio il Consiglio dei Governatori del Mes (BoG, l’organo decisionale del Mes) ha approvato linee di credito del Mes Anticovid che prevedono per i richiedenti la possibilità di avere dei prestiti senza essere vincolati alle usuali condizioni previste dai trattati. È così che è nato il Mes “light”. La possibilità di un accordo bilaterale tra Mes e Stato richiedente stipulato con contratto apposito. Insomma, se ci sono le condizionalità le si dovrebbero vedere nero su bianco prima di firmare il contratto. Eh già, ma il Mes poteva addirittura bypassare un Regolamento Ue, il 472/2013, che indicava chiaramente le condizionalità per i prestiti? Basta una letterina di Gentiloni-Dombrovskis per risolvere il problema? Evidentemente no. Siamo di fronte ad un abile tentativo politico di giustificare qualcosa per cui non ci sono basi giuridiche.

Secondo. Il punto 7) del documento dell’Eurogruppo prevede espressamente che “gli Stati membri continuano a impegnarsi a rafforzare i fondamenti economici e finanziari, coerentemente con i quadri di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale dell’UE, compresa l’eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni dell’UE”. Non c’è il memorandum sulla ristrutturazione del debito, resta però la sorveglianza economica e fiscale della Commissione europea. Una sorveglianza che, con la sospensione del Patto di stabilità, non dovrebbe creare problemi, ma quando questo verrà riattivato (si parla già della primavera 2021), ci strozzerà perché ci chiederà di rispettare gli equilibri di bilancio. E allora sì che saranno dolori. Allora perché non chiedere la sospensione per dieci anni del Patto di stabilità?

Terzo. Il punto 5) del documento dell’Eurogruppo prevede la clausola denominata early warning system: “il MES implementerà inoltre il suo sistema di allarme rapido per garantire il rimborso tempestivo del sostegno alla crisi pandemica”, in pratica la garanzia di cui godono i creditori privilegiati, che possono richiedere al debitore il rientro tempestivo dal debito. Un brutto affare, ma perché il governo non chiede di eliminare tale clausola da quel documento?

Quarto. Il Mes ha un interesse molto basso, dello 0,11%, mentre il finanziamento normale, quello sui mercati (cioè le aste mensili battute dal Tesoro), ha un tasso di interesse più alto, al momento sopra l’1%. Dunque il Mes è più conveniente dei Btp ? Attenzione. Col finanziamento sul mercato primario il capitale di fatto lo Stato non lo restituisce mai. Se dopo dieci anni l’investitore intende riottenere i suoi soldi, lo Stato rivende quel titolo ad un altro investitore, quindi l’esborso in conto capitale è pari a zero. Se invece l’investitore intende rinnovare il titolo, anche in quel caso lo Stato non paga il capitale. Paga, in entrambi i casi, solo gli interessi. Col Mes, invece, lo Stato deve restituire, in dieci anni, il capitale e gli interessi, cioè circa 3,7 miliardi l’anno (quasi un punto percentuale di Iva).

Quinto. La Bce ha già avviato un massiccio acquisto dei titoli di stato sul mercato secondario, che in soldoni significa sollevare gli Stati dell’eurozona dal peso dei titoli collocati sul mercato primario, tant’è che oggi i tassi di interesse sono sotto controllo. Se la Bce dovesse continuare così non ci sarebbero problemi, e il Mes sarebbe superfluo, ma il fatto è che non è detto continui così all’infinito. Ecco perché puntare solo sulla Bce, sul lungo periodo, non è la soluzione. Così come non può essere il Mes la soluzione. C’è qualcosa di meglio di Btp e Mes, come ieri su questo giornale hanno cercato di documentare Becchi e Zibordi.

Tiriamo le somme: dicono che il Mes sia privo di condizionalità, ebbene allora perché non togliere di mezzo la “condizionalità” generale data dal Patto di stabilità?

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

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Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni.

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