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Scienza

Il mistero del platino in Groenlandia: se la “pistola fumante” fosse un vulcano e non una cometa

Addio alla teoria della cometa: il misterioso picco di platino nei ghiacci della Groenlandia sarebbe stato causato da vulcani islandesi, riscrivendo la storia dello Younger Dryas.

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Per anni, una sottile striscia di polvere depositata nelle profondità dei ghiacci della Groenlandia ha rappresentato il vessillo di una teoria catastrofista tanto affascinante quanto controversa. Parliamo dello Younger Dryas, Il Druas Recente,  quell’improvviso e brutale ritorno al freddo glaciale avvenuto circa 12.800 anni fa, proprio mentre la Terra stava faticosamente uscendo dall’ultima glaciazione. La scoperta di un’anomalia di platino nelle carote di ghiaccio del progetto GISP2 sembrava la “pistola fumante”: un impatto asteroidale o cometario che avrebbe sconvolto il clima globale.

Tuttavia, come spesso accade quando la scienza scava più a fondo (in questo caso, letteralmente), la realtà potrebbe essere meno “hollywoodiana” ma molto più interessante dal punto di vista geologico. Un nuovo studio, condotto da un team internazionale e recentemente discusso su PLOS One, suggerisce che l’origine di quel platino non sia lo spazio profondo, bensì il calderone magmatico sotto i nostri piedi.

La crisi climatica dello Younger Dryas: un rebus millenario

Lo Younger Dryas (o Dryas recente) non è una semplice curiosità accademica. Rappresenta il caso di scuola di come il sistema climatico terrestre possa subire un collasso repentino. In meno di un secolo, le temperature in Groenlandia precipitarono di oltre 15°C, riportando l’Europa a condizioni polari. Le foreste appena nate lasciarono il posto alla tundra e le correnti oceaniche, motore termico del pianeta, si incepparono.

Fino a poco tempo fa, le ipotesi sul tavolo erano principalmente due:

  1. L’ipotesi idrologica: Un massiccio rilascio di acqua dolce dai laghi glaciali nordamericani avrebbe diluito la salinità dell’Atlantico settentrionale, bloccando la circolazione termoalina.

  2. L’ipotesi dell’impatto (YDIH): Una cometa esplosa sopra la calotta laurenziana avrebbe innescato incendi globali e il raffreddamento immediato.

Il platino era l’argomento principe dei sostenitori della cometa. Poiché questo metallo è raro sulla crosta terrestre ma abbondante nei meteoriti, la sua presenza nel ghiaccio sembrava un verdetto inappellabile.

Il “Giallo” del Platino: l’analisi dei ricercatori

La ricerca guidata da James Baldini della Durham University ha messo in crisi questa narrazione. Analizzando i dati geochimici e, soprattutto, la cronologia degli eventi, è emerso un quadro sensibilmente diverso.

Innanzitutto, c’è un problema di “rapporti di forza”. Se il platino fosse arrivato con un meteorite, dovremmo trovare anche alte concentrazioni di iridio, un altro elemento tipico dei corpi celesti. Invece, l’anomalia della Groenlandia mostra un rapporto platino/iridio insolitamente alto, difficile da conciliare con la composizione dei meteoriti conosciuti.

Inoltre, grazie alla precisione della cronologia GICC05 (il sistema di datazione dei ghiacci groenlandesi), si è scoperto che il picco di platino è avvenuto circa 45-50 anni dopo l’inizio effettivo del raffreddamento. È un dettaglio tecnico fondamentale: un trigger (la causa scatenante) non può arrivare mezzo secolo dopo l’effetto.

ParametroIpotesi Impatto CometarioIpotesi Vulcanica (Nuovo Studio)
Origine del PlatinoMeteorite ricco di FerroEruzioni fissurali (Islanda)
Rapporto Pt/IrDovrebbe essere basso (molto Iridio)Molto alto (Frazionamento magmatico)
Durata dell’eventoIstantaneoProlungato (~14 anni)
Sincronia con il freddoCoincidenteSuccessiva di 45 anni

La pista vulcanica: l’Islanda e i gas clorurati

Se non è stata una cometa, da dove viene tutto quel platino? La risposta sembra puntare verso l’Islanda. Durante la deglaciazione, il rapido scioglimento dei ghiacci sopra l’isola rimosse un peso enorme dalla crosta terrestre (il cosiddetto isostatic rebound), causando un aumento parossistico dell’attività vulcanica.

I ricercatori hanno ipotizzato che l’anomalia sia il risultato di eruzioni fissurali sottomarine o subglaciali. Ecco perché la spiegazione regge:

  • Frazionamento Geochimico: In particolari condizioni, specialmente in presenza di acqua marina o interazioni con il ghiaccio, i gas vulcanici possono arricchirsi di platino attraverso complessi clorurati, lasciando invece l’iridio nel magma.

  • La durata del segnale: Il picco di platino nel ghiaccio non è un impulso momentaneo, ma dura circa 14 anni. Un lasso di tempo perfettamente compatibile con le lunghe eruzioni fissurali islandesi (si pensi all’Eldgjá o al Laki in epoca storica), ma impossibile da spiegare con l’impatto di un singolo oggetto celeste.

Il vero colpevole: l’eruzione di Laacher See?

Sebbene lo studio escluda che l’eruzione del vulcano tedesco Laacher See sia la fonte diretta del platino (le analisi sulla pomice mostrano livelli quasi nulli del metallo), essa rimane una candidata fortissima per il ruolo di “innesco” dello Younger Dryas.

Laacher See

Circa 12.870 anni fa, un’eruzione massiccia in Germania (di magnitudo VEI 6, paragonabile o superiore al Pinatubo) iniettò in atmosfera quantità enormi di zolfo. Questo “velo” di aerosol solfati, concentrato nell’emisfero settentrionale, avrebbe potuto fornire quella spinta energetica negativa necessaria a far scivolare il clima verso l’abisso glaciale, attivando una serie di feedback (aumento del ghiaccio marino, cambiamento dei venti) che hanno poi mantenuto il freddo per un millennio.

“Il picco di platino non è la causa del freddo, ma un sintomo dell’intensa attività geologica di quel periodo turbolento.”

Una lezione di umiltà climatica

Questo studio ci insegna che il sistema Terra è una macchina complessa dove le risposte non sono mai unidimensionali. Quesot studio ci spiega che  che piccoli shock (eruzioni vulcaniche in un momento di fragilità climatica) possono causare “depressioni” termiche durature. Il colpo sbagliato, nel momento sbagliato, può causare un’epoca glaciale che dura millenni.

Non abbiamo bisogno di invocare catastrofi cosmiche per spiegare i cambiamenti del passato; le dinamiche endogene del nostro pianeta, accelerate dai cicli di deglaciazione, sono più che sufficienti. Il mistero del platino sembra risolto: non era un messaggio dalle stelle, ma un respiro profondo e metallico della Terra stessa.

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