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I sogni neottomani di Erdogan svegliano il Nagorno Karabakh (Ricordatevi che l’Italia ha bloccato le sanzioni ad Ankara)

A volunteer fighter stands in a valley outside a village south-east of Stepanakert on October 23, 2020, during the ongoing fighting between Armenian and Azerbaijani forces over the breakaway region of Nagorno-Karabakh. – The Russian president said on October 22 that the death toll was nearing 5,000 since full-scale fighting reputed last month, in the worst flare-up in the disputed Nagorno-Karabakh region in more than two decades. (Photo by ARIS MESSINIS / AFP)

Anche se sembra uscita dal centro delle notizie, anche internazionali, la guerra sanguinosa in Nagorno Karabakh non solo non è terminata, ma è entrata in una fase ancora più critica. L’inverno si avvicina nelle fredde montagne del Caucaso e questo rende i combattimenti più difficili ed i rifornimenti più complicati. Per questo l’Azerbaigian deve rompere le linee armene rapidamente prima che le condizioni climatiche avverse rendano lo stallo più probabile. Dal punto di vista diplomatico prima è fallita la mediazione russa, quindi quella americana, ed ora la parola è in mano alle armi

In questa situazione così complessa e violenta si introducono i sogni neo ottomani di Erdogan, il grande destabilizzatore dei nostri giorni che ha inviato migliaia di miliziani-mercenari siriani a combattere al fianco degli azeri.  Il sultano in capo turco ha fornito una giustificazione per il dispiegamento di militanti siriani nella zona di conflitto del Nagorno-Karabakh per sostenere la guerra contro l’Armenia. Secondo lui, almeno 2.000 combattenti del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) e delle Unità di protezione del popolo curdo (YPG) stanno sostenendo l’esercito armeno, per cui il suo intervento non sarebbe che l’estensione della perenne guerra contro i curdi.

Naturalmente , a parte che nelle pretese di Erdogan, non c’è notizia di milizie curde in Armenia, anche perchè queste sono impegnate in Siria, sia al fianco dei russi come parte integrante, ma autonoma, dell’esercito siriano, sia al fianco degli USA nelle aree da loro occupate. Però Erdogan ha avuto la faccia tota di giustificarsi in questo modo con Putin, minacciando Mosca di intervento diretto “Se fossero superate le nostre linee rosse”.

Nel frattempo, l’Armenia ha rivelato i dati radar che confermano il coinvolgimento dell’aeronautica militare turca nella guerra armeno-azera. Le tracce rilasciate mostrano che gli aerei da guerra turchi schierati in Azerbaigian forniscono copertura aerea ai droni Bayraktar TB2 che colpiscono le posizioni armene, mentre il posto di comando aereo turco che circola nello spazio aereo turco, vicino alla zona di conflitto, coordina l’intera operazione aerea. L’intera operazione, secondo l’Armenia, è stata pianificata e realizzata con il profondo coinvolgimento di specialisti militari turchi.

Sotto la pressione delle prove, la parte azera ha già ammesso la presenza di specialisti turchi e attrezzature militari sul proprio territorio. L’ultimo passo verso la realtà sarebbe confermare che sono coinvolti nel combattimento. Nel frattempo Baku si permette di avvertire Mosca di astenersi dall’intervenire al fianco di Yerevan Anche se è noto che sono già giunti diversi aiuti indiretti, dai professionisti della Wagner a forniture militari (ieri è arrivato un Il-76 da Mosca), nello stesso tempo Mosca per ora ha mantenuto una posizione equilibrata evitando di impegnarsi direttamente. In questo momento le tre potenze nucleari del gruppo di Misk, che dovrebbe mediare in questo conflitto, Russia, USA e Francia, sono allineate sulle stesse posizioni ed appoggino i tentativi di Mosca per una pacificazione.

Però tutto questo è inutile quando Baku si sente sicura dell’appoggio turco e non si fera, anzi raddoppia i propri sforzi bellici? Senza Ankara la guerra si concluderebbe presto con un cessate al fuoco, tanto più che Mosca ha avvisato che alcuni territori occupati dagli armeni potrebbero essere restituiti, nell’ambito di una trattativa. Però Erdogan vuole raddoppiare, vuole il controllo energetico di un’area dal Sud della Russia sino alla Libia ed è disposto a tutto pur di ottenerlo. Un gioco che avviene  nel disfacimento del potere americano e che Parigi e Mosca potrebbero fermare in dieci minuti.


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