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Hong Kong e Singapore: una sfida fra due tigri asiatiche

 

Tigri asiatiche: quattro per la precisione, visto che assieme a Hong Kong e Singapore ci sono anche Taiwan e Corea del Sud. Quattro tigri che hanno rappresentato per tutti coloro che studiano economia o che si occupano di questioni economiche, uno dei case study di maggior successo per quanto riguarda la crescita di uno Stato.

La storia dei quattro piccoli paesi asiatici e di Hong Kong e Singapore in particolare risale agli anni Cinquanta del Novecento, quando nessuno di loro possedeva né un consistente numero di occupati che potessero migrare dal settore primario a quello secondario, né terre coltivabili in abbondanza. Sono proprio questi fattori, come ogni appassionato di economia sa, ad aver determinato lo sviluppo economico dei paesi occidentali ed è per questa ragione che tanto ha stupito il miracolo economico dei quattro paesi asiatici.

Uno sviluppo inarrestabile che ha visto lievitare i tassi di crescita medi annui del PIL dal 7,2% tra il 1965 e il 1980 per arrivare ad un 10,3% nel quinquennio 1990-1995. All’epoca la formula vincente fu un mix tra liberismo classico, market friendly e una politica di stato per lo sviluppo. Da un lato dunque – come testimonia lo studio della Banca Mondiale pubblicato nel 1993 dal titolo inequivocabile “The East Asian Miracle” – liberalizzazioni, assenza di sussidi e rinuncia alla sopravvalutazione del tasso di cambio, dall’altro il sostegno da parte del governo alle imprese tanto che come per il caso di Singapore era lo Stato stesso a provvedere alle abitazioni degli operai. La scelta da parte del governo di mantenere bassi i tetti salariali con un conseguente abbassamento del costo del lavoro ha portato i quattro paesi a fronteggiare da una posizione di estrema competitività i mercati internazionali favorendo l’aumento delle esportazioni. A questo si aggiungono una manodopera specializzata e un know-how tecnologico che nell’arco di cinquant’anni hanno portato a una crescita imponente del settore terziario di Hong Kong e Singapore tanto da essere diventati oggi due dei centri finanziari più importanti del globo.

Nonostante questo retroterra comune, le economie di Singapore e Hong Kong hanno seguito e stanno seguendo percorsi diversi sulla base di ragioni sia storiche che geografiche.

La posizione di Singapore sullo stretto di Malacca ne ha fatto da secoli uno dei principali centri di scambio merci del mondo ed è proprio da qui che ogni anno passa oltre il 40% del commercio marittimo a livello globale. Dal 2011 la città stato si è impegnata a ridurre la sperequazione con un rilancio della produttività che ha surclassato quello delle economie più forti come Paesi Scandinavi, Stati Uniti e Giappone con un aumento del 30% tanto che Singapore è riuscita in soli venti anni (1997-2017) a triplicare il suo prodotto interno lordo, passando da 100 a 297 miliardi di dollari.

Lo stesso rapporto sulla competitività globale 2017-2018 del Forum economico mondiale conferma la crescita economica del Paese che si posiziona in terza posizione a livello mondiale dopo Stati Uniti e Svizzera, non lontano troviamo, in sesta posizione, Hong Kong, l’altro grande protagonista della scena economica asiatica.

In questo caso la politica economica di Hong Kong si è legata a partire dal 1992 a quella della Cina, visto che pur mantenendo una propria amministrazione speciale, sia economica che politica, la città stato ha indiscutibilmente il vantaggio di trovarsi vicina alla Mainland China e godere dunque dei vantaggi in termini di import ed export determinati dalla sua posizione.

A questo si aggiunge il progetto di una Free Trade Zone sul Delta del Fiume delle perle che conta una delle maggiori concentrazioni di industrie manifatturiere a livello mondiale. Non è un caso che proprio in quest’area sia stato ultimato da pochi mesi uno dei progetti ingegneristici più ambiziosi del mondo, un ponte di oltre cinquanta chilometri che collegherà Hong Kong a Macao, via Zuhan, in Cina. Si tratta di un’impresa spettacolare non solo dal punto di vista ingegneristico, ma anche e soprattutto da quello economico. L’infrastruttura renderà più rapido ed efficiente lo spostamento di merci e persone, incoraggiando la diversificazione della sua economia basata sui casinò che Macao ha intrapreso in questi ultimi anni, puntando non solo sul mercato legato alle sale da gioco, ma anche sul turismo e sul settore manifatturiero.

Il vantaggio di trovarsi in un’area di così ampio e diversificato sviluppo con partner come la stessa Macao e la Mainland China danno ad un Hong Kong un tremendo vantaggio in termini di competizione rispetto a Singapore; vantaggio dimostrato anche da una prospettiva in termini di crescita prevista per l’anno corrente tra il 3% e il 4%, rispetto al 2,5% di Singapore.

Più che di sfida, comunque, dovremmo parlare di sinergia e vedere nella crescita dei due paesi una possibilità di sviluppo per l’intera area. Questo almeno stando alle parole di Jacky Foo, console generale di Singapore ad Hong Kong, che ha impiegato una metafora per rappresentare le due economie: due motori che lavorano insieme per un unico traguardo.


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