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Il dilemma di Geraldine Ferraro e di Matteo Salvini

Geraldine Anne Ferraro (1935-2011) fu un procuratore distrettuale americano, poi membro del Congresso per il partito democratico e nel 1984 tentò di salire alla Casa Bianca, come vice del candidato presidente, Walter Mondale. Fallirono contro Ronald Reagan. Ma nei mesi che precedettero le votazioni volò a Pechino, dove incontrò Deng Xiaoping, uscito vincente dalla lotta contro alla “Banda dei Quattro.”

Si sedettero sulle caratteristiche grandi poltrone cinesi, nella Great Hall of the People, con l’interprete accucciato dietro e un bel vaso di fiori in mezzo. La Ferraro gli parlò da vera democratica, lamentandosi che la Cina negava libertà vitali ai propri cittadini, limitando il loro diritto di viaggiare liberamente, concedendo passaporti con il contagocce.

Deng la guardò e poi le chiese: “Quanti cinesi volete? Un milione, dieci milioni, anche cinquanta milioni non sono un problema per la Cina.”
La Ferraro trasalì, evidentemente non ci aveva pensato e poi cambiò discorso. Questo episodio mi è tornato in mente sentendo certe discussioni fatte dai democratici italiani quando stanno in tribune televisive e parlano d’immigrazione dal continente africano, un continente che possiede circa la stessa popolazione cinese dei primi anni Ottanta. Ovvero 1.2 miliardi e con sacche di povertà anche più profonde della Cina di quegli anni che, dopo i 60 milioni di morti causati da Mao Tzetung con il “Grande Balzo in Avanti” e la “Rivoluzione Culturale” era ormai pacificata e stava per ristabilire un minimo di controllo economico, capace perlomeno di scongiurare nuove grandi carestie.

Ora ritorniamo all’Italia e all’immigrazione, perlopiù economica, in atto e di provenienza africana. Ciò che mi stupisce maggiormente in questa tragica vicenda è la miopia di chi insiste con le proprie posizioni ‘buoniste’ al di là delle conseguenze a breve e a lungo termine.

Matteo Salvini viene accusato d’essere un assassino e un razzista e sono in atto svariate manifestazioni e proteste per costringerlo a far sbarcare i 47 nuovi migranti dalla nave Sea Watch ancorata in acque territoriali italiane. Mi pare chiaro che quei 47 nuovi migranti non cambieranno di molto le cose in Italia ma il punto è che dopo questi 47 ne arriveranno altri, con conseguente annegamenti in mare e un proporzionale arricchimento di Ong e di trafficanti, dato che i veri poveri d’Africa non hanno i soldi necessari per affrontare un simile viaggio.

Quel che pare mancare in chi critica la chiusura dei porti attuata da Matteo Salvini è una visione, che vada oltre l’alzare le mani e arrendersi a questa invasione, perché si potrebbero far sbarcare i 47 della Sea Watch, ma poi? What next? Quanti ne vogliamo prendere? 50 milioni, quanto quelli che Deng Xiaping offrì a Geraldine Ferraro? E poi che faremo e dove troveremo i soldi per dar loro un lavoro, come garantiremo l’ordine pubblico, come conterremo la crescita d’un sentimento violentemente xenofobico?

Un discorso a parte merita chi davvero fugge dalla guerra e dalla fame, ma possiamo notare che la gran parte di questi richiedenti asilo sono uomini adulti, in forma, spesso con un fisico invidiabile. C’è da chiedersi perché non combattano per liberare il proprio Paese dalla povertà e dallo sfruttamento, invece che fuggire.

Angelo Paratico


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