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Il lago sotto il lago: la scoperta dell’acquifero millenario che sfida il deserto dello Utah
Sotto il sale del Great Salt Lake si nasconde un immenso serbatoio di acqua dolce dell’era glaciale. La scoperta dei geologi dello Utah apre nuove strade per fermare le tempeste di polvere tossica, ma l’equilibrio della pressione artesiana è fragilissimo.

Mentre il dibattito pubblico si arena spesso sulla superficie dei problemi, la natura, con una punta di sarcasmo geologico, decide di nascondere un tesoro proprio dove nessuno pensava di guardare: sotto una spessa crosta di sale e fango. Parliamo del Gran Lago Salato dello Utah (Great Salt Lake), un ecosistema che da anni sembrava destinato a un inesorabile declino, ma che oggi rivela una struttura interna degna di un romanzo di Jules Verne.
Un gruppo di ricercatori dell’Università dello Utah, guidato dai professori Bill Johnson e Kip Solomon, ha infatti confermato l’esistenza di un vasto e pressurizzato bacino di acqua dolce situato esattamente al di sotto del letto del lago salato, e hanno pubblicato un paper a proposito. Non si tratta di una semplice curiosità per accademici, ma di una potenziale variabile economica e ambientale in grado di cambiare radicalmente le strategie di gestione del territorio in una delle aree più aride degli Stati Uniti.
Anatomia di un “sandwich” idrico
Il cuore della scoperta risiede nella particolare stratificazione del sottosuolo. A circa nove metri di profondità sotto la superficie della playa — la piana costiera lasciata scoperta dal ritiro delle acque — i ricercatori hanno individuato una “lente di acqua salata” estremamente densa. Tuttavia, scendendo ulteriormente, la situazione si inverte in modo inaspettato. Esiste un enorme serbatoio di acqua dolce, intrappolato sotto pressione, che permea i sedimenti del bacino a ovest delle Wasatch Mountains.
Questa riserva non è frutto delle piogge recenti, ma rappresenta un vero e proprio “risparmio” idrico accumulato in millenni. Sono acque fossili, non moderne. Le analisi isotopiche suggeriscono che l’acqua risalga a diverse decine di migliaia di anni fa, un’eredità dell’era glaciale e dell’antico Lago Bonneville. In un certo senso, lo Utah sta letteralmente calpestando un capitale idrico d’altri tempi, mantenuto integro da una barriera salina che ne impedisce la contaminazione.
Le misteriose “Isole di Canne” e i canali di risalita
Uno degli aspetti più affascinanti della ricerca riguarda i cosiddetti Round Spots, piccoli isolotti circolari coperti di vegetazione che spiccano nel deserto di sale della Farmington Bay. Fino a poco tempo fa, queste formazioni erano considerate semplici anomalie estetiche. Oggi sappiamo che sono vere e proprie valvole di sfogo naturali.
L’acqua dolce proveniente dalle montagne, scorrendo verso il bacino, accumula una pressione tale da riuscire a perforare lo strato salino superiore. Questi punti agiscono come tubi naturali che portano l’acqua dolce in superficie, creando delle micro-oasi di biodiversità in un ambiente altrimenti ipersalino e ostile. La dimensione di questi punti rotondi è direttamente proporzionale alla “purezza” dell’acqua: più il punto è grande, più l’acqua al centro è dolce, diventando progressivamente salmastra verso i bordi dove incontra i sedimenti del lago.
Il paradosso gestionale: una risorsa da non “spendere”
Sebbene questa riserva sia imponente, non può essere utilizzata come un bancomat idrico per riempire il lago o per l’irrigazione intensiva. Il professor Johnson è stato categorico: prelevare eccessivamente da questo acquifero distruggerebbe la pressione artesiana naturale che tiene in equilibrio l’intero sistema.
Tuttavia, esiste un’opportunità di intervento pubblico intelligente. Il ritiro del Gran Lago Salato ha esposto vasti tratti di sedimenti carichi di metalli pesanti che, una volta asciutti, si trasformano in polveri tossiche dirette verso Salt Lake City. L’idea dei ricercatori è quella di utilizzare modeste quantità di quest’acqua pressurizzata per irrigare e stabilizzare le zone più critiche della crosta lacustre, impedendo alle polveri di sollevarsi. un intervento limitato, con lo sfruttamento delle acque in eccesso, che però diminuirebbe la tossicità delle acque salate del lago e permetterebbe il recupero, anche agricolo o naturale, di alcune aree altrimenti pericolose.
Una complessità inattesa
La scoperta dell’acquifero dello Utah ci ricorda che la nostra comprensione del sottosuolo è ancora parziale, ma fondamentale per la sopravvivenza economica dei territori. In un’epoca di soluzioni semplicistiche, la complessità di questo “lago sotto il lago” impone una gestione prudente. Non si tratta di estrarre e consumare fino all’esaurimento, ma di comprendere i flussi per mantenere la stabilità dell’ecosistema. Come ogni buon analista sa, il valore di una riserva non sta solo nel suo consumo, ma nella sicurezza che offre al sistema nel suo complesso.










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