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I VOSTRI SOLDI VOGLIONO LA LIBERTA’ DI PAROLA: vediamo cosa succede nelle banche cinesi

 

 

I soldi amano la libertà di parola e di opinione, ed ecco perchè qualsiasi idea di censura, anche quando basata sull’ipotesi di fare del bene, è sempre nociva. Le idee si controbattono con idee migliori, non con la polizia e gli arresti.

Per spiegarlo bene andiamo in Cina dove la Yichuan Rural Commercial Bank dell’Henan è sottoposta ad un Bank Run, con i cittadini ed i contadini che fanno la coda davanti alle filiali per ritirare i propri risparmi e i funzionari pubblici e di partito davanti alla banca a cercare di convincere i cittadini a tornare a casa e la banca che espone pacchi di banconote per mostrare la propria solidità. Inoltre la banca offre super interessi ai correntisti ed anche omaggi come frullatori,  buoni acquisto ed altre interessanti amenità.

Bisogna dire che non è la prima banca saltata nel 2019, a dir la verità questo è il quarto caso di crisi bancaria e bank run nel 2019. C’è una bella lista di istituti problematici e di questa lista ben tre sono già andati in bancarotta e sono stati assorbiti dalla Banca Centrale:

Già a luglio gli analisti della China Chexing avevano notato come questa banca fosse sottocapitalizzata, ma nessuno lo aveva particolarmente notato perchè è, alla fine, una banchetta per le dimensioni cinesi, con solo 8,9 miliardi di prestiti concessi. Però questa banca ha il 71% dei depositi ed anche 82% dei prestiti, per cui la sua crisi è un disastro per l’Henan, zona rurale nel centro della Cina lontana dalle ricche e sviluppate Zone costiere. La banca ha favorito un boom creditizio che però ha portato anche ad un fortissimo aumento dei debiti di dubbia esigibilità: a  fine 2018 questi erano cresciuti al 28% del totale dei crediti. Ok siamo ancora lontani dal 40% di BPVI dei tempi d’oro, ma anche dai dati ufficiali delle autorità cinesi.

Per fortuna, o purtroppo, i cinesi ordinari non sono molto abituati a manovrare questo genere di  numeri e la cosa è rimasta per il momento nascosta. Ad un certo punto però l’attenzione si è accesa partendo da una contesa fra degli ex manager della Yichuan che poi si è diffusa quando, evidentemente, qualcuno ha iniziato a prendere in mano i bilanci ed a dar un’occhiata ai numeri. Queste notizie si sono diffuse sui social media ed inizialmente le autorità hanno risposto come sanno fare: arrestando due donne accusate di aver fatto partire le “False voci”. Il problema è che il sistema creditizio cinese, per i metri occidentali, è per lo meno fragile e le voci di per se erano vere. Quando il caos si è spostato sui media ordinari la cosa non si è più potuta tacitare ed i dirigenti ed amministratori locali sono corsi davanti alla banca a  tranquillizzare i risparmiatori, ottenendo il risultato diametralmente opposto.

Ora questo è solo uno degli episodi che ci troveremo ad affrontare in Cina di questo genere (ne abbiamo anche uno peggiore da narrare), ed alla fine la PBOC garantisce i depositi presso le banche anche fallite, ma mette in evidenza la funzione positiva dei social media e della libertà di parola. Parmalat querelò i primi analisti che diffusero notizie vere sui suoi bilanci. Le prime notizie vere uscite sui blog circa la reale situazione delle popolari venete venne duramente attaccata. La libertà di parola, la sua tutela assoluta anche quando appare contraria al senso comune è necessaria anche se volete mantenere saldi i vostri soldi.Vi fidate di Mass media che,alal fine , sono pagati dai ggrandi gruppi e dallo stato ? NO. Vi fidereste di social media in cui la censura dello Stato, al servizio di certi poteri politici, condizionasse la libertà di parola? NO. Senza libertà di parola non c’è una vera possibilità di una “Posizione di minoranza”, di dubbi, ma sono i dubbi che fanno gli uomini saggi ed i portafogli pieni.


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