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I globalisti vogliono togliervi il “voto eguale”. E ci riusciranno. Con gli applausi della sinistra e degli intellettuali global (di Giuseppe PALMA)

Forse negli Anni Ottanta la cosa avrebbe fatto ridere tutti. E la sinistra avrebbe gridato al solito “fascismo”. Oggi invece la questione si fa seria e mai avrei pensato di scriverci un articolo. Sto parlando della proposta, iniettataci a piccole dosi (ma costantemente), di voler abrogare il “voto eguale“, cioè il principio secondo il quale il voto del più umile degli uomini vale quanto quello del più grande: una testa, un voto. Quante lotte e quanto sangue è stato versato per ottenere questo grande traguardo democratico, ma poi arriva il cambio fisso e allora anche il voto eguale entra in crisi. Eh, già. Il cambio fisso. Se l’unico aggiustamento possibile, in assenza della fluttuazione del cambio e in presenza delle folli regole di bilancio, è la riduzione dei salari e la contrazione dei diritti fondamentali dei lavoratori, ecco che anche il principio democratico – nella sua accezione più vasta secondo cui “la sovranità appartiene al popolo” – diventa un ostacolo da abbattere.

Ma non possono farlo apertamente. No, quantomeno adesso non possono. Serve loro far passare il popolo come bue e cattivo, ma soprattutto serve prima attaccare il concetto stesso di sovranità. Ed ecco che “populismo” e “sovranismo” passano sui grandi media come concetti “fascisti” (o giù di lì). Di abbattere il voto eguale se ne è iniziato a discutere dopo il referendum sulla Brexit del 23 giugno 2016, dove qualcuno aveva parlato addirittura di “voto ponderato“, cioè – per dirla breve – se sei laureato, giovane ed hai un lavoro vali 1, se hai più di 80 anni, pensionato e con la terza media vali circa 1/4. Più o meno funzionava così e lo propose, se non ricordo male, un professore universitario.

Poi se ne è parlato poco, di tanto in tanto, infatti nessuno ha mai preso la cosa sul serio. Anche perché – in un mondo normale – una cosa del genere non sarebbe neppure da prendere in considerazione. In un mondo normale.

Pochi giorni fa arriva però il sermone di Erri De Luca, scrittore napoletano di successo, che lancia la “sfida” dal palco del Salone del Libro di Torino (quelli che hanno buttato fuori un piccolo editore perché ritenuto “fascista”). Con la tipica simpatia partenopea, accompagnata dal famigliare e confortevole accento napoletano, De Luca dice – mi limito a sintetizzare – che una persona anziana non può decidere col suo voto il futuro dei giovani. Piazzata così, gli inconsapevoli possono pure abboccare. Ascoltate il video e vi renderete conto:

Poi arriva addirittura un lavoro realizzato da alcuni ragazzi  di un liceo di Milano, la cui notizia è stata data – con profonda ammirazione – da “Il Foglio“, il quotidiano “più europeista” di tutti. Un lavoro con il quale potrebbe essere proposto il “patentino civico per poter votare“, dove – tra i requisiti – il firmatario del pezzo, Antonio Gurrado, presume vi sia quello di “aver letto la Costituzione e magari averla capita“. Qui l’articolo apparso su “Il Foglio“: https://t.co/PV0D5I0qeh

Bene. Allora leggiamola questa benedetta Costituzione. L’art. 48 recita:

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”.

Se il secondo comma definisce il voto come personale, eguale (una testa, un voto), libero e segreto, l’ultimo comma chiarisce che “Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge“. In poche parole tutti gli elettori sono uguali, anche per effetto del principio di eguaglianza formale di cui all’art. 3 della Costituzione, la quale – stante a quanto previsto dal quarto comma dell’art. 48 – esclude categoricamente il voto ponderato o per censo.

Letta la Costituzione, il patentino civico per poter votare dovrebbe dunque prenderlo qualche giovane studente che non ha capito nulla, qualche suo insegnante e sicuramente più di un giornalista. E perché no, pure qualche scrittore di successo.

Nell’articolo apparso su “Il Foglio” si parla dunque di una “proposta per reintrodurre il suffragio ristretto, vanto d’Italia da Cavour a Giolitti“. Chi mai lo avrebbe detto che saremmo arrivati a questo punto. Siete quindi proprio sicuri che siano Salvini e i “sovranisti” a mettere in pericolo la libertà e la democrazia? Fossi in voi qualche domanda in più me la farei. Cercate il neofascismo tra la fauna della sinistra global e “piùeuropeista“, magari è lì che troverete delle risposte concrete.

Avv. Giuseppe Palma

§§§

(di Paolo Becchi e Giuseppe Palma: “Europa, quo vadis? La sfida sovranista alle elezioni europee“, prefazione di Antonio Maria Rinaldi, Paesi edizioni, aprile 2019: https://www.amazon.it/Europa-vadis-sovranista-elezioni-europee/dp/8885939104/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=europa+quo+vadis&qid=1558361283&s=books&sr=1-1)

(di Paolo Becchi e Giuseppe Palma: “Dalla Seconda alla Terza Repubblica. Come nasce il governo Lega-M5S“, prefazione di Matteo Salvini, Paesi edizioni, luglio 2018: https://www.amazon.it/Dalla-Seconda-Repubblica-governo-Lega-M5S/dp/8885939074/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=dalla+seconda+alla+terza+repubblica&qid=1558367192&s=books&sr=1-1-spell)

 

 


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