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IL CREPUSCOLO DELL’EURO: i tedeschi o avranno l’Euro come vogliono loro, o se ne andranno

 

Weidmann risponde alla Corte Costituzionale tedesca, e lo fa in modo inequivocabile. La BundesBank, banca centrale d’oltralpe, non si sente parte di una  “Banca Centrale” europea, ma si sente solo un’entità tedesca, sottoposta al diritto tedesco e non a quello europeo. Quindi per Weidmann quello che importa non è la decisione della Corte di Giustizia Europea, ma quello che decide la Corte Costituzionale Tedesca di Karlsruhe.

Il governatore della BuBa ha fatto una scelta chiara:  si è detto “fiducioso che le istituzioni interessate siano in grado di trovare una soluzione in grado di tenere conto sia delle esigenze della Corte costituzionale federale sia dell’indipendenza della politica monetaria”, nello stesso tempo ha però chiaramente affermato che, nel caso non si trovasse una soluzione “si applica il principio secondo cui, in base alla giurisprudenza della Corte di Karlsruhe, la Banca federale tedesca non può essere parte di misure adottate da organi (…) dell’Unione europea che (…) toccano l’identità costituzionale” della Repubblica Federale Tedesca.

Il problema della “Giustificazione della proporzionalità delle misure monetarie” non si pone tanto per il vecchio PSPP, il programma di draghi che era oggetto della decisione della corte costituzionale di Karlsruhe, ma si sposterà facilmente al nuovo PEPP, il programma di acquisto pandemico, recentemente portato a 1350 miliardi di euro. Anche se l’ampliamento non fosse automatico basterebbe la richiesta di qualsiasi cittadino tedesco per far intervenire la Corte Costituzionale e quindi ampliarle l’applicazione.

Con questa decisione di Weidmann in un colpo solo si pongono le premesse per la fine dell’euro, per lo meno come lo conosciamo ora e si dà un colpo mortale alle istituzioni europee. Sul primo punto le ricadute sono evidenti. Dopo il  5 agosto, data entro la quale la BuBa deve giustificare il PSPP alla corte costituzionale, potremmo avere le seguenti situazioni:

  • o il board della BCE si piega ai desiderata di Weidmann, e quindi della Corte Costituzionale tedesca, ponendo fine anche al PEPP “Non giustificato”, cioè quasi tutto. questo porterebbe ad una secca crisi di Francia , Spagna ed Italia, quindi ad  una crisi dell’Eurozona;
  • o il board della BCE non accetta di piegarsi, mette in moto un sistema alternativo per l’acquisto dei titoli escludendo la BuBa, il che da un lato esautorerebbe la Banca centrale tedesca, che,m non partecipando più alle politiche monetarie delle altre banche centrali, diventerebbe un inutile orpello. Questo però non sarebbe altro che l’anticamera alla fine dell’Euro ed alla sua spaccatura  in un euro Nord ed un euro Sud, come, probabilmente, avrebbe dovuto essere fin dall’inizio.

Il problema è che i tedeschi non vogliono nessuna giustificazione per l’operato della BCE. Se non ci credete e vi crogiolate ancora nel sogno di una soluzione europeista che salterà fuori all’ultimo minuto vi invito a leggere questo articolo del WELT, noto quotidiano tedesco, che è tutto un inno contro la politica monetaria espansiva ed un elogio alla stretta rigidità monetaria. Quello che almeno metà dell’Europa non potrebbe sopportare.

La risposta di Weidmann però ha anche un secondo effetto: depotenzia ed annulla i eorici poteri delle istituzioni europee. Nel momento in cui afferma che la BuBa deve rispettare la Corte Costituzionale e non la Corte di Giustizia europea, automaticamente, rende facoltative, quasi “Obbligazioni naturali”, tutte le normative emanate a livello europeo. Se la fonte massima di giurisprudenza è tedesca, non è dovuto nessun rispetto obbligatorio di nessuna altra normativa di legge se non quella tedesca, e questo è logico perchè solo lo stato nazionale ha una base democratica. Questo è un concetto fondamentale che nell’Italia di Conte è stata completamente dimenticata.

 

 

 


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