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I Paesi dell’Europa viaggiano in ordine sparso. Crescono Germania, Polonia e Ungheria. Ma nella periferia dell’euro la ripresa ci sarà?

Segnaliamo l’articolo di Vito Lops nella sua rubrica Scenari Economici (opss…. il nome c’e’ familiare) sul Sole 24 Ore: I Paesi dell’Europa viaggiano in ordine sparso. Crescono Germania, Polonia e Ungheria. Ma nella periferia dell’euro la ripresa ci sarà?

UE-17

La fine della recessione in Eurozona è senza dubbio una delle più importanti novità economiche. Di quelle che stupiscono al rientro dalle vacanze. La crescita nel secondo trimestre (0,3%) rispetto a quello precedente dimostra che l’area euro ha chiuso il suo semestre di crescita negativa. I numeri indicano però che non si tratta di una crescita omogenea: la Germania ha guidato questa tendenza con una crescita dello 0,7%, seguita dalla Francia a 0,5%. Nei Paesi della periferia dell’area euro si parla ancora di recessione, anche se in miglioramento. In Spagna si è registrata una contrazione economica dllo 0,1% e in Italia dello 0,2%. Mentre il Portogallo ha segnato un sorprendente +1,1%.

Questa mattina è stata diffuso un altro dato che lascia intravedere ottimismo. L’indice della fiducia economica si è impennato ad agosto, tanto nell’Eurozona quanto nell’insieme Ue. Secondo i dati diffusi oggi dalla Commissione, l’indice Esi è “fortemente aumentato” di 2,7 punti in Eurolandia e di 3,1 punti nella Ue (giungendo a 98.1). Le crescite maggiori in Olanda (+5,2), Germania (+3,3), Italia (+2,0), Francia (+1,6) e Spagna (+0,8). Sale anche la fiducia delle imprese nella Ue-17, per il quarto mese di fila.

Riepilogando, dai numeri macro a disposizione si evince questo scenario: la Germania ha ripreso a marciare, con la Francia a ruota. Mentre nelle altre grandi economie dell’Eurozona la ripresa ancora non c’è ma c’è più ottimismo sul futuro. A questo quadro va aggiunto che Paesi dell’Est Europa come Polonia e Ungheria sono in forte ascesa per via del loro legame commerciale con la Germania che ha delocalizzato molto in queste aree che, allo stesso tempo, rappresentano un importante mercato di sbocco per la stessa Germania.

Il tema di fondo, a questo punto, è: i Paesi della periferia dell’Eurozona, i più colpiti sotto i colpi dell’austerity negli ultimi anni, riusciranno ad agganciarsi in modo convincente al traino della ripresa che parte dalla Germania, il Paese dell’area euro che può sfoggiare un surplus commerciale sui livelli di quello della Cina? Gestori ed esperti hanno opinioni contrastanti.

Per Tommaso Federici, responsabile gestioni Banca Ifigest «la ripresa dell’Eurozona ci sarà, e non mi sorprenderebbe se a guidare questa ripresa ci sarà l’Italia, dopotutto il nostro impatto sull’economia dell’Eurozona è il terzo per grandezza: 17% circa, Francia e Germania pesano per 22% e 28% circa rispettivamente. Dopo anni di contrazione della spesa pubblica (esclusi gli interessi sul debito) e privata, di contrazione del credito e rialzo dei tassi, di scarsa fiducia di imprese e consumatori credo che siamo alla vigilia di un inversione di tendenza. Questo momento è stato più volte rimandato per mancanza di leadership nella politica italiana ed europea. Credo però che ormai i tempi siano maturi perché il Paese ritorni a crescere, nonostante la politica. La prima spinta alla congiuntura economica me l’aspetto dagli investimenti e dalla ricostruzione delle scorte e dall’export. Soltanto dopo potremmo assistere a dati in miglioramento sulla disoccupazione e sui consumi. Contrariamente a quanto avvenuto nel passato ho l’impressione che la Germania avrà un ripresa del ciclo economico principalmente trainata dalla domanda interna piuttosto che da esportazioni».

«I dati che stiamo leggendo in questo periodo in Italia tendenzialmente battono le attese, anche i dati sulla fiducia delle imprese qualche segnale positivo lo stiamo vedendo.Teniamo conto che l’Italia è sempre legata alla Germania perché è il quinto esportatore della Germania – sottolinea Massimo De Palma, responsabile asset management di Swiss & Global asset management -. Ma è vero anche non dobbiamo basare la crescita economica sulle esportazioni ma sui consumi interni».

Secondo Marco Dall’Ava, a capo della ricerca di X-Trade Brokers «sicuramente sono quei Paesi che hanno trascorso il periodo più difficile e per loro sarà più complicato risollevarsi da questa crisi, quantomeno avranno bisogno di più tempo. Da sottolineare comunque che qualora la ripresa dovesse presentarsi i periferici avrebbero sicuramente più margine rispetto per esempio a paesi come la Germania che ha guidato l’Eurozona in questi ultimi mesi e anni. Questi Paesi già in difficoltà di loro hanno risentito pesantemente durante questi ultimi mesi della moneta unica, una Europa a due velocità guidata da Berlino che non hapensato ovviamente in primis di fare gli interessi dei paesi maggiormente in difficoltà».

Per Laura Tardino, strategist di Bnp Paribas Investment Partners, «la ripresa dei Paesi periferici è penalizzata non soltanto dalla valuta, che pesa sulle esportazioni fuori dalla zona euro, ma soprattutto dal consolidamento fiscale ancora in atto in molti di essi che continua a condizionare negativamente i consumi delle famiglie. Solo un significativo miglioramento del mercato occupazionale e quindi della fiducia dei consumatori, che non vedo in questo momento, potrà rilanciare la crescita».

A parer di Alberto Chiandetti, Gestore di FF Italy Fund «i Paesi dell’Est europeo, in virtù della loro forte correlazione con l’economia del resto dell’Europa, possono beneficiare solo temporaneamente dell’elemento valutario determinato dal non far parte dell’Area Euro. Il fattore valutario non è infatti la chiave di lettura per spiegare la più rapida ripresa economica che stanno registrando i paesi dell’Europa Orientale. Queste economie beneficiano in primo luogo dei minori costi di produzione che continuano a supportare i trasferimenti della produzione dai paesi dell’Europa periferica ad essi».  

 

By GPG Imperatrice

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