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IL PIANO PRODI PER “SALVARE L’EUROPA”. NATO GIA’ MORTO E DECOMPOSTO

 

Cari amici

dato che oramai la decomposizione del costrutto europeo è sotto gli occhi di tutti, solo temporaneamente frenato da un macronismo tanto fumoso quanto inconcludente, si è pensato di riesumare il professore emiliano per trovare una soluzione che permetta all’Unione di sopravvivere alla crisi.

Il professore parte da una osservazione ovvia, che chi segue scenarieconomici.it ha letto centinaia di volte: l’Unione Europea e l’Euro, per come sono stati concepiti e creati, sono un disastro per la politica sociale dei singoli stati, perchè ha portato ad una competizione al ribasso nella tutela sociale. Come ho scritto svariate volte l’Unione Europea è una sorta di fight Club in cui vince chi è più nemico del welfare state, chi investe meno nel sociale.

Perfino Prodi si rende conto che lo stato sociale è stato massacrato, soprattutto a livello di investimenti , e , nella sua totale ed assoluta bontà, propone un piano europeo di investimenti in scuola , sanità ed assistenza sociale per 150 miliardi di euro, in modo da costruire nuove infrastrutture rivitalizzando sa un lato il welfare state e dall’altro dando senso all’esistenza dell’Unione Europea. Praticamente l’Unione si sostituirebbe alle amministrazioni locali che un tempo erano le regine di questi investimenti, ma che, a causa dell’austerità e dei vincoli di bilancio, non possono più svolgerli.

Bellissimo, eccezionale, quasi geniale, un po’ come l’invenzione della mortadella a Bologna nel XIII secolo. Però prima di poter entrare in una scuola made in E.U. c’è un problema da risolvere: chi paga ? Prodi nel suo piano si appoggia a due pilastri:

  • i privati che dovrebbero permettere un cofinanziamento di molte opere a costi inferiori a quelli di mercato e trarre una remunerazione per la loro partecipazione;
  • un “Fondo comune sociale”, non garantito dagli stati, ma autonomo ed europeo, che dovrebbe finanziarsi sul mercato a costi inferiori.

Leggendo me modalità di finanziamento ci sorge subito qualche dubbio, ma , magari, non vediamo la perfezione del disegno complessivo. Per fortuna ci viene in aiuto un economista tedesco, Daniel Gros, intervistato da “La Stampa” del 24/12/2017.

Gros parte direttamente da due osservazioni, francamente ovvie :

a) perchè un privato dovrebbe finanziare un’opera pubblica che non genera proitto, come una scuola o un ospedale? Se lo facesse sarebbe per ottenere un canone, ed avremmo che lo Stato, o la UE, dovrebbero accollarsi non solo il costo dell’investimento, ma pure il profitto del rpivato nell’opera pubblica;

b) proprio l’Italia insegna come i progetti di cofinanziamento con la partecipazione dei privati siano stati un autentico bagno di sangue sia per i cittadini , come utenti, sia per lo Stato. Gross cita il caso del sistema autostradale, ma io riporterei alla mente il recente caso della costosissima, carissima, e vuota Bre.Be.Mi.

La mia sensazione è che il piano Prodi, che comunque sarà discusso dalla commissione a febbraio , sia l’ennesima furbata del professore emiliano per ottenere due risultati:

a) mettere qualche targa di “Made un E.U.” su qualche edificio pubblico, giustificando in apparenza la sopravvivenza del baraccone comunitario e sperando di infinocchiare i cittadini che alla fine si troverebbero ad essere i veri finanziatori dell’opera con le proprie tasse;

b) arricchire la solita combriccola finanziaria che, come nero avvoltoio, si aggira sempre attorno a Bruxelles, il tutto sempre alle spese dei cittadini.

Naturalmente esisterebbe una via più semplice per finanziare la UE, cioè fa finanziare queste opere con una vera politica monetaria espansiva, ma questo andrebbe contro la durezza, oserei dire spietata , dei paesi nordici. Siamo nati per soffrire e dobbiamo morire nella povertà e nel dolore.

Come ho scritto il piano Prodi verrà discusso, ma probabilmente finirà nell’ennesimo fuffesco “Piano Juncker”. Spero soltanto che questo sia il canto del cigno del professore.

 


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