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I traditori dell’Italia: Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

“L’abbraccio tedesco costringerà i paesi del
continente europeo, presto o tardi, a una nuova
morsa letale!”


“Un suo insuccesso (dell’unione monetaria ndr)
comporterebbe gravi ripercussioni sul funzionamento
del sistema monetario internazionale e
sulle possibilità di avanzamento della costruzione
economica europea”

(citazioni tra il 1978 ed il 1988)


Giorgio Napolitano un uomo chiamato ‘voltafaccia’

Giorgio Napolitano, ritratto di Costantino Rover ©

Giorgio Napolitano, ritratto di Costantino Rover ©

Eccoci al secondo appuntamento della saga de I TRADITORI DELL’ITALIA.
Dopo il ritratto di Mario Monti, un nuovo e illustre traditore del Paese: Giorgio Napolitano

Apre con due citazioni, il ritratto di Giorgio Napolitano, l’uomo capriola, l’uomo voltafaccia, il trasformista che ha sempre vissuto di Stato, come molti altri, soprattutto della sua generazione.

Questa storia non può che cominciare da metà, cioè da quando il Napolitano comunista ha già alle spalle una lunga carriera politica e di militanza nel Partito Comunista italiano.
Partiamo da qui perché questo punto di partenza ci aiuterà ad unire i puntini di una storia che nessuno è riuscito a capire prima che fosse troppo tardi.

Solo così possiamo comprendere come l’Italia sia stata abbandonata al destino che in tempi di coronavirus si svela come il più triste.
A dire il vero tutta l’evidenza della trappola in cui l’Italia è caduta già decenni fa, era emersa con il lavoro di retrospettiva svolto dal primo movimento sovranista.

Attenzione non stiamo parlando dei partiti populisti.
Vi sto parlando di qualcosa di cui nessuno di voi ha probabilmente mai sentito parlare prima di ora.
Si tratta di un movimento spontaneo (davvero quella volta) nato dalla detonazione della MMT, vera e propria bomba assemblata in Italia, dopo averne importato pezzi dagli Stati Uniti, dal Canada e dalla Francia, da Paolo Barnard.

Il sovranismo di fatto in Italia è nato lì (e morto non appena entrato in contatto con la politica, compresa quella che vi raccontano essere nata dal basso).

Chiusa la partentesi: sul tema trovate tutto in rete.

Ma ciò che si trova in rete, così come nella emeroteca, è anche la storia di Giorgio Napolitano. E si trovano tutti i pezzi del puzzle, già assemblati, ora che se ne è quasi uscito di scena.


Giorgio Napolitano contro l’Euro

Anzitutto va ricordato che la circolazione dell’ Euro è iniziata il 1 gennaio 2002, ma l’Italia aveva aderito al tasso di cambio “irreversibile” con le altre monete europee già nel 1998.

Trascorsi i 3 anni di parità con le altre monete aderenti all’Euro, ha finalmente aderito al sistema di circolazione della stessa moneta.

“Si cambi rotta, poiché l’Europa a guida tedesca rischierà di farci sbattere contro gli iceberg:
o ci salviamo tutti o affonderemo insieme.”

Tuonava Giorgio Napolitano riferendosi all’ineluttabile unione monetaria europea.


I passaggi che portarono l’Italia nell’Euro

– Capitolo lungo, quello sulla moneta unica, ma fondamentale per comprendere il tradimento di Napolitano –

Bisogna dire però che l’adesione all’Euro è la conseguenza di scelte fatte in precedenza.
Queste furono: l’adesione al Sistema Monetario Europeo (SME) del 1979, l’Atto Unico Europeo del 1986 e il Trattato di Maastricht del 1992.

Nel 1972, dopo la decisione di Nixon di sganciare il dollaro dalla convertibilità con l’oro, alcuni Paesi europei (esclusa l’Inghilterra) decisero di dar vita ad un sistema di cambi semirigidi, chiamato Serpente monetario Europeo (Sme).
Ciò comportava che le valute dei paesi aderenti avrebbero oscillato entro determinati margini attorno ad una parità centrale, l’Ecu (unità di conto europea).

Questa parità veniva calcolata come un paniere delle loro monete. Insomma una cosa tipo le 1936,27 lire a cui fu il cambio con lEuro.

L’Italia aderì inizialmente a questa parità centrale, ma ne uscì due anni dopo.

Allora da noi era particolarmente forte il conflitto sociale, e non si riteneva utile ancorare la Lira alle altre valute europee. In Italia, anziché soffocare il conflitto sociale con l’adesione ad una moneta forte, si preferì realizzare una politica di compromesso e di riforme simboleggiata dalla politica del Compromesso storico.
Essa vide per la prima volta il Partito Comunista partecipare alla co-decisione politica e poi anche la partecipazione alla maggioranza di governo. Questa politica, pur per certi versi criticata, vide anche la realizzazione di molte riforme, quali l’istituzione delle Regioni (prime elezioni nel ’75), la concessione del divorzio, l’aborto, la realizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.


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Nasce il problema (per gli americani) del compromesso storico

Il compromesso storico e la compartecipazione del Pci al governo italiano, destarono la forte preoccupazione del Governo USA.
Del resto occorre ricordare che in questo periodo siamo ancora in piena guerra fredda.
Questo straordinario evento di fatto era la concretizzazione delle famose “convergenze parallele” teorizzate da Aldo Moro.
Infatti Moro “pur rifiutando il totalitarismo comunista” aveva determinato uno spostamento l’Italia più a sinistra (leggi vicino alle istanze del Partito comunista italiano che viveva sotto l’egida dell’URSS, l’Unione Sovietica).

Il 1978 fu un anno di forti conquiste sindacali e vide anche l’ultima diminuzione del debito pubblico senza privatizzazioni.
Tuttavia il forte movimento sindacale sviluppato in Italia aveva portato anche all’erosione della capacità di profitto delle classi capitalistiche, e il conflitto si era manifestato, come sempre succede, con una forte inflazione.

Dato che l’Italia aveva iniziato uno spostamento a sinistra, nasceva perciò l’esigenza, per le classi dominanti, di trovare uno strumento per “disciplinare” la forza lavoro, le cui conquiste erano ritenute responsabili dell’inflazione.
La necessità di “combattere l’inflazione” fu sostenuta da chi voleva l’adesione al Sistema monetario Europeo, i cui effetti previsti erano i medesimi che si sono venuti a verificare con l’Euro.
Uno dei principali era sicuramente la compressione salariale come leva per il mantenimento della competitività nel mercato comune.

La sinistra capì bene i rischi che si celavano dietro alla scelta di adesione ad una moneta forte.


L’Italia vuole aderire ad una moneta unica?

Quando, il 12 dicembre 1978, Andreotti si presenta in Parlamento per presentare l’intenzione di aderire immediatamente al sistema monetario europeo.
Eppure, solo poche settimane prima lo stesso Andreotti aveva respinto le richieste della Francia, che invece voleva l’immediato ingresso dell’Italia.
il Pci si riunisce per formulare la propria risposta che verrà comunicata il giorno seguente. I comunisti giudicheranno l’atto di Andreotti come un tentativo di fare cadere il Governo (e il compromesso storico).


Il no di Giorgio Napolitano

Sarà proprio Giorgio Napolitano a presiedere quella storica riunione.
Ecco cosa emerge dai verbali:

Per dire il nostro sì allo Sme, scrive Napolitano, chiedevamo tre condizioni: “Garanzia sui tassi di cambio” (cioè riallineamento periodico del valore delle monete); “garanzie sui prestiti del Fmi” e “misure di trasferimento di risorse a favore delle economie più deboli”.

Infatti, da che il cambio sarebbe stato a svantaggio delle economie più deboli, questo sarebbe dovuto essere pagato da chi ci avrebbe guadagnato (cioè dalle economie più forti).

Qui Giorgio Napolitano profetizza:

“Inserendoci in quest’area, nella quale il marco e il governo tedesco hanno un peso di fondo, dovremo subire un apprezzamento della lira e un sostegno artificiale alla nostra moneta. Nonostante ci sia concesso un periodo di oscillazione al 6%, saremo costretti a intaccare l’attivo della bilancia dei pagamenti. Lo Sme determinerà una perdita di competitività dei nostri prodotti e un indebolirsi delle esportazioni. C’è un attendibile pericolo di ristagno economico”.

Una previsione che più azzeccata non si può.

 

Giorgio Napolitano nel Pci

Giorgio Napolitano nel Pci

Il 13 dicembre 1978, il Partito Comunista Italiano votò contro l’adesione immediata allo Sme, insieme all’estrema sinistra, mentre il partito socialista si divideva fra favorevoli, contrari e astenuti.

Purtuttavia l’indomani Andreotti confermerà l’ingresso dell’Italia nello Sme.
I giornali tedeschi festeggeranno.

Ancora Giorgio Napolitano:

“Si è finito per mettere il ‘carro’ dell’accordo monetario davanti ai ‘buoi’ di un accordo per le economie”,
anche per “le sollecitazioni pervenuteci dai governi amici”.

Gli “amici” sottintesi, sono i tedeschi.

E aggiunse che se qualcuno avesse voluto,

“far leva sulle gravi difficoltà che possono derivare dalla disciplina del nuovo meccanismo di cambio per porre la sinistra e il movimento operaio dinanzi alla proposta di una politica di deflazione e di rigore a senso unico, diciamo subito che si tratta di un calcolo irresponsabile e velleitario, non meno di quelli che hanno spinto pezzi della Dc a premere per l’ingresso immediato nello Sme in funzione di meschine manovre anticomuniste, destinate a sgonfiarsi rapidamente”

Questa conclusione, purtroppo fu molto meno azzeccata.


Nel 1986 l’Atto Unico Europeo stabilirà il principio della libera circolazione di “persone, merci, servizi e capitali” entro l’Unione Europea. La novità fondamentale erano le ultime due, perché il Mercato Comune per le merci già esisteva.


 

Da fascio a comunista, Napolitano a tempo di record

Si addormenta fascista e si risveglia comunista.
È accaduto sul serio quando, ormai rassegnato alla caduta dei suoi compari di camicia (nera) si converte in tempo record al comunismo.

Nato da famiglia liberale si era tosto infatti iscritto ai gruppi universitari fascisti (GUF), in cui veste i panni del critico teatrale.
Anni dopo avrà il coraggio di simulare che in realtà quella sarebbe stata una recitazione nel ruolo dell’infiltrato antifascista nel fascismo.

Ma quando le sorti del fascismo sembrano ormai segnate, Napolitano ha un “grave tormento autocritico”.
Ops! Significa che sta per far accadere qualcosa di grosso!
Infatti entra in contatto con un gruppo di comunisti napoletani e diventa attivista.


 

Giorgio Napolitano fascista

Giorgio Napolitano giovane fascista


 

È il 1945 quando Giorgio Napolitano si iscrive al Partito Comunista Italiano.
Èd è sempre in questo periodo che, dopo lo sbarco degli americani a Napoli, e fa il volontario nella croce rossa americana.
Incontra Henry Kissinger che di lui in seguito dirà: “È il mio comunista preferito“.
Attenzione ai concatenamenti.
I puntini già cominciano ad unirsi.

Di lì in poi il passo è breve a diventare staliniano.
Intanto appena 8 anni dopo, nel 1953 diventa deputato.


La svolta definitiva

Nel 1956 quando l’URSS invade l’Ungheria con i carri armati. Giorgio Napolitano commenterà così:

l’Urss ha evitato “che nel cuore d’Europa si creasse un focolaio di provocazioni”
ha impedito “che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione” e in definitiva ha salvato “la pace nel mondo”

Poco importa dei 3.000 morti ungheresi. Giorgio Napolitano esportatore di democrazia ante litteram insomma.

Delle dittaure comuniste ancora nel 1972, dirà che sono:

“straordinario elevamento del livello di civiltà e di cultura delle masse”

Nonostante ciò nel 1975 chiede di poter andare negli Sati Uniti.
Il permesso gli viene negato “per non dare un attestato di credibilità al comunismo” ma, nell’aprile 1978, Giorgio Napolitano, su raccomandazione del repubblicano Ugo la Malfa e la mediazione di Andreotti, ci riesce: va negli USA.
Giorgio Napolitano diventa così il primo comunista italiano in terra d’America.
A preparare il suo viaggio è Enrico Berlinguer.

Ufficialmente è un tour di conferenze nelle università americane. L’allora ambasciatore Richard Gardner racconterà invece di aver avuto quattro incontri segreti con lui.
Del resto era già dal 1969 che l’ambasciata americana a Roma aveva creato contatti con il Partito Comunista Italiano, in vista di una sempre più probabile salita al governo.
Capito perché serviva il gancio o meglio il pontiere verso il Pci?

Giorgio Napolitano è in America per recapitare il messaggio che il compromesso storico non intrancerà in alcun modo gli interessi degli Stati Uniti. Parola di corrispondente dagli USA.

Princeton, Harvard, Yale, Georgetown e John Hopkins University, con il “meeting” al Council on Foreign Relations, l’associazione di affaristi privati.

In quel consesso dirà:

Il Pci non si oppone più alla Nato come negli anni Sessanta,
mentre lo scopo comune è quello di superare la crisi,
e creare maggiore stabilità in Italia»


 

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L’appoggio ai capitali finanziari

Tornato in Italia, Napolitano darà vita alla corrente interna al Pci dei miglioristi. Una corrente che su molti punti osteggerà Berlinguer portando di fatto alla spaccatura del partito, portandolo a rigettare le anacronistiche posizioni rivoluzionarie e riposizionandolo sull’asse della NATO.
Sul finire degli anni 80 il Pci chiuderà i battenti. Nel 1991 gli succederà il Partito Democratico della Sinistra (PDS).
D’improvviso diventerà questo il maggior riferimento politico degli interessi, anche finanziari USA in terra italiana.
Con Napolitano filo europeista anche i potentati economici infatti avranno un aiuto in più nel convergere verso un mercato europeo destinato a seguire la strada della globalizzazione.

È un fatto prodromico delle riforme nell’ordinamento dello Stato e del mercato del lavoro.


 

Mani pulite

Ma è anche una sorta di salvacondotto per quella sinistra, per passare indenne dall’inchiesta di Mani Pulite che in pochi mesi, a partire dal gennaio del 1992, spazzerà via un’intera classe politica, quella della Prima Repubblica: corrotta sì, ma anche troppo autonoma rispetto ai grossi interessi internazionali.
Sembra fatta, ormai il varco per entrare nel mercato italiano svendendo a pezzi il Paese sembra aperto.
Ma a parte le privatizzazioni di grosse fette del patrimonio pubblico e di tutto l’intero settore bancario nazionale, fatte, ci raccontano, per entrare in Europa, il sacco dell’Italia riesce a metà.
Ci vorranno ancora dei decenni per finire il lavoro (ancora oggi incompiuto), perché in mezzo si frappone l’imprevisto Silvio Berlusconi, più dedito agli interessi personali che a quelli internazionali.

Verrà eletto a Presidente del Consiglio a scapito dela nomeclatura della sinistra che si era appena allineata ai potentati finanziari provenienti dagli Stati Uniti.

 

Lui intanto, Giorgio Napolitano, viene premiato da una fulgida carriera politica. Diventa, prima presidente della camera nel 1992, ministro dell’interno nel governo Prodi del 1996 e presidente della Repubblica 10 anni più tardi, nel 2006.


Dal 1978 in avanti quindi, Napolitano diventa l’uomo degli americani piazzato a sinistra in Italia e, da Wikileaks:

“miglior amico di Israele in Europa”

 


Giorgio Napolitano esportatore di pace conto terzi in Libia

19 marzo 2011

occorre un impegno che è necessario per la pace, per la solidarietà e per i diritti e la libertà dei popoli”

«Oggi servire la pace significa trovare il modo di andare incontro a popolazioni perseguitate,
andare a portare aiuto, senza rimanere indifferenti alle sofferenze e alle repressioni
. E sappiamo di cosa parlo»

la pace è ancora un obiettivo difficile; in Europa l’abbiamo costruita e consolidata, ma non è così nel resto del mondo”.

21 marzo 2011

l’Italia è un membro importante della Comunità internazionale e della Alleanza atlantica e non può non dare
il proprio contributo alla soluzione della crisi libica; il nostro Paese non può sottrarsi alle sue responsabilit
à”

Sono sempre responsabili con le bombe sulle teste degli altri.


 

Il colpo di Stato

È molto simile ad un colpo di Stato ciò che di cui Napolitano sarà capace sul finire dello stesso anno.

Incalzato dallo spread, il Governo Silvio Berlusconi si trova sulla graticola. L’accusa è di aver portato l’Italia sull’orlo del default nonostante le analisi degli esperti inviati da Bruxelles l’estate stessa avessero garantito la sostenibilità dei conti pubblici.
Lo spread, appunto tocca quota 560, una soglia che lancia l’allarme e la richiesta vie vie sempre più unanime della rimozione di Berlusconi dall’incarico, come se vivessimo sotto dittatura.

Lo chiedono politici, Giornali e… leaders carismatici della democrazia dal basso.

FATE PRESTO, il titolo del Sole 24 Ore che chiedeva la rimozione del Governo Berlusconi e l'insediamento forzato di Mario Monti

FATE PRESTO, il titolo del Sole 24 Ore che chiedeva la rimozione del Governo Berlusconi e l’insediamento forzato di Mario Monti

 

Dalla lettera di Beppe Grillo a Giorgio Napolitano:

“Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di
affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell’evidenza.”

“In questa situazione lei non può restare inerte.
Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio
al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti,…”

Quando Beppe Grillo chiedeva il colpo di Stato


Ma cosa aveva in realtà causato quel repentino aumento dello spread lo raccontiamo nel libro di economia spiegata facile.

All’aumento dello spread contribuì un attacco speculativo di una banca tedesca contro i titoli di stato italiani.

Durante l’estate del 2011 Deutsche Bank si disfa dell’88% dei Titoli italiani in suo possesso per un controvalore di
7 miliardi di euro e questo produce il panico sui mercati, il conseguente aumento dello spread e successivamente la caduta del governo italiano per fare posto a Mario Monti.

Lo spread per fare fuori Berlusconi

Lo spread per fare fuori Berlusconi

Pagine tratte dal libro di economia spiegata facile

 

E sarà l’intervento della BCE a salvare l’Euro


Come venne fatto fuori il Governo Berlusconi?

In verità lo dice lo stesso Grillo nella medesima lettera scritta dal suo blog ufficiale il 30 luglio 2011. Lo scrive senza neanche celare l’intento golpista.
Leggiamo:

“La Deutsche Bank ha venduto nel 2011 sette miliardi di euro dei nostri titoli.
È più di un segnale: è una campana a martello che ha risvegliato persino Romano Prodi dal suo torpore.”

Quindi secondo Grillo la democrazia si compie assecondando i poteri finanziari che a comando invitano i Governi a fare le valigie?

Certo, come è automatico che, una volta fatto l’errore si cerchi di scaricare le colpe, vedere per credere.

 

Per portare a termine il piano, a cui si opporrà soltanto la Lega, Giorgio Napolitano nomina Monti senatore a vita in tempo di record, giusto in tempo per insediare un governo tecnico lampo, appena tre giorni.

Nel comunicato del Quirinale: “Ha illustrato la patria per altissimi meriti nel campo scientifico e sociale“.

EEEEEHH?!?!

Lo scopo dichiarato è uno solo: salvare l’economia italiana e l’Euro.
Sui disastrosi e tragicomici risultati conseguiti vi rimandiamo alla lettura dell’articolo intitolato, Mario Monti, i traditori dell’Italia.

 


Napolitano ri-Presidente per evitare Rodotà

Accade dopo che la stampa aveva creato la leggenda dell’unico candidato possibile alla presidenza della Repubblica.
Nel 2013, alla scadenza del suo settennato, Giorgio Napolitano è pronto a riempire gli scatoloni e a lasciare libero quell’appartamentino che è il Quirinale, per lasciare posto al suo successore.
Mai nella storia della Repubblica un Presidente ha ricoperto per due volte il mandato.
Le ragioni sono molte, soprattutto di carattere istituzionale, e non staremo qui a dilungarci.
Per approfondire basta guardare il filmato di Marco Travaglio che ne da ampia spiegazione.

In Parlamento però è entrata una nuova forza politica, il Movimento 5 Stelle, che aveva proposto un sondaggio alla propria base sulla prima scelta del Presidente della Repubblica.
Dalle votazioni online era emerso il nome di Stefano Rodotà.

Dopo appena due giorni di votazioni (appena 6 scrutini, di cui due a schede bianche) le relative fumate nere, in cui vengono bruciati in successione Marini e Prodi.
Bersani e Berlusconi decidono di riproporre Napolitano, poiché le difficoltà di trovare un accordo stavano rischiando di far rimanere in corsa solo Rodotà, proposto dal M5S ma gradito anche ad altre forze minoritarie.
Ovviamente l’elezione di Rodotà avrebbe scardinato il ruolo di “talpa” al Quirinale di un certo numero di interessi, non solo americani.

Ecco dunque che i mass media sparano a reti unificate il grido d’allarme: la democrazia è a rischio.
Nasce così la leggenda del candidato, anzi del ricandidato unico poiché se il Colle dovesse rimanere vacante per cinque minuti l’Italia sarebbe a rischio implosione.
Non è vero perché ci sono tutte le cariche istituzionali necessarie a colmare qualsiasi vuoto istituzionale temporaneo.

Pensate solo se il Presidente dovesse defungere.
Non è che il giorno dopo saremmo invasi dai mostri lanciati da Vega, no?!
Basti pensare a quando Cossiga diede le dimissioni nel 1992 lasciando il Quirinale vacante dal 28 aprile al 25 maggio.

 


Com’era andata con le precedenti elezioni del Presidente della Repubblica?

Urge dunque trovare un candidato che non c’è.
Ecco che i media preparano la processione dei vecchi oligarchi al trono del Re per implorarlo di rimanere.
Ed è così che, a tempo di record, di nuovo Napolitano cambia idea.
Passa dal no assoluto a diventare l’unico Presidente doppio della storia italiana.
George, number one again, Napolitano!

Eppure tutta questa fretta non c’era mai stata prima.
Quanti scrutini erano stati necessari per eleggere il Presidente in passato?
Vediamone alcuni:

 

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Giovanni Leone (23), Guseppe Saragat (21), Sandro Pertini (16), Scalfaro (16) ma solo perché avvenne la strage di Capaci altrimenti sarebbero proseguiti.

Per Napolitano bis (6)

Ma siccome anche la base del PD spingeva per Rodotà, occorreva fare presto.
Occorreva bloccare che un Presidente potesse far rispettare la volontà del voto alle elezioni svoltesi appena due mesi prima, che avevano visto vincere ex aequo PD e M5S.
Infatti riconfermando Napolitano, la situazione non cambierà con l’accordo delle larghe intese che verrà riconfermato con Napolitano ad affidare la formazione del nuovo governo a Enrico Letta, scelto da Berlusconi come alfiere in casa PD.

Ecco perché quell’emergenza democratica a nove colonne a reti unificate.


 

Le intercettazioni insabbiate nella trattativa Stato-mafia

Giorgio Napolitano viene coinvolto anche nella cosiddetta trattativa Stato-mafia allorquando viene intercettato durante la telefonata che Nicola Mancino gli fa e in cui gli racconta di essere interessato da una indagine della magistratura.

Il motivo della chiamata dell’ex ministro degli Interni (1992-1994) e presidente del Senato (1996 – 2001) è chiedere protezioni dall’alto, pare insinuando la minaccia che, senza protezioni egli avrebbe potuto “parlare”.

I colloqui tra i due proseguirono per alcuni mesi anche tramite l’emissario di Napolitano, Loris D’Ambrosio.
Vengono registrate quattro telefonate, che però secondo i magistrati non avevano rilievo penale per Mancino.
Secondo la legge però, tali telefonate sarebbero dovute essere ascoltate dai legali delle parti coinvolte al fine di consentire loro di trarne eventuali elementi per la difesa dei propri assistiti.
In caso di inutilità delle prove il magistrato avrebbe ordinato la loro distruzione.

Per non correre rischi di indesiderate fughe di notizie, Napolitano chiede di sbloccare la legge che obbligava la distruzione delle intercettazioni prima di tale prassi.


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Il mantenimento delle larghe intese che mantenessero a galla lo status quo, prono all’Europa e con l’offerta della Sicilia e delle basi militari come zerbino degli obiettivi commerciali e bellici degli stranieri, Giorgio Napolitano svolge i suoi incarichi nell’interesse di tutti, fuorché degli italiani.
Un appiattimento sistematico ai voleri extranazionali con il presunto obiettivo di accrescere la credibilità e la percezione di affidabilità pari a quella di un cuscino su cui sedersi comodi.

Questo è stato Giorgio napolitano per tutta la sua vita.
Passando dal compiacere prima gli avversari, per potersi intrufolare sul carro dei vincitori, e poi sabotandoli, collaborando a trascinare il Paese nel colabrodo europeo.

Favorendo l’invasione in Libia proprio mentre deponeva Berlusconi, che con Gheddafi era riuscito almeno ad evitare l’invasione che dalla Libia oggi tocca all’Italia intera.
Non per negare il diritto di una vita migliore ai più poveri, ma quantomeno per evitargli di passare da una schiavitù ad un’altra.
Da una dittatura alla schiavitù sui marciapiedi delle strade o nei campi del sud a un Euro all’ora.

Così il Nord Africa verrà di nuovo immolato ed affogato nel proprio sangue e passerà dalla possibilità, per quanto fragile e remota, di un inizio di indipendenza (in verità di tutto il continente) al nuovo coloniaslismo che ne ha grandemente peggiorato la situazione.
Insomma anche in quel cruciale momento Napolitano fece ciò per cui era andato a rassicurare il Council on Foreign Relations nell’ormai remoto e dimenticato 1978.
Occorreva garantire gli interessi della finanza e degli oligopoli.
Per farlo occorreva andare a rificcare con lo stivale, la testa dei nord africani, che cercavano di rialzarla.
Dovevano soffocare di nuovo nel petrolio e nelle materie prime così care ed urgenti al sostegno della produzione globalizzata i cui costi andavano scaricati sulle popolazioni non allineate.

 


Fonti
Avvenire
Il Post
Il Primato Nazionale
Appello al popolo
30 giorni
Info Sannino via wikileaks
Ansa
Il Giornale
Il Corriere
Linkiesta
Repubblica


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