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Energia

Il paradosso energetico dell’Iraq: blackout totali pur essendo tra i primi produttori di petrolio

L’Iraq, potenza petrolifera mondiale, si trova a fronteggiare una profonda crisi energetica. Tra corruzione, instabilità politica e sanzioni, il Paese cerca una via per l’indipendenza.

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L’Iraq, uno dei principali produttori di petrolio dell’OPEC, si trova ad affrontare una profonda crisi energetica che ha causato blackout totali, come quello che ha paralizzato il Paese ad agosto. Nonostante sia tra le maggiori potenze petrolifere mondiali, anni di instabilità politica, cattiva gestione dei fondi pubblici e l’abbandono delle infrastrutture energetiche hanno portato a una crisi cronica, con interruzioni di corrente quasi quotidiane.

Le rigide sanzioni imposte all’Iran stanno ulteriormente colpendo il settore energetico iracheno, evidenziando la necessità urgente di investire per raggiungere una maggiore indipendenza energetica a lungo termine.

 

Le enormi riserve petrolifere e di gas non bastano.

L’Iraq detiene la quinta riserva di petrolio greggio al mondo e si posiziona come il secondo produttore dell’OPEC, subito dopo l’Arabia Saudita. Le esportazioni di greggio rappresentano circa il 90% delle entrate governative del 2023. Tuttavia, il Paese ha registrato un calo dei ricavi petroliferi del 22% tra il 2022 e il 2023, a causa del calo dei prezzi e della riduzione della produzione imposta dai tagli dell’OPEC+.

Dopo le elezioni parlamentari dell’ottobre 2021, ci è voluto quasi un anno per formare un governo di consenso. Questo ritardo ha bloccato l’approvazione di leggi fondamentali, compreso il bilancio nazionale, e ha limitato i finanziamenti per i grandi progetti energetici. Nello stesso periodo, centinaia di cittadini sono scesi in piazza per protestare contro le continue interruzioni di elettricità e acqua, proteste che si sono ripetute anche a luglio di quest’anno.

Al Askari, moschea in ricostruzione

Le conseguenze di un’estate infuocata

Ad agosto, l’Iraq ha subito un blackout a livello nazionale in seguito a un picco della domanda di elettricità, causato da temperature che hanno raggiunto i 50 gradi Celsius. La rete elettrica è collassata, per poi essere ripristinata il giorno successivo. Le brevi interruzioni sono all’ordine del giorno, ma durante l’estate si protraggono per diverse ore, costringendo i residenti a ricorrere a generatori diesel.

La crisi energetica irachena è un paradosso, considerando l’enorme produzione di petrolio e la presenza di compagnie straniere nel settore. Le sue radici affondano in anni di instabilità politica e nella cattiva gestione, con un’evidente mancanza di investimenti nella rete elettrica nazionale a partire dall’invasione statunitense del 2003. Nel corso di due decenni di incertezza politica, la corruzione ha portato alla sottrazione di fondi pubblici destinati alle infrastrutture energetiche.

La dipendenza energetica dall’Iran sanzionato

L’Iraq dipende in modo massiccio dalle importazioni di gas per la produzione di energia. Nel 2023, il 47% del gas consumato proveniva dal vicino Iran. Tuttavia, le forniture iraniane sono state inaffidabili negli ultimi anni a causa delle sanzioni statunitensi, della cattiva gestione del settore energetico di Teheran e delle tensioni politiche tra i due Paesi.

Nonostante l’Iraq abbia accesso al gas, non ha mai sviluppato l’industria per la sua estrazione. Preferisce infatti “bruciare” il gas naturale che viene estratto dai progetti petroliferi, anziché investire per catturarlo e riutilizzarlo. Questa pratica, oltre a danneggiare l’ambiente, comporta la perdita di una risorsa potenzialmente preziosa.

A marzo, gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, hanno revocato la deroga che permetteva all’Iraq di acquistare energia elettrica dall’Iran. Ciò ha impedito l’acquisto di elettricità iraniana, che rappresentava circa il 3% della fornitura totale. Nonostante ciò, l’Iraq può ancora importare gas dall’Iran, da cui dipende in misura maggiore. Questa decisione segue anni di pressioni da parte degli Stati Uniti, che spingono l’Iraq a diversificare le sue importazioni energetiche per ridurre la dipendenza da Teheran.

Erbil, Iraq, regione del Kurdistan Unsplash

Verso l’indipendenza energetica?

Alcuni analisti ritengono che questa mossa possa essere positiva a lungo termine, spingendo l’Iraq a investire nelle sue infrastrutture trascurate. Behnam Ben Taleblu, un analista della Foundation for Defence of Democracies, ha dichiarato: “L’Iraq otterrà l’indipendenza energetica, rafforzando l’autorità del governo centrale, che l’Iran ha sfruttato troppo a lungo con la sua energia a basso costo”. Ha aggiunto: “La parte difficile ora è garantire che Teheran non possa più sfruttare l’ambiente politico di Baghdad e che il governo trovi alternative energetiche affidabili”.

Tuttavia, questo non risolve immediatamente la crisi energetica, anche se potrebbe stimolare lo sviluppo a lungo termine. Attualmente, la rete elettrica irachena ha una capacità inferiore a 28 GW, insufficiente per una popolazione di 46 milioni di abitanti con una domanda di picco di circa 48 GW. Sono necessari maggiori investimenti per migliorare ed espandere la rete di trasmissione, così come per finanziare progetti di energia rinnovabile che supportino la diversificazione energetica e aumentino la sicurezza a lungo termine.

Numerosi progetti sono già in corso per migliorare le infrastrutture energetiche irachene. Nel 2023, TotalEnergies ha approvato il progetto da 27 miliardi di dollari Gas Growth Integrated Project, che mira a catturare il gas di scarto bruciato durante le operazioni petrolifere per utilizzarlo nelle centrali elettriche. L’azienda francese prevede anche di costruire un impianto solare da 1 a 1,25 GW nel sud dell’Iraq. Nel 2025, Siemens Energy ha annunciato piani per sviluppare fino a 14 GW di capacità energetica alimentata a gas, utilizzando il gas iracheno, incluso quello recuperato. Comunque una strada per l’aumento della produzione energetica è facile, vista l’abbondanza di fonti. Il problema sono solo gli investimenti, come finanziarli e come realizzarli per tempo. 

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