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Il gelo storico paralizza gli USA e fa impennare i prezzi del gas a livelli record

Un’ondata di gelo storico paralizza gli USA: il vortice polare crolla e le temperature crollano a -40°C. I prezzi del gas naturale volano del 65% tra i timori di blackout e gasdotti congelati. Il punto della situazione sui mercati e l’impatto economico.

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Quando la meteorologia decide di scrivere la storia economica, i grafici finanziari si adeguano di conseguenza. Nelle ultime ore, gli Stati Uniti si stanno preparando ad affrontare una tempesta invernale di proporzioni storiche, un evento che non si vedeva, per intensità e diffusione, dal gennaio del 1985. Questa ondata di gelo artico non sta solo minacciando la sicurezza dei cittadini, ma sta scuotendo violentemente i mercati energetici.

I futures sul gas naturale statunitense hanno superato la soglia psicologica dei 5,15 dollari per MMBtu (Million British Thermal Units), recuperando con forza da un precedente calo del 3%. Il dato che più impressiona gli analisti è l’incremento settimanale: stiamo assistendo al più grande guadagno settimanale mai registrato, con un rialzo superiore al 65% dall’inizio della settimana. Il mercato prezza la paura, e la paura, in questo caso, è fatta di ghiaccio. Ecco il realtivo grafico che, per curiosità, è ancora in crescita:

Il mix letale: vortice polare e fiumi atmosferici

La causa tecnica di questa impennata è da ricercarsi nella distruzione del vortice polare stratosferico, evento scatenato nelle settimane precedenti nel Pacifico occidentale. Questo ha permesso la formazione di immense “pozze di freddo” sul Canada, con temperature che sfiorano i -40°C sia in superficie che a media quota.

Temperature polari attese negli USA

La situazione si complica per l’interazione con un “fiume atmosferico” carico di umidità proveniente dal Pacifico subtropicale e dal Golfo del Messico. Quando questa aria umida e relativamente calda scivola sopra lo strato di aria artica densa e gelida al suolo, il risultato è disastroso:

  • Precipitazioni congelantesi: Pioggia che gela al contatto con le superfici, creando strati di ghiaccio pesanti e distruttivi.

  • Danni infrastrutturali: Il National Weather Service prevede accumuli di ghiaccio da 0,6 a 1,2 cm in Texas, e fino a 2,5 cm tra Louisiana e Mississippi.

  • Minaccia per il Sud-Est: L’aria fredda incanalata dai monti Appalachi pone persino Atlanta a rischio di un significativo evento di ghiaccio.

L’impatto sulle scorte e sulla produzione

Ci troviamo di fronte a un classico, ma violento, shock di offerta unito a un picco della domanda anelastica. Con temperature previste di -15°C a Dallas, la domanda per il riscaldamento schizza alle stelle. Tuttavia, il vero problema risiede nelle infrastrutture produttive del Sud, non progettate per simili condizioni.

Ci si attende che il vortice polare si estenda con lobi di temperature estremamente basse anche verso il sud degli USA; in aree normalmente non toccate da questi fenomeni e i cui sistemi energetici sono impreparati  a far fronte a queste situazioni.  Le infrstrutture di produzione dell’energia e del Gas Naturale, non predisposte per queste situazioni, come accade invece in Siberia o in Canada, si possono gelare, interrompendo la generazione e la distribuzione dell’energia. Un disastro per un paese dove il riscaldamento è soprattutto elettrico. 

Il gelo sta sollevando seri timori sulla formazione di ghiaccio nei gasdotti (il cosiddetto “freeze-off”), un fenomeno che blocca fisicamente l’estrazione e il trasporto del metano, tagliando l’offerta proprio quando serve di più.

Ecco un quadro della situazione delle scorte americane secondo gli ultimi dati disponibili:

IndicatoreValore AttualeVariazioneStato rispetto alla media a 5 anni
Scorte Totali (Bcf)3.065.000-120.000+6,1%
Prezzo Gas (MMBtu)$5,15+65% (settimanale)Ai massimi di periodo

Il prelievo di 120 miliardi di piedi cubi registrato la scorsa settimana è stato superiore alle attese, ma le scorte restano ancora sopra la media quinquennale. Gli analisti, tuttavia, si aspettano che il prossimo report mostri un calo ancora più drammatico.

L’allarme lanciato dai meteorologi non è un’esagerazione mediatica, ma una seria minaccia per la tenuta della rete elettrica (ERCOT in Texas in primis). Prepararsi a prolungati blackout con temperature sotto lo zero è ormai un imperativo. La natura, ancora una volta, ci ricorda che possiamo costruire i modelli econometrici più sofisticati, ma basta un colpo di coda del vortice polare per rimettere tutto in discussione. Per molti negli USA il prossimo weekend rischia di essere veramente gelido, anche a livello mortale.


Domande e risposte

Questo aumento del gas negli USA avrà ripercussioni immediate sulle bollette europee e italiane?

I mercati del gas (Henry Hub per gli USA e TTF per l’Europa) sono sempre più interconnessi grazie all’esportazione di Gas Naturale Liquefatto (GNL). Se i porti di esportazione USA nel Golfo del Messico dovessero bloccarsi a causa del gelo, l’offerta globale si ridurrebbe. Tuttavia, l’Europa al momento gode di scorte elevate e di un inverno mite, ma un blocco prolungato americano si rifletterebbe quasi certamente in un rialzo speculativo anche sui mercati europei nel medio periodo.

Perché i gasdotti nel sud degli Stati Uniti si congelano, mentre in Russia o Canada no?

È una questione di ingegneria dei costi ed efficienza marginale. In Canada o in Siberia le infrastrutture estrattive sono pesantemente coibentate e le condutture sono interrate a profondità maggiori, sotto la linea del gelo. In Texas e nel Sud, dove le temperature invernali sono storicamente miti, gli impianti sono in gran parte all’aperto e non isolati termicamente. Investire in coibentazione per eventi che capitano ogni 40 anni è stato finora considerato antieconomico dai produttori.

La rete elettrica del Texas rischia un collasso simile a quello drammatico del 2021?

Il rischio è reale, sebbene la ERCOT (il gestore della rete texana) affermi di aver migliorato la “winterizzazione” delle centrali dopo il disastro della tempesta Uri del 2021. Il problema attuale è il picco estremo della domanda combinato con il potenziale congelamento delle turbine eoliche e dei pozzi di gas che alimentano le centrali termoelettriche. Se l’offerta crolla mentre milioni di termostati si accendono contemporaneamente per sopravvivere, i blackout programmati per salvare la rete diverranno inevitabili.

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