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I duri controlli cinesi mettono in difficoltà l’export tedesco

la Cina impone controlli alle persone così duri che disincentivano l’export tedesco

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I tedeschi pensavano che la Cina fosse il Bengodi,  ma ora iniziano a ripensarci. Pechino ha inasprito i suoi requisiti di ingresso dall’inizio dell’anno nella pandemia della corona i rendendo difficile, se non quasi impossibile, l’accesso dei tecnici industriali tedeschi per il montaggio e la manutenzione dei macchinari.

Le conseguenze sono semplici: i clienti cinesi posticipano i pagamenti, i costruttori di macchine tedeschi rimangono indietro sugli ordini, e spesso i macchinari non sono venduti come ha rivelato un sondaggio VDMA, associazione delle aziende meccaniche,  sulle  aziende associate.

Ad esempio la Erbatech GmbH  che vende macchine per il finissaggio a umido dei tessuti non possono essere installate e messe in funzione presso il cliente perchè il personale non può viaggiare e montare gli impianti.  Non solo i concorrenti  cinesi stanno utilizzando il” blocco  per portare via  quote di mercato proprio per la mancanza di personale per l’assistenza ed il montaggio.

In linea di principio, una quarantena di due settimane si applica dopo l’ingresso nel paese. Se i dipendenti si recano in un’altra regione, secondo il VDMA, potrebbe esserci un’altra quarantena di una o due settimane. Questo rende veramente difficile la programmazione delle diverse attività. Inoltre ora la quarantena avviene spesso in alberghi con camere piccole buie , senza il ricambio della biancheria ed in condizioni igienicamente inadeguate.

“I viaggiatori stranieri devono ricevere una sistemazione in Cina che soddisfi almeno i requisiti di base per gli standard igienici. Dato il gran numero di eccellenti hotel in loco, questo non dovrebbe essere un problema “, ha chiesto Ackermann. La VDMA si è rivolta all’ambasciatore cinese a Berlino riguardo al problema.

Sono 1100 i tecnici tedeschi che lavorano in  Cina e senza la loro opera il “Made in Germany” diventa  molto difficile da vendere. L’anno scorso sono state vendute 18,1 miliardi di euro di macchinari, soprattutto provenienti da medie aziende. Tutte vendite a rischio

 

 


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