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Hyundai e la rivoluzione di Atlas: tra l’entusiasmo della “Physical AI” e le barricate dei sindacati

Hyundai avvia i test dei robot umanoidi Atlas negli USA: entro il 2028 ne arriveranno 30.000 l’anno. Ma in Corea i sindacati dichiarano guerra all’automazione selvaggia: “Nessun robot senza accordo”

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Il futuro dell’automotive non corre più solo su quattro ruote, ma cammina su due gambe meccaniche. La Hyundai Motor Group ha ufficialmente rotto gli indugi, avviando i test operativi per l’integrazione di robot umanoidi nelle proprie linee di produzione negli Stati Uniti. Protagonista indiscusso di questa transizione è Atlas, il celebre robot sviluppato da Boston Dynamics (sussidiaria del gruppo coreano), che dopo anni di video virali e capriole in laboratorio è pronto a indossare la “tuta da operaio” presso la Metaplant America in Georgia.

Questa mossa non è solo un esperimento tecnologico, ma il pilastro di una visione industriale che Hyundai definisce “Physical AI”. L’obiettivo è trasformare le fabbriche da semplici centri di assemblaggio meccanico a ecosistemi software-definiti (SDF – Software-Defined Factories), dove l’intelligenza artificiale non si limita a elaborare dati, ma agisce fisicamente nello spazio, collaborando con gli esseri umani.

Il robot ATLAS

La tabella di marcia: dal sorting all’assemblaggio complesso

I test di “proof-of-concept”, iniziati alla fine dello scorso anno, servono a raccogliere dati critici sulle prestazioni in ambienti reali. Tuttavia, la strategia a lungo termine è già tracciata con precisione millimetrica. Hyundai prevede di implementare una piattaforma scalabile capace di gestire fino a 30.000 umanoidi all’anno entro il 2028.

L’introduzione di Atlas avverrà per gradi, seguendo una logica di crescente complessità:

PeriodoMansioni PrevisteObiettivo Tecnologico
2024 – 2027Test e raccolta dati (Georgia, USA)Validazione delle performance e controllo AI
2028Smistamento dei componenti (Parts sorting)Integrazione nelle Software-Defined Factories
2030Assemblaggio complesso e carichi pesantiPiena autonomia operativa e “Physical AI”

L’Atlas presentato al CES 2026 non è più un prototipo da ricerca. Con 56 gradi di libertà e una capacità di sollevamento di circa 50 kg, è progettato per gestire compiti ad alto rischio e ripetitivi, operando in condizioni climatiche che variano dai -20°C ai +40°C. Per alimentare questo “cervello” collettivo, Hyundai ha già opzionato 50.000 GPU Nvidia Blackwell, confermando che la sfida della produzione moderna si vince più con la potenza di calcolo che con la sola forza idraulica.

Robot Atalas da Boston Dynamics

Le barricate di Seul: il fattore umano e lo scontro sindacale

Se a Las Vegas e in Georgia si brinda all’innovazione, a Seul l’atmosfera è decisamente più cupa. Il sindacato coreano della Hyundai (KMWU), noto per la sua combattività, ha alzato un muro contro l’avanzata degli umanoidi. La preoccupazione non è legata alla tecnologia in sé, ma alla tenuta occupazionale.

I rappresentanti dei lavoratori sono stati categorici: “Non sarà permesso l’ingresso di un singolo robot nei luoghi di lavoro senza un accordo formale tra sindacato e direzione”. La paura è che l’automazione spinta, mirata a ridurre drasticamente i costi del lavoro, provochi uno “shock occupazionale” senza precedenti.

L’analisi dei costi, del resto, sembra dare ragione ai timori sindacali. Il mantenimento annuale di un’unità Atlas è stimato intorno ai 9.500 dollari, una cifra irrisoria rispetto allo stipendio e ai contributi di un operaio specializzato in Corea o negli Stati Uniti. I sindacati accusano il management di utilizzare la tecnologia come scusa per massimizzare i profitti a scapito della forza lavoro, denunciando inoltre come il massiccio investimento negli USA (la fabbrica in Georgia punta a 500.000 veicoli l’anno entro il 2028) stia già drenando risorse e sicurezza dai siti produttivi domestici.

Crescita high-tech o disoccupazione tecnologica?

La posizione di Hyundai riflette la classica economico-tecnologica riveduta in chiave moderna: l’investimento in capitale fisso (i robot) può generare efficienza, ma rischia di deprimere la domanda aggregata se non accompagnato da una redistribuzione o da una riconversione professionale della manodopera. Il management risponde parlando di “Robotica centrata sull’uomo”, suggerendo che gli umanoidi si faranno carico dei lavori più usuranti e pericolosi, lasciando agli umani il controllo dei sistemi complessi.

Tuttavia, il nodo politico resta: come gestire la transizione verso le Software-Defined Vehicles e le fabbriche automatizzate senza scatenare un conflitto sociale permanente? Hyundai si trova in una posizione delicata. Da un lato deve correre per competere con i produttori cinesi e con l’efficienza di Tesla, dall’altro deve gestire un corpo sociale interno che non accetta di essere sostituito da un algoritmo con le gambe.

In un contesto già reso difficile dai dazi statunitensi — che sono costati al gruppo circa 4.100 miliardi di won (circa 2,8 miliardi di euro) — la pace sindacale diventa un asset strategico tanto quanto le GPU di Nvidia. La rivoluzione di Atlas è iniziata, ma la vera sfida sarà convincere gli operai in carne e ossa che il futuro ha ancora bisogno di loro.

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