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Gli USA NON possono più continuare ad accumulare debito per consumare, tutto il resto (incluso Trump) è una conseguenza!

Il deficit commerciale cumulato USA dal 1980 al 2014 è pari a circa 10.5k mld USD; al 2017 si stima sia circa 11.5-12k mld USD. Tale valore va paragonato al debito federale, attorno a 20k mld USD. Ossia l’aumento del debito federale USA va di pari passo all’essere cicala (…)

I media ci nascondono molte cose. In realtà la tecnica è più elaborata: ci inondano di notizie inutili a maggior ragione se fanno presa sulla gente, di norma baggianate (magari sullo scandaletto di turno o su Igor il terribile inventato da qualche servizio segreto occidentale) per nascondere la vera radice dei problemi, o più semplicemente i problemi veri.
Ad esempio, gli USA: da lustri coi loro consumi – e con corrispondenti deficit della bilancia commerciale e delle partite correnti – stanno contribuendo ad arricchire mezzo mondo, in particolare i paesi esportatori di merci, ad es. la Germania e la Cina. Il problema è che da circa 30 anni tali consumi USA sono a credito ovverosia gli americani si indebitano regolarmente per consumare. Lo possono fare per un complesso insieme di ragioni che può essere condensato nel fatto di aver vinto l’ultima guerra ovvero di essere il paese in aggregato economicamente e militarmente più forte del mondo. E dunque con il privilegio di stampare carta verde sempre meno tangibile come merce di scambio per preziose merci fisiche.

Il problema è che dopo 8 anni di Obama – che ha circa raddoppiato il debito federale con parallelo indebolimento del primato geostrategico americano – gli USA sono al limite della sopportazione da debito, non possono più accumularne se non vogliono sprofondare sotto il suo peso (debito accumulato dagli USA con tutti i paesi, vedasi oltre – dico io, come si fa a non dare ragione a Trump… , ndr-).

Dunque devono ridurre i consumi se vogliono tornare grandi o semplicemente per restare al top della solidità aggregata globale (ossia, in aggregato: economica, tecnologica, militare, politica). Trump è semplicemente il mezzo per portare tali correttivi che inevitabilmente andranno a svantaggio dei paesi grandi esportatori come Germania ed in misura minore Cina*, paesi che se gli USA (e gli UK, che nella sostanza patiscono lo stesso male americano e con il Brexit stanno seguendo lo stesso percorso Trumpista di redenzione da consumi e debito eccessivi sebbene in forma diversa) smettono di consumare rischiano la guerra civile interna per l’impossibilità di piazzare i propri prodotti ossia di occupare le loro maestranze nella manifattura.

In due parole, eccesso di offerta di beni dei paesi esportatori. Ossia deflazione crassa (Germania in primis assieme agli olandesi, chiedetevi perchè vanno sempre d’accordo, stessi interessi – notasi il surplus della bilancia dei pagamenti tedesca in proporzione al deficit della bilancia dei pagamenti USA che si evidenzia precisamente a partire dall’introduzione della moneta unica!!! -)

Chiaro, lo strumento che di norma viene usato per ridurre i consumi ed il deficit commerciale è la svalutazione della propria moneta. Infatti il dollaro sta letteralmente crollando (e con lui la sterlina).


Da qui, lato EUropeo, la necessità tedesca di riaccendere i consumi in patria o nei paesi vicinali – dell’EU – per compensare i minori consumi prospettici anglosassoni, magari grazie ai consumi dei migranti di fatto pagati dai paesi EU che li ospitano, appunto per consumare. Chiaro, tali migranti devono concentrarsi non in Germania ma nei paesi obiettivo dell’austerità i quali a loro volta incrementeranno ulteriormente il proprio debito per tale fine. Spero tutto sua più chiaro in relazione a quanto accaduto in Italia e Grecia negli scorsi anni, due paesi decisamente filo USA – Roma – se non apertamente ostili a Berlino – Atene -…

Ora, definiamo quale è il vero problema per coloro che sono contrari al trumpismo ossia al fatto che l’America torni grande -, problema che in parte affligge precisamente i paesi che impongono l’austerità in EUropa, i cd. globalisti ovvero i grandi esportatori -: un presidente USA indipendente e che non abbisogna di soldi e potere di norma resi disponibili post presidenza dal deep state per avere seguito i suoi indirizzi. In due parole Donald J. Trump.
L’altro enorme ostacolo per i globalisti – che come abbiamo visto sono capitanati da Berlino nel post presidenza Obama, come candidamente confessato dall’ex inquilino della Casa Bianca nel suo ultimo viaggio in terra teutonica – deriva dall’enorme potere di Trump a livello istituzionale, sebbene questo aspetto sia accuratamente taciuto dai media sussidiati.
Come ci ricorda il grande Jim Rickards, a breve (con il controllo della Fed e della politica monetaria del dollaro [basso], da inizio 2018) il corrente presidente USA avrà il controllo totale del Paese, da qualsiasi parte lo si guardi, ossia :

– Il controllo della Casa Bianca post repulisti (ora),
– la maggioranza repubblicana della Corte Suprema – in espansione, per questione di età [Trump probabilmente nominerà altri due o tre membri – (ora)
– la maggioranza (in espansione, visti i risultati delle elezioni di sostituzione di deputati e senatori post elezione presidenziale) di Camera e Senato (e a maggior ragione nel 2018),
– la maggioranza dei governatori votanti della Fed ossia della politica monetaria (da febbraio 2018),
– Il controllo di CIA e FBI per il tramite di suoi delegati diretti (ora),
– oltre ad una maggioranza spropositata in termini di governatori repubblicani nei vari Stati, con un vantaggio che non si ricorda dai tempi della guerra civile americana (ora).

A questo si aggiunga un enorme seguito popolare interno che, a dispetto delle balle propinateci dei media EUropei – allineati purtroppo agli interessi tedeschi -, gli permette di stare ragionevolmente al sicuro rispetto ad eventuali colpi di coda poco democratici degli avversari politici interni, molto vicini ad interessi stranieri contrari – ricordo – al fatto che gli USA tornino grandi (…). Non ho citato il supporto degli alti ranghi Militari, ma ciò è pleonastico.

Insomma, nel bene o nel male Trump può davvero cambiare radicalmente lo status quo ed i suoi avversari (globali e/o interni) ne sono terrorizzati. Con tutte le implicazioni del caso a livello mondiale, non dimentichiamoci che gli USA sono ancora l’unico trendsetter strategico globale. Ecco perché il presidente USA mediaticamente viene attaccato senza soluzione di continuità (appunto per evitare che implementi i piani per cui è stato votato).
Di un cosa potete però stare certi: il dollaro debole, lo strumento principe per ridurre consumi eccessivi e deficit commerciali iperbolici americani continuerà a svalutarsi, proprio perché negli interessi (pragmatici) USA. E aggiungo, con le buone o con le cattive.
Anche a costo di rivalutare l’oro di Fort Knox di 25 volte (ossia mandando il dollaro a 1.50 ed oltre contro euro, oggi è a 1.20, ad inizio anno era a 1.05; si può implicare una svalutazione ulteriore del 20-25%). Per altro frantumando così il progetto della moneta unica.
Tutto torna.

Segnatevelo.

MD
__________________
*il surplus commerciale procapite tedesco è circa 20 volte maggiore di quello cinese

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