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I casi “Banestado” e “Car wash”. Come la corruzione della politica di destra e sinistra ha distrutto la sovranità del Brasile

 

Vi proponiamo un estratto dell’articolo di Pepe Escobar per The Stategic Colture Foundation, nel quale si mostra come una cultura della corruzione condivisa da destra e sinistra possa distruggere la libertà e la ricchezza di un paese ricco come il Brasile. Fatte le debite proporzioni potete applicarlo all’Italia, e meriterebbe una vera magistratura che facesse delle indagini su certi “Investimenti esteri”, come varrebbe la pena indagare sui legami fra le alte magistrature ed i poteri economici. Vale la pena di leggerlo. 

 

Nascita dei flussi corruttivi

Nel lontano 1969, la Banca centrale brasiliana  crea quello che è stato descritto come  “Conto CC5”, un  conto per spostamenti diretti di denaro in valuta dal Brasile all’estero,  per facilitare le società e i dirigenti stranieri a trasferire legalmente beni in patria. Per molti anni il flusso di cassa in questi conti non è stato significativo. Poi tutto è cambiato negli anni ’90 – con l’emergere di una racchetta criminale massiccia e complessa incentrata sul riciclaggio di denaro.

L’inchiesta originale sul Banestado è iniziata nel 1997. Il procuratore federale Celso Tres è rimasto sbalordito nel constatare che dal 1991 al 1996 non meno di $ 124 miliardi in valuta brasiliana sono stati trasferiti all’estero. Tra il 1991 e il 2002 si è registrato un enorme aumento a $ 219 miliardi, collocando Banestado come uno dei più grandi sistemi di riciclaggio di denaro nella storia dell’umanità.

Il rapporto di Tres ha portato a un’indagine federale focalizzata a Foz do Iguacu, nel sud del Brasile, situata strategicamente proprio al confine tra Brasile, Argentina e Paraguay, dove le banche locali stavano riciclando enormi quantità di fondi attraverso i loro conti CC5. Le famose cascate dell’Iguacu segnano proprio il confine fra questi stati.

Il sistema era il seguente, per riciclare il denaro. Chi doveva riciclare dollari di provenienza illegittima agiva tramite il sistema CC5 attivato attraverso una molteplicità di conti  principalmente intestati a teste di legno o società fittizie, il tutto attraverso la complicità del   Banco do Estado do Parana a Foz do Iguacu, da cui il nome Banestado.

Le indagini federali brasiliane non portarono a nulla fino al 2001, quando il sovrintendente della polizia Castilho accertò che la maggior parte dei fondi stava effettivamente giungendo nei conti della filiale Banestado di New York, e nel   gennaio 2002 si recò in quella città per terminare le indagini con le necessarie rogatorie internazionali.

Attraverso un ordine del tribunale, Castilho e il suo team esaminarono 137 conti presso  il Banestado New York, monitorando $ 14,9 miliardi. In parecchi casi, i beneficiari avevano lo stesso nome di politici brasiliani in carica al Congresso, di ministri del gabinetto e persino di ex presidenti.

Dopo un mese a New York, Castilho tornò in Brasile con un grosso rapporto di 400 pagine. Eppure, nonostante le prove schiaccianti,l’indagine fu abbandonata e lui sospeso per un anno. Però quando il nuovo governo di Lula prese il potere all’inizio del 2003, Castilho tornò in servizio.

Nell’aprile 2003, Castilho identificò un conto presso la  Chase Manhattan particolarmente interessante chiamato “Tucano” – il soprannome del partito PSDB guidato dall’ex presidente Fernando Henrique Cardoso, che era al potere prima di Lula e teneva sempre stretti legami con le macchine politiche di Clinton e Blair .

Castilho è stato determinante nella creazione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Banestado., ma ancora una volta le indagini non portarono a nulla, e la maggior parte delle società patteggiò degli accordi fiscali con lo stato centrale brasiliano, concludendo i contenziosi ed annullando così i casi.

Banestado incontra Car Wash
In breve, i due maggiori partiti politici – il neoliberista PSDB di Cardoso e il Partito dei lavoratori di Lula – che non aveva mai realmente affrontato i giochi di potere e di ricchezza delle élitè brasiliane , hanno tramato per nascondere le ruberie a delle indagini più attente. Inoltre Lula, arrivando subito dopo Cardoso, e ben cosciente della corruzione del suo predecessore, non ha mai voluto realmente indagare su di lui ed anche su una serie di privatizzazioni ladronesche messe in atto dal suo governo (qui il parallelismo con l’Italia è evidente…).

I pubblici ministeri di New York, su rogatoria brasiliana,  hanno diligentemente  predisposto una lista di prove sul  Banestado per Castilho, contenente tutta la parte penalmente succosa. Il documento comprendeva  l’intero  programma di riciclaggio di denaro, con

(i) fondi rimossi illegalmente dal Brasile per la prima volta utilizzando i conti CC5,

(ii) passaggio  attraverso le filiali di New York delle banche brasiliane coinvolte,

(iii) trasferimento a  conti bancari offshore e trust in paradisi fiscali (ad esempio, Cayman, Jersey, Svizzera) e infine

(iv) rientro in Brasile tramite “Investimento estero” completamente ripulito.  per l’effettivo utilizzo e godimento dei beneficiari finali.

Ma poi il ministro della Giustizia brasiliano Marcio Thomaz Bastos, nominato da Lula, ha risolto lo scandalo impedendo a Castilho di riportare in Brasile il corpus complessivo delle prove!

Mentre Castilho non ha mai ottenuto questo documento importantissimo, almeno due membri del Congresso brasiliani, due senatori, e due pubblici ministeri federali – che in seguito sarebbero diventati famosi come “star” dell’indagine di Car Wash, lo hanno ottenuto. Si tratta di  Vladimir Aras e Carlos Fernando dos Santos Lima, ma    il documento – chiamanto il  “Bodybag” – non ha mai avuto conseguenze in procedimenti penali e questo è uno dei misteri del Brasile.

Nel frattempo, ci sono rapporti “non confermati” , ma da diverse fonti,  che il documento in oggetto sia stato usato per estorcere denaro alle persone nell’elenco  le persone, per lo più miliardari.

Non è ancora finita: uno scandalo aggiuntivo dalla sfera giudiziaria deriva dal fatto che il giudice provinciale incaricato di seppellire il caso Banestado non era altro che Sergio Moro, una specie di Elliot Ness egoista che nel successivo  decennio avrebbe raggiunto lo status di eroe  come capo di tutti I capi della massiccia indagine “Car wash” e il successivo ministro della giustizia sotto Bolsonaro. Moro ora ha  rassegnato le dimissioni ed è di fatto già una campagna per ke presidenziali del 2022.

Qui giunge  la connessione tossica Banestado-Car Wash. Considerando ciò che è già di dominio pubblico sul modus operandi di Moro su Car Wash, dove alterava i nomi nei documenti con l’obiettivo unico di mandare Lula in prigione, ora bisognerebbe  dimostrare come Moro “Abbia venduto” la non autorizzazione a procedere relativa a Banestado . Con la scusante che “Bodybag” non era in nessun procedimento penale in Brasile lui ha chiuso il caso senza indagini ulteriori!

Mentre ci immergiamo in dettagli atroci, Banestado assomiglia sempre di più al filo di Arianna che potrebbe rivelare l’inizio della fine della sovranità del Brasile

Il Re del dollaro del mercato nero
Castilho, in un epico podcast, ha messo tutti in allarme quando fece riferimento a $ 17 milioni che erano transitati nella filiale Banestado a New York e poi erano stati inviati in diverse località deò in Pakistan, il tutto venuto alla luce solo pochi mesi dopo l’11 settembre 2001.

Questa è la prima volta che tali informazioni emergono – e le conseguenze possono essere esplosive. Stiamo parlando di fondi spochi, probabilmente da operazioni di droga e armi, che partono dall’area del  Triplo Confine – Brasile, Argentina, Paraguay – che storicamente è un sito di spicco per operazioni nere della CIA e del Mossad.

Il finanziamento potrebbe essere stato fornito dal cosiddetto King of The Black Market Dollars, Dario Messer, tramite conti CC5. Non è un segreto che gli operatori del mercato nero al Tri-Border (Paraguay, Brasile, Argentina) siano tutti collegati al traffico di cocaina attraverso il Paraguay – e anche agli evangelici. Questa è la base di ciò che Maya, Leirner e io abbiamo già descritto come “Cocaina Evangelista”.

Messer è un ingranaggio indispensabile nel meccanismo di riciclaggio integrato nel traffico di droga. Il denaro viaggia verso i paradisi fiscali sotto la protezione internazionale ed  è debitamente riciclato per risorge gloriosamente a Wall Street e alla City di Londra, con un bonus extra degli Stati Uniti che alleggerisce parte del suo deficit delle partite correnti. Ecco da dove viene  la “esuberanza irrazionale” di Wall Street.

Ciò che conta davvero è la libera circolazione della cocaina – perché nascosta nello strano carico di soia, qualcosa che ha il vantaggio extra di garantire il benessere delle aziende agricole e che è un’immagine speculare della reti nascoste  per l’eroina della CIA in Afghanistan.

Soprattutto, politicamente, Messer è il famigerato anello mancante per giudicare Moro. Anche il principale quotidiano O Globo è stato costretto ad ammettere, lo scorso novembre, che le oscure attività di Messer sono state “monitorate” senza sosta per due decenni da diverse agenzie statunitensi di Asuncion e Ciudad del Este in Paraguay. Moro da parte sua è una risorsa per due diverse agenzie statunitensi – FBI e CIA – oltre al Dipartimento di Giustizia.

Messer potrebbe essere il bandolo della matassa di questa trama contorta, insieme ai documenti e le prove conservate in Svizzera. Fra questi ci sono  i documenti ufficiali originali presentati dal colosso delle costruzioni Odebrecht alle indagini “Car wash” poi chiaramente  “manipolati”, “presumibilmente” dalla società stessa, e, “forse”, in collusione con (allora) il giudice Moro e la procura guidata da Deltan Dallagnol. Forse non solo per accusare falsamente Lula, ma soprattutto per tutelare il nome di personaggi che era meglio non risultassero nei documenti ufficiali, presumibilmente lo stesso Messner (sostenuto dagli Stati Uniti).

Il primo grave impatto politico dopo le fughe di notizie su  Banestado è che gli avvocati di Lula, Cristiano e Valeska Zanin, hanno finalmente chiesto ufficialmente alle autorità svizzere di consegnare gli originali dei documenti in questione.

A proposito, il governatore Requiao era l’unico politico brasiliano a chiedere pubblicamente a Lula, a febbraio, di cercare i documenti in Svizzera. Non sorprende che Requiao sia stato il primo personaggio pubblico in Brasile a chiedere ora a Lula di rendere pubblici tutti questi contenuti una volta che l’ex presidente se ne accorgerà.

La lista reale, non adulterata di Odebrecht, delle persone coinvolte nella corruzione è piena zeppa di grandi nomi, inclusi tutti i nomi dell’elite giudiziaria. Di fronte alle due versioni contrastanti, gli avvocati di Lula potrebbero finalmente essere in grado di dimostrare la falsificazione di “prove” che hanno portato al carcere di Lula ma anche, tra gli altri sviluppi, l’esilio dell’ex presidente dell’Ecuador Rafael Correa, la prigione del suo vicepresidente, Jorge Glas , la prigionia dell’ex presidente del Perù Ollanta Humala e sua moglie e, soprattutto, il suicidio dell’ex due volte presidente del Perù Alan Garcia.

Il Patriot Act brasiliano
La grande questione politica ora non è scoprire il maestro manipolatore che seppellì lo scandalo Banestado due decenni fa. Come l’antropologo Leirner ha spiegato in dettaglio, ciò che conta è che la perdita dei conti del CC5 colpisca in pieno il meccanismo della corrotta borghesia brasiliana,  che, con l’aiuto dei loro partner politici e giudiziari – nazionali e stranieri – si è solidificata in una classe di redditieri spregiudicati ed al di sopra della legge.

Le fughe di notizie su Banestado e i conti del CC5 dovrebbero essere visti come un’apertura politica vero  Lula ormai  in rovina. Questa è una guerra totale (ibrida) – e non si può tornare indietro. Il progetto geopolitico e geoeconomico di distruggere la sovranità brasiliana e trasformarla in una sotto-colonia dell’impero capitalistico USA sta vincendo, senza dubbio.

Per caipre quanto sia pericolosa la fuga di notizia su Banestado dobbiamo notare come sia stata circondata da un silenzio assordante perfino negli ambienti progressisti. I media mainstream, per i quali il giudice Moro è intoccabile, nella migliore delle ipotesi la chiamano “vecchia storia”, “fake news” e persino “bufala”.

Lula sta affrontando una decisione fatale. Con l’accesso a nomi finora oscurati da Car Wash, potrebbe essere in grado di scatenare una bomba a neutroni ed eseguire un reset di tutto il gioco – esponendo un’eruzione di giudici della Corte Suprema collegati a Car Wash, procuratori, procuratori distrettuali, giornalisti e persino Generali che hanno ricevuto fondi da Odebrecht all’estero. Per non parlare di riportare in prima linea Il “Re” del dollaro in nero, che controlla il destino di Moro. Ciò significa che punta direttamente un dito verso il Deep State degli Stati Uniti. Non è una decisione facile da prendere.

Le ricadute sono però anche di carattere macroeconomico. Ora è chiaro che i creditori dello stato brasiliano erano, in origine, debitori. Di fronte a conti diversi è possibile quadrare il cerchio sul leggendario “squilibrio fiscale” del Brasile, piaga che  viene sollevata, sempre, con l’intento di svendere le attività dello stato brasiliano “malato”. Il ministro delle finanze Paulo Guedes, fan di Milton Friedman, ha già avvertito che continuerà a vendere aziende statali come se non ci fosse un domani.

Il piano B di Lula sarebbe quello di concludere una sorta di accordo che seppellisca  l’intero dossier – proprio come l’indagine Banestado originale fu sepolta due decenni fa – per preservare la leadership del Partito dei Lavoratori come opposizione domestica e senza toccare l’essenziale problema: come Guedes sta vendendo il Brasile.

Questa sarebbe la linea favorita da Fernando Haddad, che ha perso le elezioni presidenziali a Bolsonaro nel 2018: una sorta di brasiliano Bachelet (ex presidente del Cile), un vergognoso neoliberista che sacrifica tutto per avere ancora un altro colpo al potere probabilmente nel 2026.

Se il piano B dovesse accadere, galvanizzerebbe l’ira dei sindacati e dei movimenti sociali: le classi lavoratrici brasiliane in carne e ossa che vengono  decimate dal neoliberismo sugli steroidi e dalla collusione tossica della versione brasiliana ispirata dagli Stati Uniti del  Patriot Act con gli incroci fra militari ed “Evangelisti della cocaina”.

E tutto ciò dopo che Washington – con successo – ha quasi distrutto il campione nazionale Petrobras, un obiettivo iniziale di spionaggio della NSA. Zanin, avvocato di Lula, aggiunge anche – forse troppo tardi – che la “cooperazione informale” tra Washington e l’autolavaggio era in realtà illegale.

Cosa farà Lula?
Allo stato attuale, come sviluppo per i “Leaks” di Banestado, è stata raccolta una prima “lista VIP” di persone coinvolt. Comprende l’attuale presidente del Supremo tribunale elettorale, che funge anche da giudice della Corte suprema, Luis Roberto Barroso, banchieri, magnati dei media e industriali. Il procuratore del Car Wash Deltan Dallagnol sembra essere molto vicino alla neoliberale Corte Suprema della Corte in questione.

L’elenco VIP dovrebbe essere letto come la tabella di marcia per le pratiche di riciclaggio di denaro dello 0,01% del popolo brasiliano – approssimativamente stimato in 20.000 famiglie che possiedono il debito interno brasiliano di quasi un trilione di dollari. Gran parte di questi fondi era stata riciclata in Brasile come “investimento estero” attraverso il sistema CC5 negli anni ’90. Ed è esattamente così che è esploso il debito interno del Brasile.

Ancora nessuno sa dove sia effettivamente atterrato il torrente di denaro ingannevole abilitato da Banestado, in dettaglio. La “sacca per il corpo” non fu mai formalmente riconosciuta per essere stata riportata da New York e non si fece mai strada nei procedimenti penali. Tuttavia il riciclaggio di denaro è ancora in corso – e quindi non si applica il termine di prescrizione – quindi qualcuno, qualcuno dovrebbe essere gettato nella baraonda. Non sembra che accadrà presto, difficile.

Nel frattempo, reso possibile dagli Stati Uniti Deep State, dalle finanze transnazionali e dalle élite locali di compradore, alcune in uniforme, altre in vesti, il colpo di guerra ibrida al rallentatore contro il Brasile continua a vacillare.

E giorno dopo giorno si avvicina sempre più al dominio dello spettro completo.

Il che ci porta alla chiave, ultima domanda: cosa farà Lula al riguardo?


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