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IL BANDOLO DELL’EUROMATASSA. E’ stata l’Organizzazione Mondiale del Commercio ad annientare l’Unione Europea di Dario Ciccarelli.

 

 

Questo interessante lavoro monografico di Dario Ciccarelli già nel titolo e nel sottotitolo evidenzia icasticamente lo stato a dir poco confusionale in cui attualmente versa l’Unione europea, e l’ostinazione nel non voler prendere atto di quali ricadute abbia avuto il 15 aprile 1994 sull’Unione europea la nascita della Organizzazione Mondiale del Commercio.

Si tratta di un argomento che ha costituito un costante motivo di impegno non solamente professionale ma anche e soprattutto civile svolto dall’Autore nella sua veste di Dirigente ministeriale e di Componente della Rappresentanza italiana presso la Organizzazione Mondiale del Commercio.

Un impegno svolto anche sul piano propriamente giuridico che progressivamente ha sempre più “coinvolto” l’Autore il quale, per altro aspetto, ha voluto sempre nel suo costante impegno, testimoniare la verità con riguardo a quella che è la situazione giuridica dei rapporti tra l’Unione europea (ove ancora giuridicamente esistente) e l’Organizzazione Mondiale del Commercio; e ciò muovendo da una solida base di conoscenza non solo dei meccanismi interni di funzionamento dell’Unione europea e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, ma anche e soprattutto con riguardo ad una esatta individuazione della loro soggettività e delle loro reciproche interazioni, oltre che con riguardo alle interazioni con gli Stati membri dell’uno e dell’altro Ente  (rectius: Organizzazioni internazionali), con gli Stati terzi e con i loro rispettivi Ordinamenti giuridici nazionali.

In tutto ciò, l’Autore muove anche da una solida conoscenza dei principi generali -normativi e di struttura– che regolano le relazioni tra i soggetti membri della Comunità internazionale, e cioè gli Stati.

Si è detto inizialmente che già il titolo e il sottotitolo colgono felicemente nel segno: il primo indica quasi plasticamente lo stato, come si è detto, confusionale dell’Unione europea o, diversamente, per meglio corrispondere al titolo, l’ “ingarbugliamento” in cui si è cacciata l’Unione europea determinando, appunto, quasi una inestricabile matassa.

Il sottotitolo riassume in estrema sintesi il contenuto del presente studio e il punto di vista in proposito sempre manifestato dall’Autore, il quale con questa sua monografia porta a compimento e manifesta in modo organico e con completezza il risultato delle sue lunghe esperienze e riflessioni nel senso di una sostanziale caducazione dell’Unione europea (se non in quanto Organizzazione internazionale), certamente per quanto riguarda la legittimità del preteso e continuato svolgimento delle sue competenze in materia di rapporti internazionali commerciali a seguito della creazione, appunto, della Organizzazione Mondiale del Commercio alla quale paradossalmente l’Unione europea, in quanto preteso soggetto di diritto internazionale, partecipa unitamente alla individuale partecipazione di quegli Stati che di essa sono membri.

in questo senso trova significato anche quel riferimento contenuto nel sottotitolo secondo cui il diritto internazionale non tollera le “diversamente nazioni”.

L’essenza del presupposto che sta  a monte di tale conclusione, evidenzia una necessaria e lodevole conoscenza da parte dell’Autore dei principi che integrano quella che ben si può definire la teoria generale del diritto internazionale che, per quel che ora interessa, vede gli Stati, e solo gli Stati (“Nazioni”, secondo il lessico giuridico francese),unici soggetti dell’Ordinamento giuridico internazionale.

La tesi sostenuta dall’Autore è, all’essenziale,che i vincoli derivanti per gli Stati dalla loro partecipazione all’Organizzazione Mondiale del Commercio, prevalgono su quelli derivanti dalla loro partecipazione alla Unione europea.

Non può non riflettersi con molta attenzione sulla tesi di fondo sostenuta dall’Autore; tesi certamente controcorrente ma che, proprio per questo, appare ancora più attendibile nella attuale epoca caratterizzata -specie per quel che riguarda le problematiche giuridiche- da una preordinata volontà e azione mistificatrice o -ed è ancor peggio- da una pretesa convinzione di esistenza di una realtà che non esiste.

Non può non convenirsi con l’Autore quando Egli nel Capitolo introduttivo del suo lavoro e relativo alla nascita a Marrakech il 15 aprile 1994 dell’Organizzazione Mondiale del Commercio,  vede in tale evento che ha profondamente modificato i rapporti interstatuali non solo nel ristretto ambito degli scambi commerciali ma in tutti quegli altri settori che da esso derivano quasi “a cascata”, il “ritorno” o la “rinascita” del diritto internazionale (l’Autore dice “trionfa il diritto internazionale”), con la conseguenza che, per quanto rileva, per le materie disciplinate dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, “la Comunità europea perde ogni senso e cessa di esistere”, nonostante la sua pretesa di sopravvivenza in ragione di una pretesa possibilità di coesistenza con la nuova Organizzazione internazionale; e a dispetto di ogni rivendicata ma mai dimostrata soggettività giuridica internazionale della Comunità europea, ora “Unione europea” .

E’ per questo che l’Autore, in stretta consequenzialità, denuncia quanto prima evidenziato e nel successivo Capitolo del suo lavoro, denuncia una deliberata azione volta a nascondere la realtà attraverso due decenni “di espedienti tecnici al servizio dell’impostura europeista”: la mistificazione di cui prima si è detto.

Tralasciando di considerare specificamente il Capitolo conclusivo del lavoro, il quarto, relativo alle caratteristiche del sistema giuridico “globale”, fondato sulla “Common law” rispetto al quale si può talvolta anche non convenire quanto ai presupposti e alle conclusioni cui giunge l’analisi, il Capitolo precedente, cioè il terzo, non manca di sottolineare come diritti ed obblighi dello Stato italiano in materia commerciale nell’ambito dei rapporti con gli altri Stati membri della Comunità internazionale, non possano non derivare dalle regole concordate e dalle decisioni assunte, appunto, dall’Organizzazione Mondiale del Commercio; non già dalle regole e dalle decisioni assunte in materia dalla Unione europea.

Il lavoro che appare assistito da importanti e autorevoli riferimenti di dottrina e di giurisprudenza, oltre che assistito dal richiamo dei più rilevanti atti internazionali in materia, ha comunque, al di là di ogni diversa opinione, l’indiscutibile merito di costituire e rappresentare in modo molto efficace un diverso punto di vista o, diversamente, un diverso modo di vedere le problematiche in esso affrontate.

Si può dire quasi una voce fuori dal coro, e ciò rende questo lavoro altamente meritorio anche secondo una diversa prospettazione: i cori hanno sempre un direttore; l’unicità della voce prende su di sè quasi eroicamente il peso di ogni responsabilità nel testimoniare solitariamente la verità.

Augusto Sinagra


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