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Il cielo non si compra. O forse si…

 

 

Vittorio Sgarbi, ottimo critico d’arte, cantore delle Italiche bellezze, fautore del godimento del bello spinto dall’enfasi, critica il progetto di una piccola aviosuperficie rea di dover sorgere nei pressi di un Castello al quale essa vorrebbe dare nuovi modi di essere raggiunto.

Ma facciamo un po’ di storia. Siamo nelle Marche, nei primi anni novanta si forma un gruppo di amici piloti che gestiscono un’aviosuperficie che, guarda caso, il nostro si è onorato di utilizzare quando era sindaco del comune di San Severino. Con il passare del tempo il gruppo cresce ma nel 2015 il proprietario del fondo disdice il lucroso contratto di affitto lasciando i piloti senza strutture. Dopo una lunga ricerca, gli amici riescono a trovare un’area idonea e, avuto il consenso del lungimirante Sindaco del luogo, contattano i migliori tecnici sul mercato e iniziato il lungo iter burocratico per le autorizzazioni.

Torniamo ad oggi. Questo progetto ha, però, dato fastidio al classico riccone delle peggiori cronache, un conte che possiede un’enorme villa nei pressi, ma nemmeno troppo, del fazzoletto di terra destinato all’aviosperficie; conte che, non riuscendo a bloccare il progetto per veri motivi tecnici, ha iniziato a fare forzature a tutti i livelli fino a coinvolgere il Nostro.

Da quando l’illustre critico si fa portavoce di un riccone “aristocratico” che vuole porsi al di sopra della legge?

Stiamo parlando di una semplice striscia di erba lunga circa seicento metri che sarà corredata da alcuni hangar costruiti in modo da risultare il più possibile integrati con l’ambiente circostante; striscia che, va ricordato, sarà inserita tra una superstrada e la linea ferroviaria. Oltre ad esservi operativa una scuola di volo, la struttura sarà messa a disposizione come base per i velivoli della protezione civile in quella che è una zona particolarmente sismica, che ha vissuto tragicamente il terremoto dell’ottobre scorso, e potrà ricevere piccoli aerei turistici che garantiranno maggiore visitabilità a un sito che può essere ulteriormente valorizzato come indotto per ridare il via alla ferita economia del luogo.

L’ironia più grande è che il Nostro si sta spendendo da un mese in articoli sui giornali e video sul suo profilo Facebook parlando di “atto criminale” [Resto del Carlino del 22 febbraio c.a.] a violazione della bellezza delle colline marchigiane nonché a discapito dell’agricoltura locale; bellezza che però è stata letteralmente stuprata dal ricchissimo conte che sulle medesime colline ha costruito quello definito “il più grande impianto fotovoltaico d’Italia” [Sole 24 Ore del 27 luglio 2009] rubando proprio terreno coltivabile.

Parlare di due pesi e due misure è alquanto riduttivo, parlare di inappropriatezza dell’essere a sostegno di un uomo, il conte, che si fa forte della sua raffineria ubicata in testata pista dell’aeroporto internazionale di Falconara, proprietario di un ampio vigneto con annessa elisuperficie privata è altrettanto eufemistico.

Purtroppo, pare che il baccano creato dai due in combutta stia riuscendo a far vacillare la regione Marche – non tutti hanno il coraggio di opporsi ai poteri forti – che può autonomamente decidere di rifiutare il permesso alla falciatura dell’erba e all’installazione degli hangar.

Per dovere di cronaca, potete trovare a corredo dell’articolo una foto del rendering di cosa sarà visibile dalle mura del castello. Non riuscite a vedere niente di specifico? Beh in effetti è più o meno così, proprio perché per, vero, rispetto del luogo i soci del piccolo avioclub hanno fatto progettare una soluzione che, come dicevamo sopra, rende quasi invisibile la vista delle costruzioni e le armonizza perfettamente con il territorio circostante.

Questo è l’amore per il proprio territorio, altro che quello dei Gianni e Pinotto di cui sopra che vogliono solo arrogarsi il diritto a considerare di loro proprietà un pezzo di cielo per i propri interessi personali.

Ma noi sappiamo che il cielo non si compra. O forse sì…

 

 

 

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